Pecunia non olet

Lettera aperta ai Candidati Sindaco

Ruggero Ridolfi - ruggero.ridolfi@virgilio.it

 

 

Nel bel mezzo della più grave crisi economica degli ultimi 50 anni, c’è un settore dell’industria italiana che ha un fatturato ampiamente in attivo: è quello delle armi. L’Italia vende armi, bombe, granate, mine-antiuomo, fucili e pistole per tutte le guerre e guerriglie presenti nel mondo, anche se poi mostra la faccia pulita delle missioni di pace o umanitarie. D’altra parte se non lo facesse l’Italia, lo farebbero altri e, inoltre, come disse Vespasiano al figlio Tito che lo rimproverava di avere guadagnato denaro mettendo una tassa perfino sui famosi “vespasiani”, “il denaro non puzza!”. Probabilmente hanno pensato questo anche Lehman Brothers e soci quando per anni hanno inflazionato il mercato mondiale con azioni “spazzatura” letteralmente inventate sul nulla: debiti che – sapevano – nessuno sarebbe mai stato in grado di ripianare. Ora più che mai l’Economia è al primo posto nei pensieri dei Governi di ogni Paese del mondo. Ma quello che moralmente è più grave è che ormai da molti anni l’Economia è il primo dei pensieri di chi governa. La Politica, che dovrebbe (e avrebbe dovuto) governare, sorvegliare, guidare l’Economia né è invece diventata schiava.

 

Negli ultimi decenni le prime domande che si pone il Politico, dovendo affrontare un nuovo impegno, sono: “Qual è il guadagno? C’è vantaggio economico?”. La cronaca ci dice che questo accade regolarmente ovunque nelle più grandi e nelle più piccole Amministrazioni, anche senza tirare in ballo il malaffare che comunque prosegue in una continua tangentopoli. Tutto è mercificato sul nascere: i costruttori edili pensano prima di tutto a guadagnare, non a costruire a regola d’arte come per secoli è avvenuto. Poi si piangono i morti dei terremoti, che comunque ogni tanto la natura ci ripropone senza preavviso.

 

E la Politica non controlla; non può controllare perché è connivente. Non può controllare perché troppo spesso fa parte del business. Le stesse Istituzioni sono parti integranti o addirittura socie in affari di coloro che dovrebbero controllare. Ora sotto i riflettori dei Media è la prevenzione antisismica, ma è bene ricordare che esiste una Prevenzione Primaria della Salute che dovrebbe essere permanente. C’è un allarme strisciante  e spesso tenuto nascosto dai Media quasi fosse fastidioso, che riguarda l’aggravarsi dell’inquinamento ambientale. Si continuano a produrre tonnellate di veleni che vengono sparsi nell’ambiente e che contaminano inevitabilmente il suolo, le acque, le piante, gli animali, il cibo e che non possono non incidere sulla nostra salute. Il dato più macroscopico che sembra conseguirne è l’aumento del 2% annuo dei tumori infantili in Italia (+20% negli ultimi 10 anni!): è difficile non porsi domande sull’inquinamento ambientale. È davvero difficile non relazionare questi dati, così come l’aumento di diverse altre patologie soprattutto giovanili, all’aumento dell’inquinamento.

 

A Forlì non potremo certo risolvere i problemi del mondo, ma almeno possiamo sperare di iniziare una nuova era per il nostro territorio, soprattutto per come lo vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti. Ne consegue un appello ai candidati alla carica di Sindaco di Forlì, ricordando che il Sindaco è il primo e l’unico responsabile di fronte alla legge della salute dei cittadini del suo Comune. Affrontando i problemi della città (della “Polis”), l’augurio è che sia un Politico con la P maiuscola, che le sue prime domande siano: “È utile per i cittadini? È innocuo per l’Ambiente? Sarà dannoso per la salute dei cittadini attuali e futuri?” e che tenga la risoluzione dei problemi economici come seconda domanda. La Politica non deve fare business ed ha come primo obbligo quello di lasciare un ambiente incontaminato e privo di rischi per chi verrà dopo di noi. Si ricordino le parole di Lorenzo Tomatis, grande epidemiologo mondiale, scomparso circa un anno fa, in audizione proprio nel nostro Consiglio Comunale di Forlì, nel 2005: “Difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale”.

 

Forlì, 18 Aprile 2009

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