Polemiche nell’area di produzione del vino.
Il Comune di Valdobbiadene conferma che il problema è serio
e annuncia un nuovo regolamento di polizia rurale
Pesticidi, scoppia la guerra del Prosecco
I produttori usano tonnellate di fitofarmaci per difendere i vigneti,
gli agricoltori insorgono, la Forestale trevigiana indaga
Il Gazzettino, Manuela Collodet – 23 agosto 2009

 

 

Treviso - Esplode in tutto il suo fragore la mina dei fitofarmaci sulle colline del Prosecco. Tonnellate di prodotti chimici che ogni anno vengono usati sulle piante per debellare le malattie e preservare la produzione o per eliminare l’erba di troppo. Con i piccoli contadini e la gente della zona pedemontana che insorgono contro l’eccessivo utilizzo, da parte soprattutto dei maggiori produttori della zona Doc, e questi che si difendono: «Siamo noi i più interessati a ridurre l'uso dei fitofarmaci e stiamo già facendo da anni sforzi in questa direzione. Non vogliamo negare l'importanza del tema anche se non è il caso di fare allarmismo». Ma Vinicio Vettoretti, già assessore a Valdobbiadene e viticoltore, afferma che «il paesaggio è diventato un grande vigneto, tutti sono consapevoli che questo modello di sviluppo non può durare ancora molto». Mentre un piccolo produttore di Miane conferma che «c’è chi arriva a fare anche venti trattamenti per vigneto all’anno pur di salvare la produzione».

Il tema non è passato inosservato allo sguardo vigile della Guardia Forestale anche se il comandante veneto, generale Alberto Colleselli, precisa: «Il problema dei fitofarmaci esiste e va risolto. Non c'è un’indagine ufficiale in corso ma il comandante di stazione di Valdobbiadene da tempo sta monitorando attentamente il territorio». Intanto si muovono anche le amministrazioni comunali. Tanto che da Valdobbiadene il vicesindaco, Pietro Giorgio Davì, annuncia: «Entro fine anno vareremo un nuovo regolamento di polizia rurale per evitare gli abusi e normare l’utilizzo dei fitofarmaci e dei disseccanti».

 

Un’emergenza che si evidenzia in tutta la sua sostanza con i dati. Nel 2007 nella sola provincia di Treviso sono stati venduti 3.100.855 kg di fitofarmaci. Un dato impressionante, che rispetto al 2006, ha perfino avuto un incremento del 4 per cento. In attesa dei dati del 2008 è facile comunque prevedere un ulteriore significativo incremento, dato il cattivo andamento metereologico che ha caratterizzato l’annata, oltre all’aumento delle superfici coltivate. Fra i principi attivi, dopo lo zolfo (il più usato) c’è il “mancozeb”, utilizzato per combattere la peronospora della vite. Nell’Usl 7 ne sono state vendute circa 120 tonnellate; nell’Usl 8 circa 29; nell’Usl 9, 184. Peccato però che il 19 gennaio il Parlamento europeo abbia messo al bando questo prodotto, assieme ad altri ventuno pesticidi, perché ritenuto pericoloso per l’uomo in quanto danneggia le ghiandole ormonali. Ma non solo: dai dati Arpav si rileva come nel solo 2007, nella provincia di Treviso, siano state impiegate 55 tonnellate di "Glyphosate" e 8 di "Glufosinate ammonium". Anche quest’ultimo è un prodotto recentemente messo al bando dalla Comunità Europea perché classificato come cancerogeno. Fra gli insetticidi (dopo l’olio minerale) il più usato è un altro principio attivo decisamente contestato: il “chlorphirifos”. Circa 3 tonnellate impiegate nell’Usl 7; più di mezza tonnellata nell’Usl 8 e quasi 7 tonnellate nella Usl 9.

 

Dati che evidenziano un ricorso decisamente massiccio alla chimica. «I primi a essere interessati a ridurre l’uso di fitofarmaci sono proprio i viticoltori - precisa il Consorzio di tutela del Prosecco - dal momento che durante i trattamenti sono le prime vittime della loro tossicità. Negli ultimi 15 anni a livello comunitario si è lavorato molto sulla riduzione dell’impatto ambientale da parte della viticoltura, bandendo i prodotti più nocivi e introducendo nuovi prodotti a minore tossicità. Inoltre, oltre il 50 per cento dei trattamenti utilizza solo prodotti di origine minerale come zolfo e rame, presenti in natura e già usati a inizio Novecento dai nostri predecessori, con una riduzione però delle quantità di dieci volte. Se la Forestale sta facendo ora degli accertamenti sul territorio, ciò è certamente positivo e auspicabile perché, se si conosce come stanno le cose, si può intervenire e migliorare. E, qualora risulti che vi sono degli atteggiamenti scorretti, il Consorzio è il primo ad auspicare che i responsabili vengano severamente puniti».

Ma a muoversi per cercare di contemperare le esigenze dei cittadini con quelle degli agricoltori, intanto, sono i Comuni. «Il problema esiste e non si può più far finta di non vederlo - afferma Davì - negli ultimi anni stiamo assistendo a un sempre maggior utilizzo di fitofarmaci e disseccanti, unito a un forte incremento del numero dei vigneti, che ormai arrivano a ridosso delle abitazioni. Una situazione che deve essere regolata al più presto per tutelare la salute di tutti. Per questo approveremo un nuovo regolamento di polizia rurale e poi ci attiveremo per creare una Commissione permanente, che monitori i risvolti negativi dell’utilizzo di questi prodotti sull’ambiente».

 

 

La coltivazione ha due secoli
Un nettare in bottiglia che oggi vale 370 milioni di euro
Il Gazzettino, 23 agosto 2009

 

Valdobbiadene (Tv) - La zona di produzione del Prosecco Conegliano Valdobbiadene si estende nella fascia collinare della provincia di Treviso compresa tra Conegliano e Valdobbiadene, e comprende 15 comuni all’interno della denominazione sorta nel 1969 che si estende su un’area di circa 18.000 ettari di superficie agricola. La vite è coltivata nella parte più soleggiata dei colli, ad un’altitudine compresa tra i 50 e i 500 metri, mentre il versante nord è spesso ricoperto di boschi.

Attualmente all’albo Doc sono iscritti 4.908 ettari di vigneto (di cui 106,4 ettari appartengono al "Superiore di Cartizze"). Sono coinvolti circa 5.000 produttori, con 2.913 viticoltori, 454 vinificatori, 166 enologi, 1.500 addetti al settore enologico, mentre le case spumantistiche sono 166. La forte pendenza delle colline, rendendo difficile la meccanizzazione del lavoro, ha fatto sì che la conduzione dei vigneti sia rimasta quasi sempre affidata ai piccoli viticoltori. Solo verso Conegliano vi sono poche aziende di dimensioni più rilevanti.

 

Il Prosecco è presente in queste colline da più di due secoli, a partire dal XIX secolo, con la fondazione a Conegliano della Scuola di Viticoltura ed Enologia e della Stazione Sperimentale per la Viticoltura, gli studi sul Prosecco si sono molto sviluppati, promuovendone la diffusione in tutta l’area. I vitigni che concorrono alla produzione del Prosecco Conegliano–Valdobbiaddene spumante sono, nella misura del 15%, Verdiso, Perera e Bianchetta, vitigni considerati minori. Il Disciplinare prevede che da 100 kg di uva si possano ottenere al massimo 70 litri di vino.

Dopo la pressatura il mosto torbido viene lasciato riposare a freddo (5-10° C) in vasche di acciaio. Trascorse circa 10-12 ore, la parte limpida del mosto viene separata dal deposito e avviata alla fermentazione. La vinificazione: avviene grazie ai lieviti che provocano la fermentazione alcoolica. La vinificazione si compie in vasche di acciaio ad una temperatura costante di 18-20° C e si protrae a circa 15-20 giorni.

Nell’annata 2008 sono state prodotte 57.434.000 di bottiglie, di cui 48.058.000 di spumante (83% sul totale), 1.450.000 di Superiore di Cartizze, 7.504.000 di Frizzante e 421.000 di "tranquillo". Il 30% delle bottiglie sono state esportate, il valore del prodotto al consumo è pari a 370.000.000 di euro.

 

 

Qui la cronaca de
Il Gazzettino - edizione di Treviso

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