«Tav, rischio per le sorgenti della città»

 

 

Il progetto Tav è un'opera che prevede il quadruplicamento della ferrovia del Brennero e che costerà non meno di 65 miliardi di euro.

Rispetto al progetto presentato dalle Ferrovie, che vedeva il tracciato trentino sulla Destra Adige, il nuovo progetto colloca l'opera, esclusi pochi chilometri all'aperto, tutta in galleria sulla sinistra del fiume.

L'obiettivo della Tav è quello di trasferire parzialmente un ipotetico aumento del trasporto merci che transita dal Brennero dalla strada alla rotaia.

 

Guido Modena, battagliero presidente della Consiglio circoscrizionale di Marco, torna all'attacco a pochi giorni dalla discussione in Consiglio comunale sul mega-progetto (su richiesta proprio della Circoscrizione da lui guidata)

«Nelle presentazioni del progetto effettuate dall'assessore provinciale Pacher e dal dirigente De Col sia a Rovereto che a Mori era stata evidenziata graficamente la movimentazione delle merci su dati teorici tale che, nel 2030, se non si interviene con celerità collasserà il traffico sull'Autobrennero.

È stato anche detto, però, che quest'anno il traffico delle merci per il Brennero ha avuto una riduzione notevole: in aprile del 30% in meno rispetto ad un anno prima. Resta il fatto che, anche costruendo la nuova ferrovia, la qualità dell'aria non migliorerà, anzi: da Salorno a Peri con le brevi finestre di Lavis dei Murazzi ed a sud di Rovereto scegliendo tra le tre soluzioni che interesseranno Marco, Serravalle o S. Margherita, la montagna subirà una ferita ambientale e idrogeologica dalla portata non definibile.

 

È stato ricordato che l'opera può essere garantita al 70 % e che il tunnel esplorativo, dal costo di oltre 100 milioni di euro a km, dovrebbe darci qualche risultato in più e che se le cose non si mettessero bene si potrebbe anche modificare il progetto».

«Ma una volta che si è messo mano al delicato ecosistema è pensabile che si possa metterci sopra una pezza? - si chiede ancora Modena - Il lago di Loppio è sparito a causa della costruzione della galleria Adige-Garda, pochi mesi fa nella traforazione della galleria pilota per il depuratore di Trento lo scavo in galleria ha messo a nudo una falda acquifera di 100 litri al secondo, acqua che non era stata preventivamente localizzata.

 

Questo per dire che gli scavi sotterranei potrebbero creare impensabili danni ai bacini che alimentano acquedotti anche di alta montagna; tolto un possibile tappo alla base, le fonti di alimentazione potrebbero svuotarsi e mettere in difficoltà la popolazione. Limitarsi, quindi, a pensare che la comunità di Ala si sente tranquilla se non viene realizzato il progetto A o B e che l'amministrazione comunale di Mori si augura che l'acqua dello Spino sarà ancora fonte d'alimentazione significa augurare il male agli altri.

Nello stesso tempo, però, è normale che queste preoccupazioni possano interessare anche la stessa città di Rovereto che viene alimentata dall'acqua della sorgente Spino o zone turistiche come Folgaria, sovrastanti il tunnel che si vuol realizzare».

«In questi giorni ho avuto modo di utilizzare il treno rilevando, purtroppo, che così come per i treni merci anche per i treni viaggiatori si evidenzia la mancanza di volontà politica di affrontare un serio ragionamento sull'utilizzo dell'attuale ferrovia, che obbliga i potenziali utenti a rivolgersi ad altri servizi o ad utilizzare il proprio mezzo incrementando in tal modo il traffico stradale.

 

Ora, di fronte a questo enorme problema, c'è solo la richiesta di pronunciamento dei comuni entro luglio perché i giochi ormai sono fatti. In altri tempi la costruzione della ferrovia del Brennero aveva vincolato il sedime con fasce di rispetto che ancora dovrebbero esistere ed essere utilizzate senza creare danni idrologici e ambientali; aveva permesso ai territori lambiti da quest'opera la possibilità di avere una propria stazione, quindi un servizio per le comunità della Valle dell'Adige, invece con la Tav si vuole immolare questo nostro territorio sull'altare del progresso indipendentemente dalla gente che vi abita senza nessuna concreta contropartita».

 

G.L.

l’Adige, 5 luglio 2009

 

 

Ipotesi «C»
«Saremo ostaggi dei cantieri per 30 anni»

 

Quando nel progetto che interessa il lotto 3 vengono prese in considerazione le soluzioni A-B-C (anche se l'ufficio Via non ha ancora dato l'autorizzazione), ad un certo punto si legge che la soluzione C sarebbe la meno impattante.

«Con questa dizione si vorrebbe indicare che la costruzione della Tav creerà disagi marginali sia alla popolazione che all'ambiente - commenta Modena - questa soluzione vedrebbe il paese di Marco, 2800 abitanti, circondato da due cantieri, uno a nord di 4,5 ettari ed uno a sud di 12,5 ettari distanti tra loro circa 2 km, e la parte ovest del paese affiancata alla nuova ferrovia. Se nei cantieri è previsto il deposito del materiale di risulta di circa 2,5 milioni di metri cubi derivanti dallo scavo delle gallerie, la lavorazione del materiale che servirà di riporto nelle gallerie stessa, il deposito presso le cave Lastiela e Cengi delle eccedenze, la movimentazione dei mezzi per queste operazioni ed il caos alla viabilità (non solo di Marco ma di tutto il nodo stradale circostante) che queste determineranno per un tempo di 20-30 anni, diventa difficile pensare che questa sia la soluzione "meno impattante».

 

l’Adige, 5 luglio 2009

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