La discarica inquina, falda a rischio
Servono 15 milioni per la bonifica della parte vecchia

 

 

ARCO - La discarica Maza inquina. È la parte vecchia del sito a creare grattacapi: le montagne di materiale accumulato immettono nel terreno sostanze tossiche. E queste potrebbero raggiungere o raggiungerebbero già la falda acquifera. Rilievi effettuati in febbraio al pozzetto piezometrico 6, quello che dovrebbe rendere conto dello stato della falda sotto il centro di stoccaggio di rifiuti di Arco, darebbero un quadro preoccupante.

Un valore è fuori limite, quello del manganese con 85 milligrammi per litro sul limite massimo fissato a 50. Risulta da un'indagine commissionata dal Comprensorio Alto Garda e Ledro, responsabile della gestione della discarica, alla Lachiver, ditta specializzata di Verona. I prelievi sono stati effettuati il 25 febbraio 2009. Il dato non filtrato (termine tecnico) aveva restituito un quadro ancora peggiore con 6 metalli pesanti fuori norma ma Vittorio Fravezzi, presidente del Comprensorio, ha assicurato che i risultati «vanno letti dopo la filtrazione secondo le normative nazionali e dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)».

 

In ogni caso anche l'Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente (Appa) ha fatto i suoi controlli al piezometro 6 il 25 febbraio. «Dai rapporti di prova si evidenzia - ha verbalizzato l'Appa - oltre all'elevato contenuto di materiale in sospensione (1750 mg/l), un elevato valore di Cod, (ossigeno disciolto che indica inquinamento, ndr) (119 mg/l) e di azoto ammoniacale (64 mg/l), un valore di manganese (0,113 mg/l) superiore ai limiti previsti per le acque sotterranee, mentre dall'analisi relativa al prelievo effettuato nel rio Salone, nonostante l'abbondante apporto di acque di scolo della montagna, risultano tracce di azoto ammoniacale, a dimostrazione dell'avvenuta contaminazione delle acque da parte di matrice riconducibile per caratteristiche al percolato di discarica». L'Appa insisteva in aprile perché il Comprensorio mettesse in sicurezza e bonificasse il sito. In quella sede fu fatta una segnalazione alla procura della Repubblica.

 

L'11 giugno scorso sono stati pescati nuovi campioni, sempre al piezometro 6, per valutare eventuali variazioni. La situazione appare serissima. E se, da un lato, conforta sapere che «la Provincia ha già stanziato 7 dei 15 milioni che serviranno per la bonifica», come ha detto Fravezzi sentito ieri in merito alla questione, dall'altro la notizia non fa che confermare che l'inquinamento è grave e che occorre agire subito.

Il piezometro 6, infatti, serve per capire se la discarica perda elementi contaminanti non solo in orizzontale, ossia nel rio Salone, il già noto percolato più volte fuoriuscito, ma anche in verticale, in profondità, andando così a mescolarsi con le acque di falda.

Nel dicembre 2007 funzionari dei Bacini imbriferi montani notavano il rio Salone inquinato. Prese così il via nel febbraio 2008 il monitoraggio da parte del Comprensorio sulla parte vecchia della discarica con campagne di analisi su appositi pozzi piezometrici: misero in evidenza che la grana c'era, che i valori sui metalli non erano buoni.

 

Peraltro lo stesso Fravezzi ha ammesso ieri «che quando la falda è alta, sono maggiori i problemi. Assieme alla Provincia - ha spiegato - ci stiamo muovendo per risolvere il guaio presto e alla radice. Trento ha già stanziato 7 milioni di euro per la bonifica ma ne serviranno in totale una quindicina. A inizio 2009 ho voluto tutti attorno a un tavolo per un confronto: c'erano Alberto Pacher, neo assessore provinciale all'ambiente, Berlanda dell'Appa, Nardelli dell'ufficio gestione rifiuti, Brunelli dell'ufficio tecnico del Comprensorio. Abbiamo deciso di intervenire per pianificare l'operazione di bonifica e di "capping", di copertura, della parte vecchia della discarica. Intanto ho chiesto una messa in sicurezza urgente». Per la bonifica servirà più tempo, occorre una progettazione accurata e i lavori partiranno nel 2010.

 

«Si tratta in ogni modo - ha aggiunto Fravezzi - della parte vecchia della discarica, dove dagli anni Cinquanta il Comune di Arco e dagli anni Settanta tutto il comprensorio hanno conferito materiale, in tempi in cui non c'era tutta questa attenzione e nemmeno c'erano le normative di tutela che ci sono adesso». Insomma, i grattacapi dati dal vecchio sito della Maza sembrano essere parecchi. C'è da capire se solo ora siano stati rilevati problemi tali da mettere eventualmente a rischio le acque sotterranee o se ci siano stati campionamenti sulla falda in passato e quali siano stati nel caso i risultati delle analisi. Visto che negli anni scorsi il percolato dalla discarica è arrivato nel torrente Salone, ci sarebbe da chiarire se nessuno prima d'ora abbia mai provato la contaminazione della falda, che si trova a una profondità media di 13 metri sotto il suolo. E quali conseguenze avrebbe tale inquinamento. A iniziare da Pratosaiano.

 

Stefano Ischia

l’Adige, 20 giugno 2009

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