Rifiuti a Moena

Maria Giovanna Conci, Trento - 20 agosto 2009

 

 

In occasione di San Vigilio, si è svolta a Moena, per quattro giorni consecutivi, la festa della banda musicale e della compagnia locale degli Schützen, di cui ricorre il ventennale di fondazione.

Sotto la tensostruttura in località Navalge hanno funzionato fornitissimi bar e cucina (la somministrazione di bevande alcoliche era ammessa per gli ultrasedicenni) e vi è stata notevole affluenza di pubblico, anche per il servizio navetta organizzato da e per i paesi della valle.

 

Purtroppo sono state usate esclusivamente stoviglie di plastica usa e getta e tutti gli avanzi di cotanta festa venivano gettati alla rinfusa in enormi sacchi neri, dai pur numerosi giovani che facevano servizio volontario: alla mia precisa richiesta del perché non venisse fatta la raccolta differenziata, è stato risposto che “c’era troppa gente”, come se fosse stato impossibile organizzarsi in maniera tale da incaricare persone diverse (ripeto, c’erano tantissimi volontari in maglietta gialla) per raccogliere le diverse frazioni di rifiuto: plastica, alluminio, resti di cibo, carta, residuo.

 

Purtroppo la cosa si è ripetuta in occasione della festa del rione Turchia (7/8/9 agosto): al bordo di ogni tavolo allestito per mangiare e bere, era ben attaccato un grande sacco nero, dove – col classico colpo di mano – veniva infilato di tutto; persino nel piccolo stand dove erano in mostra le erbe medicinali, le stesse erano esposte su piatti di plastica (sigh!).

La ciliegina sulla torta si è avuta durante la corsa campestre in notturna disputata il 14 agosto (giro dele Notole), quando i numerosi bambini facenti parte del gruppo “Istà algegra” (Estate allegra) si sono presentati alla partenza con un pannolino usa e getta infilato sulla testa quale segno di riconoscimento.


Agli abitanti di Moena, alle associazioni che vi operano (le quali, immagino, non saranno titolari di nessuna utenza rifiuti), ma soprattutto agli amministratori – presenti alle varie manifestazioni – ed agli sponsor delle stesse (Comprensorio e Regione per la festa di fine giugno) chiedo:

- se sono a conoscenza del fatto che esistono stoviglie di vetro e porcellana, regolarmente usate da anni in molte manifestazioni e feste del Trentino con grande affluenza di pubblico (esempio Lavis, tre giorni di festa per “Porteghi e Spiazi”) o – in alternativa – stoviglie di materiale biologico, conferibili nella frazione umida dei rifiuti;

- se non ritengono di dover “obbligare” le associazioni festaiole, patrocinate con denaro pubblico, ad usare stoviglie riutilizzabili o, al limite, riciclabili e ad effettuare una raccolta differenziata seria;

- se non reputano, soprattutto ora che le Dolomiti sono state dichiarate “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco, ormai sorpassata la filosofia del “rifiuto lontan dagli occhi, lontan dal cuore” per impegnarsi, come legifera l’Europa, in una seria politica di riduzione degli stessi, del loro riuso, del riciclaggio e del risparmio di materie prime.

 

Sono certa, infatti, che se – invece di portare a Trento o ad Arco quell’enorme quantità di rifiuti indifferenziati – l’amministrazione fassana dovesse smaltirli in valle, con una bella discarica o magari un piccolo inceneritore, l’atteggiamento sarebbe ben diverso.

A titolo di esempio, oltre alla già citata scelta del Comune di Lavis, voglio ricordare che a Carano, nella vicina Val di Fiemme, ho visto all’opera vecchi alpini con rispettive consorti differenziare con encomiabile pignoleria quanto restava alla fine di una festa campestre: se ce la fanno gli anziani, perché non dovrebbero riuscirci i giovani?

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