Nota redazione Ecce Terra


Due esempi di ecologica e democratica demenzialità. Due “modelli” che si emulano per concorrere al saccheggio e alle devastazioni del patrimonio comune. Ai quali ambiscono anche coloro che predicano la "salvaguardia del creato".

 

 

Ipotesi centrale Altissimo

Zero energia ma tanti utili

L'elenco completo delle due cordate
Tutti gli imprenditori e finanzieri interessati

 

Stefano Ischia - l’Adige, 9 agosto 2009

 

 

NAGO TORBOLE - C'è il gotha dell'imprenditoria trentina e sudtirolese, alcuni big bresciani, tutto il mondo della finanza locale, i magnati e gli impresari. Ci sono quelli che contano, quelli che hanno i soldi, quelli che si aggiudicano gli appalti e gestiscono il risparmio.

Tutti riuniti in una o nell'altra delle due cordate che si contendono o che vogliono costruire, entrambe, un'enorme centrale di pompaggio sotto il monte Baldo, tra la cima Altissimo e località Tempesta in riva al lago di Garda.

Spulciare nome per nome, società per società, forse fa capire, più di qualsiasi altro ragionamento, quale sia il motivo che spinge tutti a voler investire su questa operazione. Semplice: la centrale sarà una grande macchina che sforna soldi. La speculazione infatti gioca sul valore dell'energia che consente di creare ingentissimi utili alle società che gestiscono impianti. Perché di ambientale pare non ci sia davvero nulla, visto che l'energia prodotta è molto minore di quella impiegata. Il trucco è semplice: di notte, quando l'elettricità costa meno per i grossisti, chi gestirà la centrale comprerà energia a basso prezzo per pompare l'acqua del Garda nei serbatoi a spirale sotto l'Altissimo (16 km di gallerie) per poi farli cadere di giorno sulle turbine della centrale a Tempesta e produrre energia venduta al prezzo massimo.

Ecco le due compagini pronte a mettere in campo tutta la loro forza persuasiva e imprenditoriale.

 

Progetto Altissimo srl.

Nella prima coalizione che si riunisce sotto la società Progetto Altissimo srl c'è il gotha dell'imprenditoria trentina e sudtirolese, anche se a tirare le fila sono l'ex presidente dell'Enel Chicco Testa e il bresciano Pietro Bonomini, 37 anni, presidente, amministratore o consigliere di 32 società operanti in settori diversi. Controllano Progetto Altissimo attraverso E.Va energie Valsabbia. Una fetta appartiene anche a una società di Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom e presidente del Mart.

Un terzo della società Altissimo è della cordata trentino-sudtirolese: c'è Paolo Mazzalai, presidente di Trentino Sviluppo con la sua Sws Engineering e c'è Ft energia spa, scatola che racchiude Lunelli, Metalsistem, Edilbeton Trento, Petrolvilla e Bortolotti spa e le due holding La Finanziaria trentina ed Euregio finance, che sono il salotto «buono» dei finanzieri, imprenditori o gestori del risparmio trentino e altoatesino. Nella Finanziaria trentina ci sono Lino Benassi, Alessandro Fedrigoni, Pietro Monti, Arcese spa, Itas, Diatec, fratelli Poli, Gardafin spa, Grand hotel Trento, Isa la finanziaria della curia, ancora Lunelli e Marangoni, Metalsistem Miorelli service e altri.

 

Eisackwerk.

Più semplice la composizione societaria della seconda cordata. In questo caso un uomo solo al comando, Helmuth Frasnelli. «Ferrari gialla in garage e una catasta di bottiglie di meraviglioso Sassicaia in càneva, Frasnelli è un personaggio poco noto ai trentini ma ben conosciuto in Alto Adige. In grado di passare disinvoltamente dal dialetto trentino al sudtirolese, nel settore energia si è fatto le ossa sfidando in gara i giganti nazionali e i piccoli colossi provinciali come Enel e Sel, e sfidando perfino il gigante della politica Luis Durnwalder, anche sul terreno giudiziario del Tar e del Magistrato delle acque», questo ricordava l'Adige il 22 maggio. Eisackwerk in Alto Adige ha in mano quattro progetti di rinnovo (S.Antonio, Rio Pusteria, Diga di Fortezza, Bressanone) e 4 progetti di centrali nuove (Val Passiria, Rienza, Val Venosta, Gadera Badia). Frasnelli è socio di Renate Vieider e di Karl Pichler.

Il capo di Eisackwerk, dunque, si è trovato in contrasto con Sel spa (holding pubblica, braccio operativo di Bolzano nel settore dell'energia) e Provincia autonoma di Bolzano, che ha il doppio ruolo di ente che dà le concessioni e di imprenditrice (tramite Sel) che queste concessioni riceve. Stesso discorso, su possibili conflitti di interesse, varrà se una delle due cordate collaborerà e sarà partecipata con quote societarie da Dolomiti energia (nella quale è già presente Finanziaria Trentina), controllata da Provincia e Comuni di Trento e Rovereto.

Allo stato attuale il progetto di massima di Progetto Altissimo è all'esame istruttorio del Servizio provinciale utilizzazione acque pubbliche. Completata la fase d'analisi sarà deciso se inoltrarlo alla Valutazione d'impatto ambientale. Quello presentato da Eisackwerk, invece, è ancora incompleto.

In ultimo una considerazione che potrebbe sembrare romantica: qualche anno fa, quando la sorgente di Varno sopra Nago venne sostituita con una moderna vasca in cemento, sparirono le salamandre che da sempre ci sguazzavano. Ed era solo una vasca.

 

● ● ●

 

Psenner: «Rovinerebbero il mio maso».

Tauferer: «Lottiamo contro i mulini a vento»
«Non distruggete questo Eden»
Renon, i contadini contestano il progetto della centrale

 

Giorgio Chiodi - Corriere dell'Alto Adige, 9 agosto 2009

 

 

Il proprietario del Gasthof Ebenhof: «Se l’impianto venisse realizzato mi troverei un enorme bacino artificiale d’acqua a pochi metri da casa Ma i costruttori vogliono convincermi».

 

COLLALBO - «Tutto è cominciato due anni fa, quando è venuto un tale a prendere delle misure sul mio terreno. È in quel momento che ho scoperto che volevano costruire una centrale idroelettrica dietro la mia casa». Herbert Psenner è un contadino, proprietario del Gasthof Ebenhof a Collalbo sul Renon. E racconta, fra rabbia e sconforto, dell’interesse attorno al suo terreno: «Quel tale mi ha detto che stava prendendo delle misure per una costruzione, ma non ha voluto entrare nei dettagli. Avrei dovuto rivolgermi alla signora Hubmann». Margit Hubmann è l’ingegnere e committente della nuova centrale idroelettrica a pompaggio del Renon. Un progetto decisamente ambizioso: due vasche da 600mila metri cubi l’una, scavate nella roccia. Un costo iniziale di 300 milioni di euro con un ritorno previsto in trent’anni. L’impianto più grande d’Europa nel suo genere.

«Per accedere all’impianto - spiega Psenner - hanno bisogno di costruire un tunnel che parte dalla zona artigianale di Collalbo. Volevano farlo passare sotto al mio prato. Ovviamente mi sono opposto». Con il passare del tempo e l’implementazione del progetto, ricorda Psenner, le richieste sono aumentate: «Mi è stato chiesto di poter scaricare il materiale di riporto dei lavori sui miei prati: ufficialmente si parla di almeno 300mila metri cubi di terra e roccia. Cosa avrei dovuto dire ai miei ospiti, quando invece dello Sciliar, si sarebbero trovati davanti le dune del deserto?» si sfoga il contadino. «Secondo la signora Hubmann - aggiunge - avrei fatto un affare: mi ha proposto di affittare gli appartamenti agli operai, mentre mia moglie avrebbe potuto gestire la mensa del cantiere».

 

Psenner si è battuto fin dall’inizio, per salvare il suo piccolo pezzo di paradiso: «È una vita, vent’anni che lavoriamo al nostro Bauernhof. Tutto quello che abbiamo guadagnato, l’abbiamo investito qui. Non capisco perché debbano costruire questo affare proprio qua, sul Renon. Viviamo di turismo, eppure hanno avuto il coraggio di dire che questa è una zona 'turistiscamente inutilizzata'». Psenner lamenta scarsa informazione da parte della ditta costruttrice, la Kelag, e teme il peggio: «Quel che sappiamo di questo progetto, lo sappiamo in gran parte grazie a chi si oppone. Se la centrale verrà davvero costruita, mi troverei un bacino d’acqua artificiale a 50-80 metri dalla casa, con tutti i rischi connessi».

 

Sospira rassegnato Martin Tauferer, del comitato contro la costruzione della centrale (che ha un blog, http://pskw.ritten.net/blog): «È una battaglia contro i mulini a vento. La Kelag fa di tutto per ingraziarsi la popolazione: promette che porterà l’acqua potabile in ogni giorno dell’anno. I contadini, che hanno bisogno di acqua per le irrigazioni, sono sottoposti a forti pressioni. Abbiamo comunque raccolto duemila firme contro il progetto, in un solo mese». Tauferer accusa l’impresa di nascondere le reali dimensioni del progetto: «Sostengono che non ci saranno pericoli e che la montagna verrà 'monitorata con attenzione' e che 'si lavorerà facendo meno rumore possibile'. Escludono di provocare eccessive vibrazioni, ma allo stesso tempo ammettono che si scaverà prevalentemente con gli esplosivi». Il comitato stima che si debbano estrarre almeno 2 milioni di metri cubi di roccia in totale, e che la vasca di Collalbo ricoprirà un’area di 16 ettari, pari a circa venticinque campi di calcio.

 

Tutto sembra ancora tranquillo a Collalbo, i turisti non si lamentano: «Non hanno idea di cosa stia succedendo» commenta la titolare di un albergo in centro. Intanto, sulla parete rocciosa nella zona artigianale, appare minaccioso il profilo di quello che ha tutta l’aria di essere l’ingresso di un tunnel.

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci