Nota di Nimby trentino

 

Secondo quanto in programma tra Comune, Provincia di Genova e Amiu, la Liguria sembra voler sprecare l’opportunità di gestire seriamente e responsabilmente i propri rifiuti, che vanno riciclati e ridotti innanzitutto.

Un No deciso a TMB, biodigestori e ince-gassificatori sembrerebbe prerequisito essenziale e qualificante anche per una Rete Rifiuti Zero che preferisce, invece, trastullarsi in altre opportunità nel tentativo di salvare la sua barca, in vista dei miracoli del 2020, 2030 ecc..

Intanto Amiu e consulenti si accontentano dei loro fatti e investono sulle loro negligenze. Forse, anche stavolta, in vista dell’ennesima campagna elettorale alla quale non può mancare l’ambientalismo doc(ontrollato).

 

 

Il Corriere Sestrese – n° 6/7, giugno-luglio 2009

Presentate le conclusioni della commissione per l’impianto finale
Una città dei rifiuti a Scarpino
Offerta speciale: tre impianti al posto di uno
Gli interessi dei cittadini contro gli interessi di Amiu

 

I Sestrini non ci stanno

 

Cronaca di un ince-gassificatore annunciato in una città che non è governata da se stessa.

Nel pomeriggio del 29 giugno la “Commissione per il supporto tecnico scientifico nelle valutazioni connesse alla realizzazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti organici e di un impianto per il trattamento della frazione finale residua post raccolta differenziata dei rifiuti (DGC n. 288/2008)” ha presentato la propria relazione conclusiva davanti alle Commissioni ambiente del Comune e della Provincia riunite. Una presentazione bis è avvenuta poi il 9 luglio alle 14,30 davanti alla Municipalità Medio Ponente.

Ci siamo stupiti delle modalità utilizzate dal Comune di Genova in questa occasione: i consiglieri non erano stati forniti del testo di relazione in precedenza (incredibile!) e quindi non l’avevano potuto esaminare e l’accaduto ha fornito a gran parte della destra l’alibi per uscire dalla Sala Rossa. L’analisi tecnica quindi ha finito per rivolgersi ad una platea ridotta a metà.

Intanto Amiu era sui banchi del governo di Tursi con l’a.d. D’Alema.

 

Nulla di nuovo nei dati.

Anzi analizzati numeri vecchi addirittura risalenti al 2003. Da tempo su internet troviamo materiale di gran lunga più esauriente e soprattutto a più ampio spettro: non sarebbe stato meglio risparmiare i soldi dei cittadini per fare RD e responsabilizzare Amiu invece di far girare tutta l’Europa a funzionari & C.?

Di fatto la commissione ha avuto un unico scopo: tentare di sostituire l’inceneritore a combustione tradizionale con un gassificatore. Un tipo (!) di inceneritore molto diffuso in Giappone e in Corea che prevede gassificazione a fusione diretta.

L’amministrazione genovese non può prescindere da un rispetto almeno formale degli obblighi legislativi perciò la commissione ha dovuto dimensionare l’impianto sul nuovo parametro del 65% di RD che ai tempi della giunta Pericu non era ancora legge.

Tursi pretende di aver scelto un impianto più piccolo perché la RD dovrebbe crescere. Dovrebbe. Invece siamo sempre al palo perché non ci vengono forniti gli strumenti adatti.

In parallelo però a fianco dell’ince-gassificatore vengono previsti altri due impianti. Un TMB per produrre CDR cioè un trattamento meccanico biologico per produrre combustibile da rifiuti e un grosso biodigestore anaerobico che può trattare umido molto sporco e il cui fango in uscita verrà bruciato anch’esso nel gassificatore come racconta l’ex assessore della Provincia Mauro Solari, superincaricato della Municipalità Medio Ponente!

 

In pratica la commissione si mette a vento.

Se Amiu non raggiungerà gli obiettivi di RD comunque la grossa filiera di impianti sarà in grado di macinare rifiuti. Se il gassificatore non sarà sufficiente a trattare tutto il CDR, il combustibile potrà sempre essere esportato o finire in centrale.

In tutti i casi la RD non dovrà essere di qualità controllata, il residuo potrà contenere alte quantità di umido… insomma ad Amiu non si richiede nessuno sforzo per evitare di inquinare i cittadini.

 

Nasce la fabbrica dei rifiuti.

Basata sulla foglia di fico del recupero energetico, ma soprattutto nasce la finanza dei rifiuti. Con guadagni per chi costruisce impianti e speculazioni finanziarie per le aziende di servizio che puntano a diventare sempre più grandi e quotate in borsa.

Inquinamento per i cittadini e costi alti a carico delle tariffe. Un sistema che oltretutto produrrà pochi posti di lavoro e distribuirà altrettanta scarsa ricchezza.

Ancora una volta si vendono a Genova ipotesi e progetti campati in aria. Si nominano percentuali di RD senza descrivere pianificazioni, modalità e investimenti per realizzarle.

Si parla di dimensioni di impianti per rincorrere l’esistente e non per migliorarlo. Soprattutto non si sono menzionati i quantitativi reali di produzione dei rifiuti né le misure da prendersi per attivare serie politiche di riduzione alla fonte.

Un solo dato è risultato chiaro all’ascoltatore attento: la commissione non crede che si possa superare la soglia del 45% di RD tanto che, in barba agli obblighi di legge, la P.A. posiziona su questo limite il valore massimo per dimensionare l’impianto. Eppure i tempi di costruzione richiederanno almeno due anni. E in questo lasso di tempo Amiu avrebbe l’obbligo di investire sulla RD fino a raggiungere il 65% al 2012.

 

I conti non tornano.

Se in questi due anni Amiu arriverà solo al 45% evitando di attivare serie raccolte porta a porta rimarrà il 55% di rifiuti da smaltire.

Esattamente come previsto ai tempi della Giunta Pericu. Quale differenza dunque? Nella sostanza nessuna perché comunque tutto il rifiuto non differenziato e non avviato a riciclo sarà fonte di inquinamento a carico del nostro territorio. Lo dimostrano i dati stiracchiati che la commissione produce senza avere il coraggio di una scelta definitiva. Lo dimostra anche l’impossibilità tecnica della commissione ad effettuare concrete quantificazioni costi/benefici tanto che la preferenza per l’uno o l’altro insieme di filiera si esprime solo attraverso il segno grafico di faccette sorridenti o imbronciate.

 

È la resa dei tecnici alla politica.

Si sente nell’aria dalla velocità con cui la prof. Paladino ha fretta di snocciolare numeri che sa opinabili e contestabili in quanto basati su ipotesi più che su verifiche o dati consolidati. Lo dice chiaramente Attilio Tornavacca - nuovo consulente - di ESPER nel suo intervento a fine giornata davanti a un’aula ormai semivuota quando gran parte del pubblico e del consiglio, chissà perché, aveva ritenuto opportuno uscire. A Tornavacca è toccato il compito di rispondere agli interventi dei consiglieri. Nessuno dei politici ha potuto evitare un riferimento più o meno diretto allo scarso impegno di Amiu nella RD. Chiarissimo in aula il giudizio critico sull’impostazione e sui risultati del test di Ponte X e di Sestri (promosso dagli Amici del Chiaravagna – assenti dall’aula - con Legambiente, Italia Nostra e Amiu).

Tornavacca ha dovuto ammettere ed evidenziare che in altre città - Roma e Napoli in testa - interi quartieri hanno superato invece in breve tempo la soglia del 70% pur in condizioni difficili, strade strette, percorsi in salita e grandi condomini. Ha anche dovuto ammettere che le esperienze genovesi non sono “porta a porta” (eppure ce l’avevano venduta come tale!!!) o di prossimità perché i bidoncini non sono stati destinati ad uso esclusivo di utenze individuate. Un coniglio tolto dal cappello e un trucco svelato ad una città che continua a far finta di fare e chiama le cose con i nomi sbagliati. Peccato che mentre un trucco si svela, un altro rompicapo si costruisca: abbiamo capito bene o per Tornavacca è scontato che a Genova si raggiunga a fatica il 65% di RD? Causa caratteristiche orografiche e verticalizzazione che giustificherebbero tempi lunghissimi nella crescita delle percentuali?

 

Come mai a Napoli sì e a Genova no?

In questo Tornavacca non ci ha convinto. Non a caso ha affermato di essersi aspettato circa il 60% di RD nei quartieri di Napoli, ma i napoletani hanno superato le previsioni tecniche e sono arrivati al 73%. E contano di andare oltre. Perché dopo aver dimostrato alte percentuali in singoli quartieri, si esclude la possibilità di puntare a rifiuti zero in un grande centro? Tutto questo non ha senso, soprattutto a Genova. Ci hanno dichiarato città metropolitana, ma nella sua linfa profonda Genova è federazione di comuni che ancora oggi, nonostante lo sviluppo collinare, conservano specificità e voglia di gestirsi in autonomia. Per Amiu sarebbe più che possibile creare dipartimenti territoriali diversi nei vari municipi organizzando servizi più vicini al cittadino con mezzi piccoli e poco inquinanti e con operatori destinati a svolgere attività di controllo e di coordinamento di raccolta e gestione dei rifiuti. Se ogni municipio gestisse il proprio territorio potremmo contare su aree che vanno dai 50.000 ai 150.000 abitanti quindi gestibilissime e controllabilissime.

 

Una grossa verità alla fine dei lavori della commissione.

Il testo elaborato non è che un’analisi tecnica. La commissione non si assume la responsabilità di nessuna scelta e lascia quest’ incombenza alla politica.

Noi alla politica ricordiamo che qualsiasi impianto di smaltimento è la conseguenza di cattive politiche del territorio e ricordiamo anche che abbiamo diritto per legge di raggiungere il 65% di RD entro il 2012 prima di parlare di impianti. Ben coscienti che una raccolta differenziata può andare oltre gli obiettivi di legge, abbassa i costi per il cittadino e garantisce migliore qualità della vita e del decoro urbano.

Il fatto che anche l’ultimo aggiornamento del piano industriale di Amiu punti sull’apporto tecnologico per raccolta e smaltimento a discapito dei cittadini e dei posti di lavoro impone da parte nostra la richiesta di una totale revisione delle politiche aziendali che riteniamo insostenibili ed economicamente controproducenti sul medio lungo periodo. Sia in termini economici, di rischio finanziario e di efficienza di servizio.

Gli interessi e la salute dei cittadini contro gli interessi di Amiu.

E.P.P.

 

 

L’opinione

Riportare l’Uomo al centro della scena

di Emilia Parodi Pedrina

 

La “rifiutologia”, branca dell’“antropologia”, definisce i rifiuti come gli escrementi della civiltà.

I suoi tic e la sua ossessione. Una sorta di cannocchiale rovesciato per esplorare il singolo cittadino (produttore, in Italia, di 1 kg e mezzo di spazzatura al giorno). Mentre la RD “porta a porta”, termometro di una società evoluta, vede Genova al palo in un Medioevo dal 20% di raccolta differenziata. 4.000 voti alle ultime elezioni europee si sono volatilizzati a Sestri perché la maggioranza vuole collocare un inceneritore/gassificatore/torcia al plasma sulle alture e chissà quali sorprese riserveranno le regionali.

La destra, gatta, ha delegato la soluzione rifiuti alla sinistra (tanto che, da Ponente a Levante, viene dato per scontato un impianto a Scarpino in grado di servire l’intera Liguria!) e la sinistra, allo sbando tra candidature plurime (ora c’è anche Beppe Grillo sul teatrino del PD...) e la ricerca di sé stessa, non ha ancora capito che deve cambiare in profondità se vuole sopravvivere.

Ricominciando con nuove teste e nuove idee. Da zero. Da rifiuti zero se intende vincere e convincere.

Con un riciclo politico e dei rifiuti totale. Invece arrivano assessori e consulenti da fuori, gli scandali si sprecano, i programmi latitano, il Ponente è preda consolidata, pezzenti di piccole e grandi cordate si agitano, si dà il via a filiere da ciclo integrato con combustione finale invece di piattaforme di selezione non inquinanti, etc... etc... Il tutto mentre Amiu rifiuta di organizzare una RD “porta a porta” vera. A quando l’azzeramento di vertici sordi alle richieste della gente? È lì il nocciolo della questione. Intanto “la destra gongola vedendo la sinistra affondare nel carico dei propri errori e soprattutto delle proprie incapacità”. Cosa sarà nel 2010 della Sestri operaia e della Genova rossa? Se decisive per la RD sono collaborazione e fiducia tra istituzioni e popolazione, queste vanno ri-costruite. Ma Amiu deve agire per gli interessi della gente e non per i propri. Subito. La verità sta venendo a galla e non è più possibile dare a bere ai cittadini che uno o più impianti di smaltimento, pronti a vomitare m3 e m3 di fumi con nanoparticelle, diossine, furani e metalli pesanti 365 giorni all’anno, siano cosa da nulla. Adesso o mai più. È arrivata l’ora che Genova dimostri la propria capacità di mobilitarsi per politiche innovative e complesse invece di accontentarsi del male minore. Immaginando soluzioni durature, eque in termini di costi e benefici, non inquinanti e condivise.

E senza fare figli e figliastri. Per affrontare il problema rifiuti – problema di tutti - è necessario mettere al centro l’Uomo e la qualità della sua vita invece degli interessi di pochi. Cominciando a scendere sulla piazza dei bisogni reali. Allora... dobbiamo dare forma al nostro futuro e non lasciare che Amiu lo faccia per noi.

 

 

Testimonianza
Lettera al Card. Bagnasco

 

Convinti come siamo che le vite che si spengono per inquinamento non contino di meno, riceviamo e volentieri pubblichiamo:

In occasione del pronunciamento della commissione sull’impianto finale rifiuti a Scarpino e la prossima approvazione di opere e/o impianti inquinanti sul territorio, sentiamo l’urgenza di rendere partecipe la comunità sestrese della lettera inviata in precedenza a Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo Angelo Bagnasco.

Noi siamo coscienti della profonda difficoltà e pericolosità delle problematiche ecologico-ambientali e della loro forte incidenza sulla salute e sulla qualità della vita di tutti i cittadini (problematiche spesso trattate in modo non adeguatamente informato da chi ci amministra e non conosciute a sufficienza da noi amministrati che spesso non ci rendiamo conto di come la realtà che ci circonda muti) e pertanto abbiamo chiesto, come persone credenti, al nostro Arcivescovo durante la sua ultima Visita Pastorale a Sestri, una presa di posizione nella convinzione che anche la Chiesa debba incidere nella realtà, non come Entità contrapposta alle strutture statuali, ma come portatrice di un dovere di insegnamento e di lineamenti per chi in essa si riconosce, nell’ottica della sua Dottrina Sociale e nel rispetto per la Vita di Tutti in ogni fase e momento.

“L’aria è per la vita biologica quello che lo Spirito Santo è per la vita spirituale”.

Un gruppo di cittadini

 

Eminenza,

attraverso l’esperienza vissuta nella società ed in incontro Matrimoniale, vediamo attivate delle sensibilità in merito alla grave sofferenza ambientale che la nostra città sta vivendo, segnate, come tante altre problematiche, dall’indifferenza dei più e da gravi ritardi progettuali. Maggiore intensità viene vissuta, oggi nel nostro Ponente cittadino, e qui a Sestri in particolare, a causa dei gravi problemi legati alla presenza dei rifiuti accumulati sulle nostre alture e ai traffici industriali e marittimi che qui incombono ormai da molti decenni, creando situazioni di disagio ineludibili. Ci troviamo spesso impreparati e veniamo quasi sempre anticipati da iniziative che risultano essere tese più alla tutela di interessi “particolari” che non alla difesa di quelli sociali reali. La politica, purtroppo, molto spesso indugia, e comunque si dimostra poco indirizzata al “Bene comune”. Ormai la scienza, unita ad una ricerca tecnologica utilizzata per lo sviluppo del profitto di pochi e non al bene delle collettività, sta aprendo scenari poco edificanti e consolanti in merito alle conseguenze sull’uomo e sull’ambiente originate dall’inquinamento dell’aria, delle acque e del suolo. Si stanno rompendo quelli equilibri essenziali per la tutela delle aree antropizzate e non.

 

Le analisi epidemiologiche segnalano gravi condizioni ed inviano segnali di allarme che risultano quasi sempre inascoltati, non uditi nel rumore di fondo che tutto nasconde o colpevolmente omessi. Consapevoli di non poter lanciare allarmismi ingiustificati, ci rendiamo conto, comunque, di essere di fronte ad una situazione “epocale”negativa. Vorremmo poter collaborare, anche dall’interno delle nostre comunità parrocchiali, perché le nostre città possano diventare più vivibili presentando modelli di comportamento più adeguati alle esigenze di una società civile che sappia conservare e difendere quei tanti beni ricevuti in dono da Dio e che spesso non riconosciamo come tali e li sprechiamo nella più assoluta sconsideratezza ed ignoranza.

 

Noi, come parte della Chiesa del Cristo dei Vangeli, ci sentiamo parte integrante della società civile, e, come tali, in pieno atteggiamento di ascolto e di collaborazione con le Istituzioni. Al proposito, molto stimolo e conforto al pensiero ed all’azione ci è venuto dai messaggi ricevuti dal nostro Papa Benedetto XVI come già dal suo predecessore Giovanni Paolo II.

 

Molto interesse è da porre a quanto detto in occasione dell’incontro del Papa con i Presbiteri nella sua Visita Pastorale alla Diocesi di Bressanone. Come pure abbiamo a insegnamento e stimolo i documenti e le iniziative della CEI che Lei presiede. Molto forte il messaggio per una nuova Sobrietà di Vita che deve esserci da guida per modificare i modi di vivere nelle società industriali ad alti tenori di vita, ma con forti disparità sociali all’interno e verso le altre, per permettere un tentativo di riequilibrio, di ridistribuzione delle ricchezza a chi è lontano da quegli alti tenori. Dobbiamo cercare di salvare l’ambiente con la sobrietà e con esso la salute degli uomini mediante un nuovo modo di intendere la Vita, lasciandoci alle spalle quel consumismo sfrenato cui siamo sempre più spinti da quasi tutte le fonti di informazione e di creazione del consenso.

 

Pensiamo ad una “Pastorale per l’Ambiente” tesa a difendere tutti gli aspetti della Vita umana, una Pastorale che coinvolga e si intrecci con quelle già esistenti per Famiglia, Lavoro, Sanità, Povertà e che di queste, nello specifico ambientale, sappia fare sintesi. Gli squilibri odierni, frutto di “lontananza” dai problemi reali, investono molteplici aspetti sociali e colpiscono in modo sempre maggiore i più i deboli. Riscontriamo particolare debolezza e mancanza di senso della solidarietà nel percepire un accrescimento generalizzato della indifferenza verso tutto, ed in particolare verso gli altri ed i loro problemi, che tocca anche noi cristiani quando ci sentiamo forti ed autosufficienti grazie al nostro lavoro, e ci mettiamo, spesso, nelle trincee delle nostre parrocchie che assumiamo a mura di difesa. In tanti casi, ci sembra proprio che queste ultime siano divenute dei “fortini” da difendere solo con l’azione della Parola, tenendo lontane le problematiche della realtà, perché risultano spesso molto scottanti ed inviterebbero al rischio di un coinvolgimento diretto.

 

Vorremmo sentire i nostri sacerdoti più vicini a quanti di noi oggi subiscono, in ambienti deteriorati, la pressione di scelte sbagliate, a quanti hanno figlie che partoriscono bimbi con gravi problemi di sopravvivenza già dalla nascita, per la presenza in corpo di sostanze nocive trasmesse loro, forzatamente quanto involontariamente, dalla madre. Difendiamo insieme il Creato! Il Signore sollecita, e ordina, a tutti gli uomini di farlo già dalle prime pagine della Genesi consegnandolo nelle loro mani, dandogli la supremazia per poterlo gestire e conservare. Troveremo insieme motivazioni, ragioni e strumenti di azione. Le faremo pervenire un documento dettagliato di analisi della situazione locale dove cercheremo di descrivere, in un’ottica propositiva, la nostra situazione ambientale, perché Lei, ne possa valutare i riflessi pastorali.

 

Le saremmo grati se potremo ottenere un incontro con Lei, o con persone da Lei delegate, per presentarLe in modo più esaustivo i contenuti di quel documento. Ci attendiamo una sua particolare futura attenzione ai nostri quesiti e proposte.

Con devozione, La ringraziamo per il suo ascolto.

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