Richiesta di aiuto per la vita di Pino Masciari

 

 

Vi preghiamo di dedicare due minuti per scrivere anche una sola riga:

CHIEDENDO AIUTO PER LA VITA DI PINO.

Facendo leva sulla misericordia cristiana, a cui questo Stato è più sensibile che alle Leggi.

Citando Marisa ed i figli. I figli, soprattutto: FRANCESCO e OTTAVIA.

 

Ed intasando i fax:

06 46547076 Ministro Maroni

06 46549815 Segreteria Ministro Maroni

06 46549532 Dott. Taucer

06 4814661 Segreteria

06 46541719 Servizio Centrale di Protezione

O intasando la mail del Ministero dell'Interno: ufficiocomunicazione@interno.it. 

 

DIFFONDETE CON OGNI MEZZO I NUMERI QUI SOPRA,
TRAMITE MEETUP, FACEBOOK, RETE, BLOG...
INOLTRATE L'APPELLO AD OGNI CONTATTO POSSIBILE

 

Di seguito un esempio

Città, … maggio 2009

Io, Cittadino italiano, chiedo che venga garantita la vita a Giuseppe (Pino) Masciari e la sicurezza per sé e la famiglia.

Chiedo a questo Stato di ottemperare alla sentenza del 23 gennaio us.

Chiedo alle Istituzioni di attivarsi affinché Pino, sua moglie e i suoi due figli, possano ricominciare a vivere una vita normale, in sicurezza, dopo 12 anni di esilio dalla propria terra.

Chiedo, per misericordia cristiana, che le Istituzioni non abbandonino la famiglia Masciari.

In fede

 

Associazione TrentoAttiva

trentoattiva@gmail.com

 

 

Comunicato stampa - 11 maggio 2009

Masciari a un passo dalla morte

 

Pino Masciari, imprenditore calabrese divenuto testimone di giustizia per aver denunciato ‘ndrangheta e collusioni, intraprende domani (12 maggio) lo sciopero della fame e della sete annunciato lo scorso 26 marzo e rinviato per rispetto delle vittime in Abruzzo. Il gesto estremo inizia davanti al Quirinale, simbolo di garanzia dei diritti costituzionali, alle 10 del mattino.

Masciari si rivolge anzitutto al Capo dello Stato, ai presidenti di Senato e Camera e al presidente del Consiglio dei ministri: chiede immediato intervento, nella certezza che non sarà abbandonato e lasciato morire. La sua vicenda non è più un fatto burocratico e giuridico: è una questione etica e morale.

Da 12 anni, vive in un inferno: ha dato la sua vita allo Stato ma è sempre rimasto senza adeguata protezione, con la ‘ndrangheta in agguato.

L’imprenditore calabrese, al quale il Tar del Lazio ha riconosciuto il pieno diritto alla sicurezza e alla ripresa d’una vita normale, non ha visto riscontri concreti e immediati da parte della Commissione centrale del Ministero dell’Interno, in merito all’osservanza del provvedimento, del gennaio scorso.

Dal rinvio dello sciopero della fame, la Commissione centrale del Ministero dell’Interno non ha concesso alla famiglia Masciari le misure speciali di protezione, scorta e tutela, benché riconosciute come necessarie proprio in sede istituzionale. Né i coniugi Masciari, imprenditore e medico odontoiatra, sono stati messi nelle condizioni di lavorare.

Lo Stato, per dodici anni, li ha tenuti in esilio, privandoli della sicurezza e della dignità.

Oggi, esausto, Masciari rimette la propria vita nelle mani dello stesso Stato, che deve decidere: renderla o toglierla definitivamente.

Nel caso in cui lo Stato gliela neghi, Masciari intende restituire almeno la libertà della sua famiglia dal giogo mafioso, pagando con la propria vita l’atto della denuncia. Alle ore 11 è prevista la conferenza stampa, davanti al Quirinale.

 

CONTATTI

ANDREA Sacco: 392 0722137;

Federica Rosin: 339 5016882;

FEDERICA DAGA: 349 4124558;

e.mail: pinomasciari@gmail.com;

www.pinomasciari.org

www.difesapopolaremasciari.net.

 

F.to Giuseppe (Pino) Masciari

 

 

Giustizia: testimone avvia sciopero fame, moglie preoccupata

 

(AGI) - Vibo Valentia, 11 mag. - Marisa, la moglie di Pino Masciari, l'imprenditore calabrese divenuto testimone di giustizia per aver denunciato 'ndrangheta e collusioni, lancia un disperato appello. "Bloccate mio marito prima che si lasci morire. Temo che possa morire di digiuno. "Infatti stamattina è partito per Roma per intraprendere lo sciopero della fame e della sete già annunciato e sospeso per il terremoto dell'Aquila.

Ha programmato tutto - aggiunge - ha abbracciato i figli, ha sistemato alcune faccende e domattina alle 10 sarà dinanzi al Quirinale, sede della di garanzia dei diritti costituzionali, come lui la definisce, per dare inizio al disperato gesto. Un gesto che sicuramente porterà all'estreme conseguenze, così come ha condotto la lotta contro la 'ndrangheta che lo voleva morto.

Sono certa - aggiunge Marisa - che lo ha seguito ovunque, che il capo dello Stato, i presidenti di Senato e Camera e del Consiglio dei ministri, non lo lascino morire. La sua vicenda non è più un fatto burocratico e giuridico, un fatto privato. È una questione di giustizia denegata, una questione etica e morale che va risolta nell'ambito della legge di cui Pino ne chiede l'applicazione".

Lo stesso imprenditore che ha denunciato i clan sottolinea che "lo Stato per dodici anni ci ha tenuti in esilio, privandoli della sicurezza e della dignità. Adesso sono esausto ed oggi rimetto la mia vita nelle mani dello stesso Stato, che deve decidere se renderla tale o toglierla definitivamente. Nel caso me la neghi, intendo restituire almeno la libertà alla mia famiglia dal giogo mafioso. Il resto lo dirò domattina alle ore 11 in una conferenza stampa".

(AGI) Cli

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