Inceneritore: il perché della mia protesta

 

Ho letto l’editoriale dedicato all’inceneritore e alla gestione dei rifiuti. L’articolo è ben fatto. Io punterei di più sul fatto che per noi culturalmente i rifiuti sono da togliere, eliminare subito. Riportano a puzza, inutilizzabile, scarto inservibile e quindi la modalità dell’esclusione sia la più rapida. Invece va colto il momento educativo che stiamo vivendo in tale situazione: il rifiuto come  un bene. Già parlare di rifiuto diventa scorretto. E’ un materiale che nei nostri programmi non rientra. Necessita far rientrare anche gli scarti nella realtà della materia al servizio della collettività. Materia creata che anche nelle sue parti apparentemente meno nobili ha un significato. Uno può obiettarmi che bruciando si può avere energia e calore. Ma a che prezzo? E i residui sono ancora riutilizzabili o saranno fonte di nuove problematiche ulteriormente pericolose?

Rifiuti invece come bene da scoprire.

Rifiuti come fonte di nuovi posti di lavoro per il loro riutilizzo. Si spenda qui denaro pubblico per la ricerca di un riutilizzo benefico e per un’educazione capillare alla responsabilizzazione della vivibilità del creato per tutti.

Questo potrebbe essere il momento giusto per una campagna pensata porta a porta fatta da giovani preparati che insegnano alla gente (i loro giovani che insegnano con autorevolezza nei loro villaggi) di ogni età come e cosa significa rispetto dell’uomo, del creato e del suo Creatore, nella sobrietà dell’uso delle cose e nella condivisione di cultura e sperimentazione.

 

padre Fabrizio Forti

Vita trentina, 18 settembre 2005

 

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