Nota della redazione di Ecce Terra

 

Proponiamo all'attenzione e al senso del diritto del sindaco Zambarda queste elementari valutazioni che anche un sindaco dovrebbe comprendere.

Sono un passaggio dello studio del professor Luigi Bobbio e del dott. Gianfranco Pomatto, docenti dell’Università di Torino. È tanto importante quanto sottovalutato e inapplicato, seppure di non semplice definizione e attuazione.

Alle conclusioni di quel lavoro, presentato alla conferenza internazionale svoltasi a Trento il 23-24 maggio 2008 “Qualità della Democrazia/Partecipazione e Governance”, scrivono i due docenti: "Il confronto, quando avviene, è comunque sviluppato esclusivamente tra le istituzioni. I comitati di cittadini, le associazioni… non sono mai esplicitamente coinvolte, anche quando hanno specifici argomenti da proporre e godono di una certa influenza sulla popolazione…”.

Quello studio dice anche che, sistematicamente, le istituzioni evitano scrupolosamente il confronto con le espressioni civiche "spontanee", non controllate dall'alto: “Due aspetti balzano agli occhi: la difficoltà di reperire soggetti istituzionali che siano in grado di svolgere un ruolo di mediazione (dal momento che spesso tutti i soggetti istituzionali sono coinvolti nel processo come parti in causa); la scelta di evitare ogni interlocuzione diretta con i gruppi o le associazioni che protestano e suggeriscono alternative…”.

 

 

Trentino, 23 aprile 2009
Diario di Franco de Battaglia
Biodigestore, sindaci come burattini

 

Abito a Calavino e da molto tempo seguo la “querelle” biodigestore. All’inizio con sincero interesse, perché penso sia cosa buona e giusta che le singole comunità smaltiscano i propri rifiuti: se li hai nel tuo giardino, forse cominci a riciclare con più rigore, differenzi meglio e con più rispetto. Nella mia ingenuità, pensavo si trattasse di una struttura utile a coprire la nostra valle e che potesse essere un apripista per realtà simili nel resto del Trentino: piccoli impianti eco-sostenibili per aree circoscritte. La realtà si è rivelata essere ben altra: un biomostro partorito dall’idea di un unico sindaco, progettato nel giardino del vicino, privo di garanzie certe di sicurezza, sprezzante dell’impatto ambientale. E la popolazione è stata informata a cose già avviate.


Sulla scia di tutto ciò, in valle sono nati due comitati, entrambi - e non a caso - chiamati “Bene Comune”: si sono documentati e si sono incontrati per discutere; hanno raccolto più di mille firme non contro la costruzione del biodigestore (di cui il Trentino pare debba dotarsi) ma per chiedere di fermarsi, di confrontarsi e di decidere assieme, perché la “Predera” non è il posto adatto per costruirci nulla, tanto meno un biodigestore che dovrà servire tutto il Trentino sud-occidentale (nessuna proposta alternativa è stata presa in considerazione) e perché... quale Comunità di Valle può nascere, se un Comune decide sovrano sopra gli altri?


Ho la sensazione amara che sempre più di frequente - a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale - chi ci governa lo faccia dimentico di noi cittadini, di noi popolo, di noi elettori. Da noi hanno ricevuto il mandato per decidere come amministrare il territorio e i suoi abitanti, compito non facile e il più delle volte gravoso, ma ciò non significa che lo si possa fare come se il popolo delle urne non contasse più nulla. Forse è anche responsabilità nostra, che spesso e volentieri abdichiamo al nostro diritto-dovere di partecipare attivamente alla vita politica, ma non è questo il caso, perché la voglia di confrontarsi e di dialogare c’è ed è stata manifestata in più di un modo.


È notizia recente che otto membri del Consiglio Comunale di Lasino si sono dimessi, tre sono della stessa maggioranza. Eppure il sindaco proclama che andrà avanti lo stesso, in una missione che pare ormai suicida. Perché? Pensando male, verrebbe da supporre che un tacito assenso dall’alto lo benedica. Chissà se vale ancora l’antico proverbio.

Roberta Giampiccolo, Calavino

 

Pensar male, in questa circostanza, è l’unica possibilità a meno di non ritenere che un vento di follia improvvisa, unita ad una smodata mania di grandezza e volontà punitiva nei confronti della sua valle, abbia travolto il sindaco di Lasino. Esistono momenti tali, autodistruttivi, nella vita delle persone e delle comunità, ma in questo caso, nell’attesa di ricostruire come sono andate veramente le cose, pensare che “sopra” vi sia un burattinaio che muove pupi e sindaci, appare del tutto lecito.

Resta però la domanda: perché proprio nella valletta, sul passo, di Lasino, in posizione tanto dannosa e assurda il maceratore di immondizie umide, con le emissioni di gas metano, eccetera? Forse perché Lasino e Calavino sono piccoli e inermi (ma l’autonomia non dovrebbe tutelare i piccoli?) e si pensava che non si sarebbero ribellati, mentre se l’impianto fosse stato programmato nella Valle del Chiese e Amistadi avesse detto “baf” tutto si sarebbe fermato? E idem a Riva col senatore Molinari?


Forse è andata peggio di così, ma comunque è un modo squallido di fare urbanistica, politica e amministrazione. Torna a grande onore, delle popolazioni di Lasino e Calavino aver istituito i due comitati “Bene Comune”: in assenza di partiti e di forze di opposizione (il Partito Democratico si occupa o no di queste cose, ha intenzione di occuparsene, o i suoi consiglieri si appagano andando a passare benemeriti week-end con i Sinti?) è questa la strada da seguire.

Lasino e Calavino hanno posto un segno a livello provinciale per tutto il Trentino: perché aver dato lo stesso nome ai due comitati ne ha moltiplicato le energie, perché non si sono limitati alla protesta, ma si sono informati, hanno ricostruito le tappe della vicenda, hanno esplorato internet per capire cosa accadeva ad Amburgo, non sono caduti nelle trappole tecniche. Ad onore del senso civico di quelle popolazioni - e di una sana schiettezza trentina - vanno anche le dimissioni dei consiglieri di maggioranza e opposizione che hanno spiazzato il sindaco.


In Italia - e nel Trentino - come scriveva Indro Montanelli e come le ultime cronache dimostrano, nessuno si dimette mai. Evidentemente il sindaco ci contava, ma è stato preso in contropiede. Che non abbia dismesso la sua supponenza porta ulteriori elementi al fatto che qualcosa di più bolla in pentola. La cosa preoccupante è però che sia a livello provinciale che a livello locale si sia parlato tanto di fumi, di puzze, della “valle del vento”, ma poco di impatto urbanistico e paesaggistico.

Ma si rende conto la popolazione di quegli splendidi luoghi, sotto Castel Madruzzo, cosa significhi avere un impianto simile, uno scatolone largo quasi un ettaro, camini, piazzali e svincoli di camion, proprio al centro della valle, in posizione dominante? Quale perdita netta di valore e di immagine comporta per tutte le produzioni del luogo, per i paesi, il turismo, i vigneti preziosi? Eppure il fondovalle atesino è pieno di capannoni ex industriali inutili e semiabbandonati che facilmente - se davvero i filtri antipuzza funzionano - potrebbero essere riciclati come “biodigestori” (che resta sempre una brutta parola) e sicuramente sono individuabili anche luoghi meno sventati. L’ex complesso Alumetal, ad esempio, potrebbe proficuamente diventare un centro energetico di smaltimenti, riciclaggi e produzioni alternative, con impatti ridottissimi. C’è già e nessuno se ne accorge. Ma chi pensa al “bene comune”?

 

Franco de Battaglia

 

 

l’Adige, 23 aprile 2009

Zambarda: vado avanti e non mi faccio condizionare

 

LASINO - Com'era prevedibile è durato dieci minuti scarsi il consiglio straordinario di Lasino convocato ieri sera e che riportava all'odg due mozioni ad oggetto il progetto sul biodigestore a Predera: il tempo di dichiararne l'apertura, verificare l'assenza del numero legale (viste le dimissioni nei due giorni precedenti di otto consiglieri: cinque della minoranza e tre della maggioranza) e sospendere la seduta. Ma non si è esaurito qui l'incontro, almeno non per i sette consiglieri superstiti che sono rimasti seduti al loro posto proponendo ai cittadini un momento di confronto sulle mozioni, visto l'interesse dimostrato dalla popolazione. L'aula consigliare però, inizialmente gonfia di persone, molte appartenenti ai Comitati Bene Comune di Lasino e Calavino, si è per una buona metà svuotata appena è stata dichiarata la chiusura ufficiale della seduta.

 

Indignati i Comitati che si sono sentiti mettere sotto processo pubblico da Zambarda ed i quali, una volta levate le tende dall'aula, hanno formato una piccola folla nel piazzale del municipio (disseminato tra l'altro da cartelli di solidarietà verso il sindaco, attraverso cui si fa chiaro riferimento ai Comitati Bene Comune dei due paesi).

«È scorretto aprire una discussione in questa sede secondo la filosofia del "già che siamo qui". Zambarda avrebbe dovuto chiudere la seduta. Se avesse voluto la discussione avrebbe potuto rispondere alle tante richieste di incontro che abbiamo avanzato in quattro mesi ed a cui lui ha risposto soltanto una volta. Ci sentiamo strumentalizzati, processati, non è giusto un confronto in questi termini» spiega Michele Gianordoli.

 

Zambarda, rimasto in aula consiliare, ha comunque espresso con toni tutt'altro che pacati l'impressione che al momento gli sia stata costruita una campagna mediatica ed informativa contro, la quale ha rasentato i toni della calunnia o della diffamazione, ed ha puntualizzato che non accetta che lui o i suoi consiglieri ricevano pressioni da parte di altri comuni, ribadendo l'autonomia del comune di Lasino, un'autonomia decisionale sui propri progetti, su cui non ammette interferenze.

«Se si vuole fare saltare un sindaco, non si fa con un pretesto o sfruttando un movimento d'opinione o l'opinione di altri comuni - ha dichiarato Zambarda -. Io non mi faccio condizionare, vado avanti perché ne ho il diritto, e ci sarò anche nelle prossime legislature».

 

Cristina Santoni

 

 

l’Adige, 23 aprile 2009

Dubbi sulla localizzazione

Impianto per i rifiuti a Predera? Il caso in Commissione ambiente

 

Del «caso biodigestore» viene investito ufficialmente il Consiglio provinciale. Ieri l'assessore Alberto Pacher, assieme al dirigente del Servizio politiche di gestione dei rifiuti Paolo Nardelli, ha incontrato i membri della Commissione ambiente. A questi è stato illustrato l'intricato quadro del caso Lasino, con una possibile localizzazione sulla collina di Predera: una collocazione di cui Pacher ha chiesto però la sospensione. «Ho chiesto - racconta il presidente Roberto Bombarda - che si apra un percorso per l'individuazione di siti alternativi a Predera, indicata finora come unica area nella quale costruire lo stabilimento (18.000 tonnellate/anno di rifiuti provenienti da tutto il Trentino Sud occidentale)». Secondo Bombarda, essendo il biodigestore in questione destinato al trattamento della frazione organica di tutto il Trentino Sud occidentale, «il luogo da scegliere non deve essere necessariamente nella Valle di Cavedine». Bombarda è stato fra i primi ad incontrare i comitati di protesta «Bene Comune» di Lasino e Calavino e fra i primi a dire che la cava di Predera non è adatta «a causa dell'eccessiva vicinanza alle case, per l'evidente impatto paesaggistico, in un'area che sarebbe vocata ad uno sviluppo turistico e agrituristico». Argomenti, questi, emersi anche nell'incontro tecnico di ieri. La questione tornerà all'ordine del giorno dopo la trasferta ad Amburgo, promossa da Pacher, assieme ai sindaci della Valle dei Laghi (nella foto di Miori): una visita ad un impianto analogo a quello che si vuole costruire sulla collina di Predera. Il tour - è stato detto - serve per capire se lo stabilimento tedesco può essere riprodotto senza impatti sul confine fra Lasino e Calavino. Alla trasferta - è stato deciso ieri - parteciperanno anche dei rappresentanti del Consiglio provinciale. È stata inoltre chiesta di nuovo la partecipazione dei comitati.

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