Laban. Il formaggio delle colline di Hebron

Intervista di Laura Zanetti a Hafez Huraini, pastore in Palestina

Carta - n° 21, giugno 2009

 

 

LZ: Sappiamo del Suo impegno per creare una riconciliazione tra palestinesi ed israeliani. Nasce anche per questo la South Hebron Hills Committee di Hebron?

HH: Nel ’48 con la creazione dello Stato di Israele il mio paese Garratin fu raso al suolo. Ci ricostruimmo un villaggio chiamato At-Tuwani dove un tempo c’era una ampia area pascoliva.

La gente del mio villaggio e quella dei centri a sud di Hebron é gente semplice dedita soprattutto alla pastorizia che assieme all’agricoltura è l’unica fonte di sostentamento. Dopo che i coloni fondamentalisti avevano avvelenato svariati ettari di pascoli con chicchi d’orzo bolliti in fluoracetamide, fatto morire più di un centinaio di pecore e l’esercito distrutto le case e i nostri antichi sistemi idrici, c’eravamo posti il problema di come resistere alle violazioni del diritto umanitario da parte di Israele. Abbiamo scelto la lotta non violenta agendo in ambito legale, con ricorso alla Corte Suprema, ai Tribunali, ai mezzi mediatici.

Nasce dentro questa esperienza il Movimento nonviolento dei Pastori. Comitato delle Colline a sud di Hebron con l’appoggio degli abitanti del luogo.

 

LZ: quanti i pastori, quanti i greggi?

HH: siamo trenta pastori con varie greggi per un totale di 1400 pecore di razza per lo più Baladi ossia autoctone del luogo e Assafi, cioè straniere. Mentre le capre, che rallegrano i luoghi con il suono dei loro campanelli, raggiungono i 350 capi tra Baladi e razza Shami, proveniente dall’est della Siria. Ma la transumanza è scomparsa. Siamo costretti a tenerle ferme sulle stesse colline, mentre prima del ’48 da Garratin le greggi transumavano fino a Hebron, vasta zona di pascoli.

 

LZ: che tipo di pascolo offrono le colline di Hebron ?

HH: abbiamo vari tipi di essenze, fiori e cespugli di cui si cibano le greggi grazie anche ad un sistema di irrigazione antichissimo: conserviamo cisterne secolari scavate nella roccia, alcune ancora di origine bizantina, per raccogliere l’acqua piovana nei periodo delle pioggie che ha inizio tra novembre e dicembre. Abbiamo quindi una autonomia idrica fino a maggio per uomini ed animali. Ma pure queste sono a rischio al pari delle grotte millenarie per via dell’esercito israeliano che le distrugge per costruire mega aree per le proprie esercitazioni militari.

 

LZ: e nel periodo di siccità?

HH: nella secca le bestie mangiano di tutto, le pecore anche le radici del grano. Teniamo comunque sempre da parte una riserva di raccolto per gli animali e integriamo con una leguminosa locale, con frumento, con orzo che proviene dalla Francia, con mais che proviene dal Canada.

 

LZ: con Mais non OGM free?

HH: probabilmente!

 

LZ: Quando cominciate a mungere e per quanto tempo?

HH: da novembre fino a metà gennaio gli animali partoriscono. Allattano i piccoli per 45 giorni. Dopodiché ha inizio la mungitura che dura 70 giorni e la produzione del Laban il nostro formaggio locale fatto dalle nostre donne.

 

LZ: El Hallabat è il loro nome vero?

HH: si proprio così, Donne del Formaggio, sono loro che mungono, che trasformano il latte in formaggio e mia madre Fatma è tra le più brave, colei che insegna e porta avanti la tradizione.

 

LZ: vuol raccontarci, nei dettagli, come avviene la caseificazione del latte di Hebron?

HH: il latte di pecora unito a quello di capra viene versato, subito dopo la mungitura, in un recipiente metallico e fatto riposare per 24 ore. Poi viene immesso nella Shraà, un’otre ricavata da pelle di pecora, in cui rimane sempre un po’ di "madre", ossia  un po’ di latte fermentato della precedente lavorazione. Issata su un tre piedi di legno l’otre verrà sbattuta poi per un’ora. Chi ha l’otre più grande, è chiaro, è più ricco!

 

LZ: Un’ora quindi di pre-caseificazione?

HH: Sì, il latte così sbattuto e fermentato per un’ora, tolto dall’otre, viene versato in un pentolone che noi chiamiamo tongera, e posto sul fuoco per tre minuti a caseificare. La massa separatasi dal siero viene raccolta in un telo di cotone e appesa a gocciolare più o meno per 5 ore, per essere poi conservata con del sale per 10 giorni in un contenitore fatto con pelle di animale. Successivamente la pasta viene mescolata con aggiunta di sale del mar Morto e un po’ di Helby, una spezia locale.

 

LZ: un formaggio capro-ovino speziato e molto saporito quindi?

HH: certo! Che le donne dei villaggi poi modellano con cura in piccole forme piramidali e mettono al sole per una settimana o 10 giorni per conservarle infine nelle Laban Jamid, piccole borse di tela poste in armadi da formaggio, in un apposito luogo della casa per essere poi vendute al mercato di Yatta.

 

LZ: case che un tempo erano grotte scavate nella roccia. È così?

HH: sì, la gente, in queste zone viveva un tempo nelle grotte millenarie, le mugaara, in totale armonia con i propri animali. All’entrata della grotta sul battuto di terra era possibile distinguere il percorso degli animali e quello degli umani. Ora sono a rischio di scomparsa perché già nel ’99 l’esercito le ha chiuse, deportando 1200 persone a nord, a At-Tuwani e Yatra.

 

LZ: e il burro, c’è una qualche tradizione in Palestina.

HH: in primavera usiamo produrre piccoli quantitativi di burro di capra dalla pasta candida e dal sapore dolce.

 

LZ: Hafez , Lei è venuto in Italia per una serie di incontri grazie a Humanity Togheter, l’ong  di ispirazione cristiana fondato da Piergiorgio Rosetti e Kristin Anderson Rosetti che lavorerà a fianco del Comitato non violento dei Pastori. Cosa ha chiesto a coloro che l’ascoltavano e cosa chiede ai lettori di Carta?

HH: semplicemente di fare conoscere la nostra storia, le profonde ingiustizie a cui siamo sottoposti e alle quali mai risponderemo con la violenza ma con la resistenza attraverso idee ed esperienze attive nella cura della nostra terra come richiamo alla solidarietà per le generazioni future in Palestina come in Israele. A Carta chiediamo il sostegno morale perché il nostro formaggio millenario possa essere riconosciuto. Sarà un primo concreto aiuto per tutelare così le nostre famiglie, le nostre case, i campi, l’acqua e i pascoli. La nostra terra di Palestina.

 

© laura zanetti, novembre 2008

 

Petizione per salvare il formaggio Laban e le grotte delle Colline Di Hebron: humanitytogether@ymail.com.

 

 

Petizione a sostegno delle comunità agricole pastorali

delle colline a sud di Hebron

 

 

Al Primo Ministro dell'Autorità Palestinese

Al Ministro dell'Agricoltura

Al Governatore di Al-Khalil

 

Desideriamo portare alla Sua attenzione le condizioni in cui vivono le comunità di At-Tuwani, UmmFakkara, Tuba, e Maghaer Al Abeed e gli altri villaggi dell'area denominata Masafer Yatta (parte della quale è anche nota come Arkub).  Quest’area, situata all'estremo limite sud della West Bank, è compresa tra la Linea Verde e la statale 317 nel distretto di Al-Khalil (Hebron), sotto la municipalità di Yatta.

L'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha dichiarato l'area di Masafer Yatta come la più povera della West Bank. L'area è priva di linea elettrica, acquedotto e altri servizi. La gran parte della popolazione vive in antiche grotte praticando un'agricoltura di sussistenza. Secondo gli accordi di Oslo, Masafer Yatta è considerata “Area C” (ovvero sotto completo controllo militare israeliano). L'area è anche disseminata di insediamenti e avamposti israeliani.

Gli abitanti palestinesi di Masafer Yatta devono affrontare ogni giorno la violenza dei coloni israeliani, dell'esercito e della polizia israeliana. Inoltre, la polizia israeliana che ha giurisdizione sulla gente e l'area, raramente reagisce alla violenza dei coloni, ai danni alle proprietà e ai furti subiti dai palestinesi. I coloni israeliani regolarmente danneggiano i raccolti ed i greggi dei locali palestinesi ed i pastori e gli agricoltori palestinesi, che dipendono completamente dai raccolti e dall'allevamento, non hanno i mezzi economici sufficienti a compensare i danni ricevuti.

Tra marzo e aprile del 2005, i pastori palestinesi che pascolavano vicino ai villaggi di At-Tuwani e UmmFakkara, persero più di 100 pecore e capre, a causa dell'avvelenamento dei pascoli ad opera dei coloni di Ma’on e Havot Ma’on. In questa occasione, il Ministero dell'Agricoltura dell'Autorità Palestinese ed il Governatore di Al-Khalil, annunciarono pubblicamente che l'Autorità Palestinese (PA) avrebbe compensato i pastori e le loro famiglie per i capi di bestiame persi. 

La PA promise la compensazione monetaria per ogni capo di bestiame morto.

Nessun pastore, a tutt’oggi, ha ricevuto il compenso promesso.

Considerando che ogni sostegno dato agli abitanti di Masafer Yatta assicura la presenza palestinese nell'area e previene la migrazione forzata dalla stessa (con la conseguente appropriazione della terra da parte dei coloni  dei soldati israeliani):

 

Chiediamo che l'Autorità Palestinese provveda immediatamente alla compensazione monetaria ai pastori per i capi di bestiame persi a causa dell'avvelenamento dei coloni del 2005.

 

Con questa fondamentale compensazione, i palestinesi locali saranno in grado di continuare a vivere nell'area di Masafer Yatta, mantendendo il loro stile di vita tradizionale di popolo seminomade, agricoltori e pastori. Non ultimo, la loro lotta non violenta contro i coloni ed i militari israeliani, una lotta essenziale per mantenere la terra palestinese e le tradizioni palestinesi.

 

RingraziandoLa per la Sua attenzione attendiamo una Sua risposta.

 

 

Petizione a sostegno delle comunità agricole pastorali

delle colline a sud di Hebron

 

 

Al Primo Ministro di Israele

Al Ministro della Difesa

 

Vorremmo portare alla Sua attenzione le condizioni di vita degli abitanti delle comunità di At-Tuwani, UmmFakkara, Tuba, Maghaer Al Abeed, e degli altri villaggi compresi nell'area chiamata Masafer Yatta (parte della quale nota anche come Arkub), situata nell'estremità meridionale della West Bank tra la Linea Verde e la statale, nel distretto di Hebron (Al-Khalil).

L'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinatore degli Affari Umanitari (OCHA) ha definito Masafer Yatta come l’area più povera della West Bank: gran parte della popolazione palestinese, intimamente legata alla propria terra e al proprio stile di vita tradizionale, vive in antiche grotte e pratica una agricoltura e un allevamento di sussistenza.

Purtroppo queste comunità continuano ad essere sotto la minaccia di espulsione forzata. Il 16 novembre del 1999 infatti, i militari israeliani espulsero dalle loro abitazioni circa 700 residenti di Masafer Yatta con lo scopo di creare una zona militare permanente di esercitazioni  (definita area 918).

In risposta all'espulsione, nel 2000 e nel 2001, centinaia di residenti di Masafer Yatta si rivolsero all'Alta Corte di Israele chiedendo il rispetto del loro diritto al ritorno nelle loro abitazioni e alle loro terre confiscate (petizione all'Alta Corte numeri HCJ 517 e 1199/00).  Nonostante l'Alta Corte abbia concesso ai residenti di tornare alle loro abitazioni, il problema rimane tuttora aperto.   

La proposta del Ministero della Difesa inerente l'area permanente di esercitazioni militari in Masafer Yatta farebbe spostare dalle loro abitazioni più di 1000 persone, tra adulti e bambini, con la distruzione di pascoli e delle terre agricole. 

 

Chiediamo al Ministero della Difesa di rinunciare immediatamente  al piano di deportazione dei cittadini di Masafar Yatta, al fine della creazione dell'area di esercitazioni militari in Masafer Yatta ed il ritiro del Ministero stesso dal caso aperto presso l'Alta Corte (petizioni HCJ 517 e 1199/00).

 

Siamo inoltre a conoscenza che i militari israeliani spesso vietano ai residenti di Masafer Yatta di accedere ai loro pascoli e alle loro terre agricole. Secondo la delibera dell'Alta Corte numero H.C.J. 9593/04 ( del 26 giugno 2006) i proprietari palestinesi hanno il diritto inviolabile di accedere alle loro terre. Questo diritto dovrebbe essere sostenuto e non impedito, dalle forze israeliane nell'area, come sostenuto dal rappresentante del Quartetto per il Medio Oriente, Mr. Tony Blair, durante una sua visita al villaggio di At-Tuwani, nell'area di Masafer Yatta, il 19 Marzo 2009:

 “Senza un nuovo e diverso sistema applicato nell'Area C [l'area della West Bank sotto completo controllo israeliano], sarà molto difficile per i palestinesi avere gli standard di vita che dovrebbero avere ed essere in grado di sviluppare le loro terre”.

 

La ringraziamo per la Sua attenzione, in attesa di una Sua risposta.

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