Nota di Nimby trentino

 

Ad integrazione della ricerca di Giovanni Malatesta, il dossier "Il business dei rifiuti" fornisce qualcos’altro di curioso.

La cordata capitanata dalla Atzwanger, con Ladurner presente, ha vinto l'appalto per il nuovo inceneritore come unico concorrente e senza ribasso dell'importo d'asta.

Gilberto Gabrielli (l'eminenza rossa), amministratore delegato di Euregio Finance Spa vincitrice del ruolo di Advisoring finanziario per il BBT e amico della famiglia Burani per la quale ha curato con la sua Tolo Srl l'acquisizione della Ladurner da parte della Greenvision, possedeva quote della Ladurner stessa...; e senza considerare le implicazioni del gruppo di affari che ruota intorno al tunnel BBT.

Proprio la Maccaferri ha ceduto da poco alla Strabag la società Adanti: Strabag, multinazionale austriaca con sede a Vienna, è il principale concorrente di Rosengarten SpA (di proprietà di Euregio Finance SpA) per l'aggiudicazione del ruolo di general contractor per la costruzione del tunnel di base del Brennero...

 

 

Inceneritori, impianti TMB, biomasse e... strani intrecci

 

Spinto dalla curiosità di saperne di più sulla ditta Ladurner, attuale gestore dell’inceneritore di Montale, nonché costruttore della terza linea del medesimo impianto, ho fatto un po’ di ricerche e ho trovato interessanti – ma certo non rassicuranti – intrecci societari tra diversi attori sul palcoscenico del business dell’incenerimento o, con una dizione moto più raffinata e “trendy”, del “waste to energy” (rifiuti per l’energia, in italiano suona molto peggio e svela di che schifezza si tratta).

La Ladurner Ambiente di Bolzano è controllata da Greenvision Ambiente S.p.A., gruppo di proprietà della famiglia Burani di Reggio Emilia, forse più nota per essere proprietaria di un famoso marchio di confezioni di alta moda. Ma certo i principali settori in cui opera Greenvision Ambiente, al di là del nome accattivante, hanno ben poco a che fare col fascino dell’haute couture.

 

Greenvision Ambiente già nel nome mostra di volersi accreditare con un’immagine eco-friendly, e in questo senso rispecchia pienamente, da una parte, l’ideologia legambientina del ciclo integrato dei rifiuti, dall’altra l’enorme equivoco che sta dietro gli incentivi che sono stati concessi alla combustione delle biomasse, grazie anche al contributo determinante del partito dei verdi e di tanti ecologisti di casa nostra.

Non è un caso che Greenvision ambiente assieme ad Ecor siano gli unici due finanziatori privati che vengono citati nella presentazione della manifestazione Terra Futura.

In effetti, alcune delle controllate dalla Greenvision operano effettivamente nel settore delle vere rinnovabili, come ad esempio la Greenvision Photo-Solar: si tratta comunque di una politica comune di tutte le grandi società che operano nel settore dell’energia, sia perchè si tratta di settori che grazie agli incentivi introdotti sono finalmente divenuti remunerativi, sia perchè in questo modo sono in grado di presentarsi con l’immagine di produttori di energia pulita mentre, o direttamente o attraverso consociate, producono energie che con le rinnovabili non hanno assolutamente niente a che fare. Emblematica la collaborazione che si è realizzata a Brindisi tra Greenvision Photo-Solar e Enìa, la multiutility emiliana che opera parallelamente ad Hera, per la costruzione di 5 parchi fotovoltaici, tutti di proprietà di Enìa Solaris.

 

Non lasciamoci dunque fuorviare dal nome: Greenvision Ambiente opera a pieno titolo nel settore dell’incenerimento dei rifiuti attraverso la controllata Ladurner, costruttrice, tra l’altro, dell’inceneritore di Bolzano nonché, come sappiamo, della terza linea dell’inceneritore di Montale, ma anche dell’impianto di produzione di CDR facente parte del polo integrato di Fusina: quest’ultimo è forse la migliore esemplificazione di cosa significhi “gestione integrata dei rifiuti”. Il polo infatti comprende un inceneritore di rifiuti, un impianto di produzione di CDR e un impianto di compostaggio; la cosa interessante è che il CDR prodotto dall’impianto della Ladurner non è destinato all’inceneritore, bensì alla vicina centrale ENEL, mentre l’inceneritore brucia il rifiuto urbano tal quale che non subisce alcun trattamento preliminare e viene direttamente scaricato nella fossa di ricevimento al forno.

 

Sul sito della Rete Ambiente-Salute Campana Rifiuti Zero, leggiamo poi che la Ladurner Ambiente ha realizzato un impianto di trattamento meccanico biologico finalizzato alla produzione di CDR: il bello è che nell’articolo l’impianto non solo non viene criticato, ma addirittura viene presentato tra le “Alternative all’inceneritore”. Nel testo leggiamo: L’impianto raccoglierà oltre 80.000 ton/anno di rifiuti urbani e, attraverso un processo meccanico-biologico, produrrà circa 40.000 ton/anno di CDR (Combustibile Da Rifiuti) che verrà venduto ed utilizzato per la produzione di energia alternativa (la sottolineatura è mia).

Non finisce qui: Greenvision è imparentata con il gruppo Maccaferri, avendo costituito con quest’ultimo una società denominata Italdreni, a cui sono state conferite le attività di produzione e commercializzazione di prodotti geosintetici, ovvero di prodotti per il consolidamento, drenaggio e stabilizzazione di suoli, con applicazioni anche nel campo delle discariche.

 

La collaborazione con il Gruppo Maccaferri non è affatto casuale, se si tiene conto del fatto che esiste una sovrapposizione di interessi nel campo dell’utilizzo delle biomasse a scopi energetici.

Maccaferri infatti è l’attuale proprietaria della Saddam (Zuccherifici) ed attraverso la Powercrop è impegnata della trasformazione degli zuccherifici ex Saddam in centrali a biomasse. Greenvision, a sua volta, attraverso le controllate Bioenergy ed Enervision, opera nel campo delle biomasse legnose, occupandosi fondamentalmente del loro reperimento e del trasporto agli impianti di produzione di energia. La Bioenergy, ad esempio, in accordo con l’ENI, sta sperimentando un nuovo tipo di pellet da utilizzare nell’impianto di cogenerazione di Scarlino, in provincia di Grosseto. C’è un particolare da non sottovalutare nelle attività della Bioenergy: questa infatti fornisce un servizio “completo”: da una parte porta il combustibile ai termocombustori; dall’altra si impegna a ritirare i prodotti della combustione, ovvero le ceneri.

 

Sorge spontanea una domanda: che fine fanno queste ceneri, non tutte e non solo di origine vegetale, visto che gli impianti a cui vengono conferite le biomasse legnose sono spesso impianti di cogenerazione? Aggiungiamo a questo il fatto che la Bioenergy ha ottenuto dalla Provincia di Reggio Emilia “l'autorizzazione al recupero di rifiuti speciali non pericolosi (art.33 comma 3, Decreto Legge 22/97)”, tra i quali, temiamo, la Bioenergy intenda comprese anche le ceneri che ritira dagli impianti di termocombustione...

Mi sembra che ci sia più di un motivo di inquietudine... anche perché, sempre a proposito di Bioenergy, sul suo sito web troviamo che si autodefinisce come uno dei primi interlocutori del Nord Italia per le centrali termoelettriche a biomasse vegetali e... sintetiche! Così, mi par di capire, ecco come un volgare inceneritore può magicamente trasformarsi in una centrale a biomasse e viceversa: basta chiamare i rifiuti o, se preferiamo, il CDR... biomassa sintetica!

 

Giovanni Malatesta, agricoltore biologico – Medicina Democratica Pistoia

Pistoia, 10 giugno 2009

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