Rifiuti senza scorciatoie

 

 

Con l’adesione di 11 religiosi al digiuno promosso dal Comitato Nimby, che contesta la scelta di realizzare un inceneritore sul territorio di Trento, la polemica ha assunto rilievo nazionale.

Gli oppositori dell’inceneritore - bollato come “illogica scorciatoia” - in questi giorni hanno scritto a tutti i parroci, chiedendo la loro adesione, in nome dei “valori della coscienza e del rispetto sia degli uomini che delle “cose””, contro quella che giudicano “una politica che perpetua il nefasto processo consumistico e di spreco”, appoggiata da “ragioni di scienza e tecnica a servizio del consumo e degli interessi di chi produce e di molti di noi che irrazionalmente sprecano”.

Rispetto a questa posizione, Provincia, Comune e Trentino Servizi apparirebbero semplicemente dall’”altra” parte. Eppure, dietro le istituzioni, ci sono amministratori che si trovano a loro volta incartati in discariche esaurite, le quali vanno ad affiancarsi alle centinaia da bonificare. Individuarne di nuove - spiegano - significherebbe passare un’ulteriore pesante ipoteca alle generazioni che verranno; altrettanto poco etico considerano il continuare a caricare i rifiuti su camion rivolti in Lombardia, piuttosto che in Germania.

Pur con lentezza, l’ente pubblico ha così investito sulla raccolta differenziata, per la quale si è dato anche una meta (il Piano provinciale pone come obiettivo il 50% entro il 2007), nella speranza che il costo maggiore della raccolta venga compensato dal risparmio che si ha nello smaltimento. Per i rifiuti non altrimenti riciclabili guarda all’inceneritore, concepito come complementare alla differenziata e quale strumento da valorizzare anche per il teleriscaldamento.

Se gli estremismi finiscono per creare rigetto, la contrapposizione frontale porta a non riconoscere nemmeno i punti di contatto. Quella di un consumo critico e di una critica al rifiuto è invece una battaglia che si deve portare avanti insieme, pena il perderla tutti quanti. Oltre che la politica, interpella la responsabilità di ciascuno, chiamato a misurarsi con le “6R” proposte da SergeLatouche: “rivalutare, ristrutturare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare”.

Il cammino che abbiamo davanti è culturale: chiede che famiglia e scuola educhino ad un altro consumo; domanda di porre attenzione alle confezioni dei prodotti, evitando le merci inutilmente ricche di scarti o non biodegradabili; impegna a ridurre la produzione dei rifiuti e ad applicare la tariffa sulla quantità dei rifiuti conferiti; punta a far sì che il 50% della differenziata più che un tetto costituisca una base; esige vigilanza perché i costi di investimento non spingano alla costruzione di un inceneritore di grandi dimensioni in nome delle necessarie economie di scala o di qualche speculazione.

Nella società dell’usa e getta, del vuoto a perdere, e della strategia della ripresa affidata all’aumento dei consumi (“Sono proprio i tuoi acquisti - ci dice la pubblicità governativa - che fanno girare l’economia e, se l’economia gira, giri anche tu”), sarà soltanto uno stile di vita diffuso, all’insegna della sobrietà, quello che lascerà “a secco” gli inceneritori e ci restituirà ad un’altra qualità di vita.

 

Ivan Maffeis – direttore

editoriale di Vita trentina, 11 settembre 2005

 

 

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