Fine del compostaggio a Campiello.
Molte ombre, poca informazione

 

 

La cronaca locale ha presentato la chiusura dell'impianto di compostaggio di Campiello come un atto ineluttabile, ma non è così. Certo, è un atto dovuto, a tutela della salute e del benessere dei cittadini della zona, ma inspiegabile dal punto di vista tecnico ed amministrativo.

Il Terzo aggiornamento del Piano Provinciale di Smaltimento dei Rifiuti (agosto 2006) individua il rifiuto organico come la frazione alla quale dedicare maggiore attenzione nel miglioramento della raccolta e nella gestione dello smaltimento, al fine del raggiungimento degli obiettivi complessivi di piano. A detta dello stesso piano: “La separazione dello scarto alimentare, caratterizzato da elevata putrescibilità ed umidità, ha sempre costituito la spina dorsale della raccolta differenziata perché permette una migliore intercettazione delle altre frazioni con una forte riduzione dei costi del servizio”.

 

Gli obiettivi prefissati per il 31 dicembre 2008 sono necessariamente ambiziosi; vista l’impossibilità oggettiva di incidere sensibilmente sulla riduzione della produzione del rifiuto organico, si punta a migliorarne la separazione e gestione; per quest'ultimo aspetto attraverso il potenziamento degli impianti di compostaggio in provincia per un'ulteriore necessità di ben 29.000 ton/anno.

Le linee guida per il raggiungimento degli obiettivi di piano sono: la domiciliarizzazione del servizio di raccolta della frazione umida e l'autosufficienza nel trattamento della frazione organica. L'autosufficienza degli impianti è definita, dallo stesso aggiornamento del piano, "strategica per poter garantire ai cittadini trentini che non vi sia un costante aumento della tassa/tariffa di smaltimento rifiuti nel corso dei prossimi anni, in seguito ai possibili aumenti, peraltro già conosciuti negli ultimi mesi, dei costi di conferimento agli impianti extra provinciali... Una chiusura, anche solo temporanea, di impianti extra provinciali a cui oggi viene conferito parte consistente dell'umido raccolto in Trentino, manderebbe in crisi l'intero sistema provinciale."

 

La situazione degli impianti di compostaggio provinciali, fotografata nel 2005, rileva la presenza di due impianti funzionanti: Campiello di Levico, gestito da Trentino Recycling, e Rovereto, gestito da Pasina Srl. Le potenzialità di trattamento assegnate dal piano non sono ben chiare ed oscillano dalle 21.000 alle 31.000 ton/anno per il primo, dalle 3.500 alle 6.000 ton/anno per il secondo.

L’impianto di Campiello entra in funzione nell'aprile 2005; progettato dal Dipartimento risorse naturali ambientali dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige, guidato dal professor Zorzi, agronomo e docente dello stesso istituto, è realizzato da Trentino Recycling, il cui amministratore unico è l’imprenditore Carlo Calzolari, con investimento privato di circa 6 milioni di euro e cospicui contributi elargiti dal Servizio Industria della Provincia di Trento e attinti a fondi comunitari. Sia il gruppo di progettazione che lo stesso amministratore di Trentino Recycling, vantano esperienza nel campo della progettazione e gestione di impianti di compostaggio, ma a poche settimane dall’entrata in funzione dell’impianto di Campiello, pervengono dagli abitanti delle zone circostanti le prime segnalazioni di emissioni maleodoranti. I controlli operati dai tecnici dell’APPA ed i conseguenti interventi tecnici all’impianto, non danno alcun risultato pratico, tanto che la situazione degenera rapidamente in una protesta popolare già nel corso dell’estate dello stesso anno.

 

Il problema delle emissioni, gestito in maniera vergognosa con continui rimpalli di responsabilità fra i tre attori in gioco (Trentino Recycling, gruppo di progettazione, PAT), giunge ad una conclusione, dopo più di tre anni di proteste da parte degli abitanti della zona esasperati dagli odori, solo alla vigilia delle elezioni provinciali 2008: secondo un impegno formale della PAT, sottoscritto solo nel febbraio di quest'anno, l’impianto viene chiuso, acquistato dalla stessa PAT, con un indennizzo aggiuntivo alla Trentino Recycling per la “forzata” cessazione dell’attività.

 

Alla comunità trentina non è ancora chiaro quali siano stati i problemi tecnici che hanno reso impossibile la gestione di un impianto di compostaggio in Trentino, una provincia che non manca certo di risorse economiche e che ama presentare i propri istituti di ricerca come un suo "fiore all'occhiello".

Sono ipotizzabili carenze progettuali ed errori di gestione, ma  un aspetto non marginale e che getta ombre sulla conduzione dell’impianto, resta l'insoddisfatta richiesta, formalmente presentata al consiglio comunale di Levico del 29 giugno 2005 da parte del comitato di cittadini sorto a seguito delle problematiche vissute attorno all’impianto di Campiello, di conoscere, attraverso precisi controlli, la provenienza la qualità e il tipo di materiale trattato dall’impianto di compostaggio. Ombre confermate dall'ing. Paolo Mayr, presidente della Sezione trentina di Italia Nostra, in una lettera pubblicata su “Questotrentino” del 16 giugno 2007, nella quale viene espressa perplessità circa la produzione nell’impianto di Campiello di “compost fuori specifica, ossia un fertilizzante con carico velenifero di metalli pesanti oltre i limiti…”.

 

Impianti simili sono attivi in varie zone d'Italia, senza particolari problemi.

Solo nel vicino Veneto funzionano ben 16 impianti di compostaggio con potenzialità di trattamento che vanno dalle 190.000 (Este) alle 7.500 (S. Giustina Bellunese) ton/anno, per una potenzialità complessiva di oltre 690.00 ton/anno; il tutto sotto la supervisione dell'Osservatorio regionale per il compostaggio, una struttura tecnica di riferimento in materia di compostaggio, sia per gli enti pubblici che per quelli privati, incaricata di effettuare la raccolta dati, rilevare periodicamente la qualità dei materiali in ingresso e in uscita dagli impianti, promuovere attività di studio, ricerca e di coordinamento a livello regionale allo scopo di migliorare le conoscenze e quindi le capacità di intervento e regolamentazione delle fasi fondamentali necessarie ad un effettivo recupero dei rifiuti organici.

 

La chiusura dell’impianto di Campiello vanifica gli investimenti pubblici per la sua realizzazione e conduzione richiedendone di nuovi per la riacquisizione e riconversione, apre una gravissima carenza nella copertura del fabbisogno provinciale costringendo il conferimento dell'organico in impianti delle regioni limitrofe con un costo di 150.00 euro a tonnellata per il solo trasporto, contribuisce all'aumento di traffico e inquinamento sul territorio provinciale (in particolare lungo l'asse dell'Adige) attraverso il transito dei mezzi che trasportano la frazione umida in Veneto, crea i presupposti per la futura indisponibilità di altre comunità trentine ad ospitare sul proprio territorio un nuovo impianto "maleodorante", altera in modo artificioso e negativo il bilancio economico relativo all’utilizzo di stoviglie monouso compostabili ostacolandone di fatto la scelta nella gestione delle manifestazioni.

 

Ma, a chi vanno attribuite le responsabilità di questa situazione?

La stessa PAT, accordando un indennizzo di 2 milioni 400 mila euro, sembra sollevare Calzolari da qualsiasi responsabilità, mentre ai cittadini che si sono attivati a favore di una corretta gestione della frazione organica, dimostrando anche in questa situazione di sapersi impegnare ben oltre le aspettative dei nostri amministratori provinciali, vengono ancora una volta attribuiti i costi di un'operazione fallimentare.

Sorge spontaneo chiedersi dove siano stati gli enti trentini preposti al controllo e alla programmazione delle politiche sulla gestione dei rifiuti citati dal Piano Provinciale di Smaltimento dei Rifiuti: la Cabina di regia, l'Osservatorio provinciale sui rifiuti, l'Agenzia Provinciale per la Protezione dell'Ambiente, il Servizio per le Politiche di gestione dei Rifiuti. È possibile che mancanze e inadempienze della pubblica amministrazione siano ancora una volta scaricati su chi non ha nessuna colpa?

 

Fausto Nicolussi

Pergine Valsugana, 29 aprile 2009

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