Nota della redazione di Ecce Terra

 

Dopo il riprovevole taglio nel meleto di Cesiomaggiore del presidente di Coldiretti Gabriele Calliari, la sua reazione e le sue “convinzioni” sugli autori dell’atto vandalico, potrebbero valere qualcosa le parole dell’ex presidente della provincia di Belluno, Sergio Reolon, che non è un ambientalista.

Reolon difende il suo territorio da ogni violenza, sia essa diretta o indiretta, palese o subdola, le sue tradizioni e la sua dignità, anche dalla "colonizzazione" di From che, con un fatturato annuo di poco sotto il miliardo di euro, è avviato alla conquista dei mercati di mezzo mondo; dall’India alla Russia agli Stati Uniti...

Al di là delle regole, dell’etica, della fame e delle "ferite morali" del mercato globale, quanto vale e quale e quanta violenza racchiude l’agricoltura industriale della monocoltura trentino-altoatesina rispetto a quella delle numerose coltivazioni della tradizione biologica del Feltrino?

 

 

L’esponente politico difende la popolazione: si tratta di gente onesta
Reolon: «I trentini non hanno dialogato»

Corriere del Trentino - Si. Sen., 30 agosto 2009

 

Il caso. Coltivazioni nel mirino:
«Non vogliamo che la nostra zona diventi una nuova val di Non»
Feltre, meleto trentino devastato
Vandali nell’azienda di Calliari: «Comportamento mafioso»
Corriere del Trentino - Lina Pison, 29 agosto 2009

 

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Roncola selvaggia nel Feltrino, il presidente della Coldiretti è socio al 25%

«È un avvertimento mafioso». I sospetti di Calliari sugli autori
Le 1200 piante di mele recise
erano state messa a dimora in primavera dopo polemiche
Trentino - Vittorio Nardon, 30 agosto 2009

 

CESIOMAGGIORE. Piante di melo messe a dimora tre mesi fa, nella tarda primavera 2009 sono lì tagliate di netto e ormai irrecuperabili. “Roncola selvaggia” dunque torna a colpire con quello che concordemente viene definito un sistema mafioso. Ma stavolta non è un frutteto della Val di Non a subire il raid vandalico, ma 1200 meli del Feltrino, a Calliol di Cesiomaggiore. Il trait d’union con la valle di Non è dato dai proprietari: tre nonesi e un altoatesino.

Il più noto del quartetto è sicuramente Gabriele Calliari, presidente della Coldiretti e lui stesso agricoltore.

«Ho delle idee ben precise su chi potrebbe essere stato - esordisce senza mezzi termini Calliari - ma, oltre ai sospetti ci vogliono le prove». E quindi ha manifestato i dubbi agli inquirenti e ai carabinieri di Santa Giustina che, assieme a quelli di Feltre, si stanno occupando del caso. È un Gabriele Calliari che non si maschera dietro frasi di circostanza ma, com’è nel suo stile, va diretto a stigmatizzare l’episodio: «Avvertimento mafioso - sostiene - a far male non è il danno economico (seppur notevole) ma l’atto intimidatorio in sé. Anche se mi avessero tagliato una sola pianta, la ferita morale sarebbe uguale». Evidentemente quando dei vandali se la prendono con una proprietà come quella agricola, che è praticamente impossibile sorvegliare in continuazione, cresce l’incertezza e la rabbia per non riuscire a far fronte al nemico invisibile che vanifica d’un sol colpo tutte le fatiche e l’amore che l’agricoltore nutre verso la propria terra e le piante appena messe a dimora.

«Sono meli irrecuperabili, dovranno essere sostituiti nella prossima primavera: 1200 piante di mele rosse e di gala». Il conto del danno materiale è presto fatto: cinque o sei euro per l’acquisto del singolo melo, un anno di mancato raccolto e la manodopera per il reimpianto. Particolare, spiega ancora Calliari, la tecnica usata e «molto probabilmente per confondere le idee hanno lavorato in più persone, alcune con forbici per la potatura, altri con un seghetto». Per terra infatti gli inquirenti, oltre ad altri indizi, hanno trovato della segatura. Non c’è voluto molto tempo per agire, si tratta di piante al primo anno e quindi poco più grosse di un dito della mano.

La mente corre alle polemiche e alle critiche relative al meleto di Cesiomaggiore: 16 ettari di frutteto impiantati questa primavera dopo lunghi mesi di assiduo lavoro per predisporre le bonifiche e i drenaggi necessari. E Gabriele Calliari ci tiene a sottolineare che lui è proprietario al 25 per cento e vuole sgomberare il campo dalla ridda di voci che in questi mesi si sono susseguite. «Melinda non c’entra nulla in tutta questa operazione. Siamo quattro soci e le mele verranno vendute privatamente».

I molti che hanno manifestato la propria solidarietà a Gabriele Calliari si augurano che gli autori del vile gesto vengano individuati quanto prima.

 

Le reazioni

La condanna del sindaco De Bastiani
Trentino, 30 agosto 2009

 

CESIOMAGGIORE. Sulla devastazione del meleto intensivo di Calliol, dove sono state tranciate 1200 piante, c’è chi si espone scagliando anatemi (è il caso di Eugenio Garlet, già presidente della coop Fiorita e fra i promotori del movimento Chimica Free) e chi preferisce rimanere abbottonato. Il sindaco Gianni De Bastiani è fra questi. Pur ammettendo che possano esserci «più piste che conducono a strade diverse», il primo cittadino è fiducioso sulle indagini «che dovrebbero portare all’individuazione dei colpevoli in tempi stretti». Eugenio Garlet, invece, condanna il gesto sottolineando che «vandalismi simili non fanno parte del dna dei cesiolini. Se così fosse, mi vergognerei tantissimo di far parte di questa comunità».

 

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Cesiomaggiore.

Più persone devono aver agito di notte. Cresce la tensione

Meli, tagliate 1.200 piante

Vandalismo su un impianto «noneso» nel Feltrino

Trentino, 29 agosto 2009

 

CESIOMAGGIORE. Un vero e proprio raid a danno degli imprenditori delle mele. Brutta sorpresa ieri mattina per i titolari del meleto in stile val di Non, al centro di molte polemiche a Calliol di Cesiomaggiore: 1.200 le piante recise nella notte tra giovedì e venerdì. Per alcuni - viste le polemiche e i disagi denunciati dalla popolazione - un atto intimidatorio in piena regola in un contesto già surriscaldato.

Con ogni probabilità gli autori del gesto hanno utilizzato una roncola, forse una piccola ascia. Di certo, il messaggio lanciato è stato forte e chiaro: i meleti del Trentino devono andarsene dalla Pedemontana bellunese.

La storia del meleto di Cesiomaggiore è storia recente, come storia recente sono le polemiche e le critiche all’insediamento. In stile Val di Non, è l’unico attualmente in provincia di Belluno, anche se altri si starebbero insediando in altre zone della Valbelluna. L’atto finora non è stato rivendicato, anche per questo le piste che gli inquirenti stanno seguendo sono molteplici: dal gesto intimidatorio di qualche ambientalista o residente esasperato allo sgarbo fra imprenditori. Tra gli imprenditori c’è nervosismo. Nel pomeriggio di ieri Gabriele Calliari, presidente tra l’altro della Coldiretti del Trentino, ha confermato l’episodio ma non ha voluto aggiungere altro. L’area, sembra di capire, non è dotata di telecamere e in molti punti non è recintata, confinando direttamente con dei campi tradizionali, “biologici”. Resta da capire anche in quanti abbiano agito: per quanto veloce possa essere il movimento di una roncola, moltiplicarlo per 1200 non è un gioco da ragazzi. Le piantine sono state recise alla base, bloccando ogni sviluppo del meleto. Un colpo secco e deciso nel punto delicato. Difficile quantificare i danni.

La denuncia da parte della società Feltrina Srl - si tratta di danneggiamento aggravato - è stata formalizzata in mattinata davanti ai carabinieri della caserma di Santa Giustina, che ora stanno indagando a trecentosessanta gradi per arrivare all’identificazione dei vandali.

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