Quella «concimaia» sulla porta di casa

Il biodigestore rovinerà la splendida conca della Valle dei Laghi

A decidere la Provincia e il sindaco di Lasino

che però manderà la puzza verso le case del Comune confinante

 

 

Si chiama biodigestore e già il nome è brutto. Evoca un ventre che evacua rifiuti. Il progetto è di costruirlo - impianto di riciclo delle immondizie umide - fra Lasino e Calavino nella piccola Valle dei Laghi, meglio nota come «Valle del Vento», per l’Ora del Garda che si riversa - sistematicamente - fino al Lago di Toblino: e già la localizzazione è sbagliata. Lo vuole il sindaco di Lasino, che è anche vignaiolo, ma mette la «concimaia» sulla porta dei vicini: e già sorge il dubbio che voglia fare soprattutto un dispetto a Calavino, perché sembra difficile trovare altre spiegazioni. Certo si tirano in ballo le «energie alternative», ma non ha proprio senso. Perché questa «concimaia» tecnologica (la parola l’ha usata l’assessore provinciale Pacher, in un incontro con la popolazione: «State tranquilli, non puzzerà più di una concimaia») estesa però su un ettaro di terreno, dentro uno scatolone alto otto metri (lassù, in collina) coperta, ma dotata di un camino di 20 metri per evacuare i fumi e dirigerli - sul vento - verso i paesi vicini, dovrebbe sì sorgere sul Comune di Lasino, ma in un appezzamento che si incunea dentro Calavino. A duemila metri dalle case di Lasino - fanno i conti i residenti - ma a seicento da quelle di Calavino. Una soluzione «furba» (oggi è di moda essere furbi, anche a livello nazionale) ma sicuramente un po’ cialtrona. Se l’autonomia si riduce a farsi le scarpe fra paesi è meglio chiuderla in fretta.

 

Il «biodigestore», altro non è che un impianto di riciclaggio e smaltimento dei residui umidi della raccolta differenziata. Ma l’aspetto sgradevole, e politicamente sospetto, è che per raccogliere l’umido, farlo macerare, estrarne il gas metano (come si fa per le discariche) promettendo poi di usarlo come energia per l’illuminazione eccetera, si è scelto - in tutto il Trentino - il luogo meno indicato. Dimentichi del costosissimo fiasco puzzolente di Novaledo (l’impianto è diverso, ma il concetto è simile, perché anche lì, furbescamente, lo si era fatto al limite del paese, pensando di dirottare i cattivi odori verso Levico!) la dislocazione è stata individuata proprio nella piccola valletta di valico, dentro un paesaggio ricco di memorie romane e medievali, di grande valenza anche turistica. È giusto indignarsi (il Trentino sta smantellando la sua identità paesaggistica ad ogni livello) ma occorrerebbe scavare di più nelle scelte politiche: perché il biodigestore in un luogo tanto negativo? Solo perché c’è un sindaco disponibile? Solo perché la Provincia promette di allargare la strada di Ponte Oliveti, trasformandola in camionabile, aprendola al via-vai di tutte le immondizie umide delle Giudicarie (a queste servirà l’impianto) fin da Pinzolo e Condino, e di tutto il Basso Sarca? Così che la plaga, già segnata dall’inganno-truffa del cementificio diverrà praticamente invivibile?

L’impianto, infatti, non raccoglierà solo i rifiuti della Valle dei Laghi, ma quelli dei due maggiori comprensori del Trentino, C8 e C9, giù dal Limarò da una parte, su per Drena dall’altra (!) tutto nella piccola conca di Lasino, in conto Calavino. Per una scelta simile sarebbe stato certo necessario un confronto provinciale pubblico, una valutazione complessiva sulle aree più adeguate, vecchie cave abbandonate, zone remote, che non mancano nel pur fragile territorio trentino. Invece, come in tante altre occasioni (varianti, tangenziali di impatto, rotatorie), anche per il modo un po’ frettoloso con cui è stata presentata l’iniziativa, la scelta par quasi si sia svolta «a trattativa privata»: un sindaco «che ci sta» da una parte, gli uffici provinciali dall’altra.

 

La notizie del progetto è uscita allo scoperto l’anno scorso, ad una riunione di sindaci, con le solite notizie sommarie e rassicuranti: «Non ci sarà puzza». Poi, anche sull’onda della protesta di Novaledo la verità si è fatta strada, ed è nato un primo comitato «Per il Bene Comune» nella stessa Lasino (con tre consiglieri di maggioranza oltre ai cinque di opposizione a chiedere di riesaminarne e approfondirne la collocazione). È seguito un comitato con lo stesso nome, più deciso per il «no» a Calavino. Il sindaco di Lasino pare se la sia presa a male ed è deciso a proseguire per la sua strada. Mercoledì il consiglio comunale di Lasino esaminerà una mozione e una contromozione in proposito. Quelli di Calvino, naturalmente, non staranno zitti. Non possono lasciar distruggere l’impianto urbanistico e paesaggistico della zona, l’impronta che dà il valore aggiunto al vino, all’ospitalità, a tutta la Valle dei Laghi, che ha già pagato un prezzo pesante al «progresso»... il cementificio, la centrale che con l’immissione delle acque fredde dei ghiacciai ha modificato il microclima, le linee dell’alta tensione... non può essere la pattumiera del Trentino la Valle dei Laghi, solo perché ha pochi abitanti e poco peso politico.

 

Naturalmente dagli incontri con i tecnici le assicurazioni non sono mancate: «Riusciremo a ridurre gli odori del 95 per cento, anche più», hanno assicurato. Ma ad una precisa domanda: «Ci garantite che non vi saranno odori», la risposta è stata «no». Si sa com’è volatile il gas metano. Il problema, peraltro, non riguarda solo Calavino e Lasino (che risentirà sicuramente di un effetto boomerang) ma tutta la fascia di territorio che va da Vezzano a Pietramurata. Tutti conoscono perfettamente i percorsi del vento che risale forte, continuo dal Garda, che non si disperde in alto, ma si incanala verso il basso, fin su a Terlago, per precipitare poi dal Soprassasso su Spini e Gardolo. Le promesse si sommano: «Vi faremo vedere impianti simili, tecnologicamente avanzati ad Amburgo, a Monaco, a Cesena». Ma i comitati «Bene Comune» giustamente diffidano, si sentono presi in giro. A Cesena lo stanno costruendo in una valletta chiusa e certo la riviera adriatica non può assolutamente porsi come esempio, meno che mai nelle depurazioni, mentre Amburgo non è un paese di 1300 abitanti come Calavino, ma un porto internazionale con quasi due milioni di abitanti, agitato dai venti del Mare del Nord che ne rinnovano continuamente l’aria, senza valli a fare da camino, per non dire che l’impianto si trova a quasi cento chilometri dalla città, che è come dire, rispetto a Calavino, Verona. Così per Monaco. I confronti sono tutti fuori misura, fuori scala, ed è questo che li rende sospetti. Semplicemente non è onesto paragonare Calavino ad Amburgo.

 

Allora è bene che su questo «biodigestore», che è una brutta storia, ancora più brutta di quella dell’inceneritore di Trento, perché rivela - anche questa - interessi e risvolti che non si vogliono far conoscere, scenda davvero una pausa e si faccia un approfondimento serio, comprensivo di tutto lo smaltimento nel Trentino. Che se l’ambiente diventa invivibile a che servono le energie, fossero anche alternative?

Forse è tempo, nel Trentino, di riprendere una pianificazione territoriale seria, non fatta in modo che il cerino resti in mano alle comunità più piccole e deboli. Nel frattempo, per l’appuntamento di mercoledì, i comitati del «Bene Comune» sanno di aver l’appoggio che meritano.

 

Franco de Battaglia

Trentino, 19 aprile 2009

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