«Grandi opere inutili per uscire dalla crisi»
Alesina: meglio la lotta a mafia e camorra

 

 

Alberto Alesina è uno di quegli economisti i cui articoli fanno sempre discutere per le sue tesi forti e, come è stato ricordato ieri alla Fondazione Kessler, in questo momento è l'unico economista italiano in odore di Nobel. Per questo in molti lo hanno seguito ieri pomeriggio alla presentazione del libro che ha scritto con Francesco Giavazzi «La crisi. Può la politica salvare il mondo?», edizioni Il Saggiatore, un'occasione interessante non solo per ascoltare dalla sua voce le ragioni della crisi e le lezioni da trarne, ma soprattutto per le sue valutazioni su come i governi negli Stati Uniti e in Italia hanno reagito a questa crisi. Il quadro che il professore di Harvard descrive della situazione italiana non è incoraggiante e le sue valutazioni su quello che la politica italiana ritiene utile per uscire dalla crisi sono tranchant.

 

Lotta alla mafia e giustizia veloce

«Il governo e l'opposizione - ha detto Alesina - in Italia si trovano d'accordo nel sopravvalutare il ruolo della spesa pubblica per le grandi infrastrutture per uscire dalla crisi. Invece io sono scettico e anzi ritengo che i grandi progetti siano largamente inutili sia perché sono troppo lenti e sia perché anche nel lungo periodo non ritengo che quello di cui ha soprattutto bisogno l'economia italiana oggi sia il ponte sullo stretto di Messina o l'alta velocità. Io ritengo che sarebbe molto più positivo e fondamentale per l'Italia fare in modo di avere una giustizia che funziona e combattere la mafia e la camorra».

 

Stato sociale troppo sbilanciato

Poi Alberto Alesina ha ricordato che ciò rischia di rendere il nostro Paese più impreparato di altri nell'affrontare le conseguenze della crisi sui lavoratori è il fatto che: «Lo stato sociale è troppo sbilanciato sulle pensioni. In Italia non siamo preparati ad affrontare l'ondata di disoccupazione che deve ancora arrivare». Il professore ha infatti rimarcato che nonostante si possa dire che il Pil abbia raggiunto ormai il suo minimo e che quindi si può sperare in una ripresa dell'economia, l'effetto sulla disoccupazione però è ritardato e si vedrà nella sua portata maggiore alla fine del 2009 e nella prima metà 2010, quando salirà il numero di disoccupati.

Alesina ha dunque raccomandato, richiamando le parole del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, la necessità di ancorare il debito pubblico risparmiando sulle pensioni, e poi di prevedere sussidi di disoccupazione per tutti e la riduzione delle tasse sul lavoro. Tutte cose queste che il governo Berlusconi non sta facendo.

 

No al dirigismo di Stato

Alesina nel parlare dei rimedi allo shock provocato dalla crisi finanziaria ed economica ha messo in guardia dal dirigismo di Stato. «Sarebbe sbagliato - ha detto - buttare via il bambino, ovvero il capitalismo, con l'acqua sporca, intesa come un mercato che funziona male. Lo Stato deve occuparsi dell'assicurazione sociale ma i mercati devono essere lasciati relativamente liberi di funzionare».

«Sicuramente - ha aggiunto il professore di Harvard rispondendo a una domanda del pubblico - la crisi andava evitata, ma non si possono evitare le crisi finanziarie del tutto senza bloccare la crescita, un minimo di rischio ci sarà sempre e poi bisogna lasciare che il sistema tagli i suoi rami secchi perché non tutto è salvabile». «Io - ha proseguito - faccio sempre l'esempio dei limiti di velocità in autostrada e del rischio di morte. È chiaro che se il limite di velocità fosse di 10 km all'ora non ci sarebbero incidenti e il rischio di morte si annullerebbe, mentre con il limite di 130 km all'ora si sa che si riduce la sicurezza ma si corre il rischio perché è necessario per garantire gli spostamenti in tempi ragionevoli. Lo stesso sono i mercati. Servono delle regole per garantire un minimo di sicurezza senza però impedire ai mercati di creare crescita».

Alesina e Giavazzi hanno consegnato le bozze del libro a ottobre 2008, poche settimane dopo il fallimento di Lehman Brothers e ieri il professore ha confessato: «Poiché il tono del libro è relativamente ottimista, abbiamo temuto di essere smentiti clamorosamente dai fatti e di dover poi scappare in qualche isola. Non è stato così. Certo, la situazione è grave, la crisi c'è, ma si deve ricordare che dal 1980 ad oggi il mondo non era mai cresciuto in questo modo. E quando tra vent'anni scriveranno la storia di mezzo secolo il periodo 1980- 2015 sarà un periodo di grande crescita».

 

No al protezionismo

Un'altra tentazione italiana, giudicata pericolosa, è quella del protezionismo, nelle sue forme più o meno velate. Ne ha parlato ieri Paolo Guerrieri, che ha messo in evidenza questo aspetto del libro di Alesina nella parte in cui si concentra sulla globalizzazione. «La globalizzazione - ha detto Guerrieri - crea crescita ma anche squilibri, per questo vanno ridisegnate le regole a livello internazionale tra i Paesi in modo da evitare che i poli si contrappongano. L'Italia è entrata nella crisi in una situazione di fragilità e debolezza particolari (cresce meno della media europea) e la preoccupazione dell'Italia è ora quella di difendersi con il rischio che prevalgano le idee malsane di cercare l'autodifesa per rilanciare dell'economia».

 

Luisa M. Patruno - l.patruno@ladige.it

l’Adige, 1 giugno 2009

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