Incenerire o ridurre e riciclare i rifiuti?

Quanti conflitti, quali priorità?

 

 Sospendere l’iter di costruzione dell’inceneritore

Leggi in calce - o qui - la sintesi
con le richieste al Consiglio comunale di Trento

 

 

Sono successe tante cose negli ultimi anni; a partire da quel “patto a tre per fare l’inceneritoree, l’anno seguente, all’ufficialità della scelta della politica provinciale di incenerire gran parte dei rifiuti dei trentini.

Ne sono accadute molte altre negli anni seguenti. Qui ci limitiamo a quelle descritte nell’ordine del giorno del consiglio comunale di Trento del settembre 2005 e alla relazione sul “Porta a porta” del febbraio 2008 che, in qualche modo, è tentativo di analisi e sintesi degli ultimi quattro anni.

 

 

L’ordine del giorno del consiglio comunale

 

Quali sono le premesse, gli inviti, i vincoli e le priorità in esso contenute, in vista del Terzo aggiornamento del Piano provinciale di smaltimento rifiuti dell’anno seguente?

 

Elenchiamo ed evidenziamo quelle più meritevoli e, a nostro parere prioritarie (evidenziate sull’allegato 1.), riportando quanto in premessa:

Uno scenario di gestione sostenibile dei rifiuti urbani deve ruotare intorno ad una minima produzione ed un efficiente sistema di raccolta e di smaltimento; il problema rifiuti va quindi affrontato complessivamente e non partendo esclusivamente dalla discussione dell’ultimo anello del ciclo rifiuti, rappresentato dallo smaltimento finale.

La strategia seguita dall’Unione Europea, recepita anche in Italia,… si basa su una gerarchia che pone in sequenzialità discendente le seguenti fasi: riduzione…, riutilizzo…, riciclaggio… ed infine recupero di energia per la frazione che rimane. Solo ciò che rimane residuo rispetto alle quattro fasi sopraelencate deve essere destinato allo smaltimento in discarica controllata.

Il problema rifiuti va quindi affrontato, innanzitutto, in termini di riduzione dei rifiuti, puntando poi sul recupero e riciclaggio degli stessi. È pertanto necessario imporre l’adozione di misure preventive generali di riduzione dei rifiuti prodotti (con un ruolo esemplare delle pubbliche amministrazioni), unitamente all’impiego di metodiche di raccolta che disincentivano la produzione del singolo utente ed applicazione di una tariffa rapportata all’effettivo conferimento”…”.

 

Più avanti quell’ordine del giorno, dimenticandosi della premessa e di quella “sequenzialità discendente”, dedica congruo spazio all’incenerimento dei “rifiuti urbani residui”, pur se concludendo: [ribadita la volontà di intensificare l’impegno per qualificare ulteriormente le politiche cittadine di prevenzione, di raccolta differenziata, di riuso e riciclaggio, considerandone anche l’alta valenza culturale;] “…, nell’ottica che il loro progressivo potenziamento e perfezionamento consentano di valutare anche il superamento della termovalorizzazione con il ricorso ad  una diversa modalità di conclusione del ciclo dei rifiuti”.

Dunque un ordine del giorno apparentemente aperto, anche se ondivago o contraddittorio, a una diversa modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti che non fosse innanzitutto quella in capo al “patto” del 7 settembre 2001.

 

 

Documento di Comune di Trento, Trentino Servizi ed ESPER

su “Porta a porta”

e Progetto di Riorganizzazione

delle modalità di gestione dei rifiuti urbani

 

È un documento di un gruppo di lavoro che ha visto alcuni “adattamenti”.

Qui diamo spazio e visibilità alle ultime due versioni: quella ufficiale (allegato 2.), reperibile anche sul sito del Comune di Trento, e la precedente (allegato 3.), non altrettanto visibile.

Non ci dilunghiamo su alcune palesi contraddizioni, in sintonia con quelle del sopraccitato ordine del giorno, contenute anche in questo documento. Sulla versione ufficiale sono state apportate delle aggiunte, evidenziamo solo quella a pag. 4:

- “Il quantitativo di rifiuti residui ipotizzabile a regime per l’intera Città di Trento, ipotizzando un 65% circa di RD [...], risulta pari a circa 19.000 t/anno[...] Poiché il Comune di Trento rappresenta circa il 19,4% degli abitanti equivalenti della Provincia, applicando gli stessi parametri utilizzati per il Comune di Trento agli altri Comuni, si può ipotizzare che il rifiuto residuo prodotto a regime in Provincia dovrebbe essere comunque pari a circa 98.000 t/anno di RU residuo…”.

Il paragrafo inserito costringerebbe inopinatamente ad una sola lettura del dato di Trento che si vorrebbe valesse anche per il restante territorio provinciale. Invece di tener conto delle indubbie minori criticità e complessità in capo ai restanti 4/5 circa della popolazione del Trentino, si assumono quelle del capoluogo per adattarle innanzitutto a certi numeri e obiettivi.

E cioè, per giustificare una congrua quantità, di dubbia o sconosciuta qualità, di rifiuti verso smaltimento si giunge a “ipotizzare” un dimensionamento che, ha dell’incredibile: se a Trento si “ipotizzano” 19.000 ton di “rifiuto residuo” si applicano gli stessi parametri (ma quali?) al restante Trentino, ottenendo: 19.000 x 100 : 19,4 = 98.000 ton circa.

Ma si dovrebbero fare altri tipi di lettura:

- pur in presenza dei buoni risultati e dell’elevato gradimento della “sperimentazione” del “Porta a porta” (allora a Gardolo e Meano), si rimane staticamente ancorati ad un 65% di raccolta differenziata, di sconosciute qualità e destinazioni;

- il “gruppo di lavoro” non dimostra come, perché e fino a quando dovrebbero risultare “circa 19.000 t/anno”. La questione non è di secondaria importanza perché condiziona e deresponsabilizza, sia l’amministrazione sia i cittadini, anche nel merito dei maggiori costi per il “Porta a porta”, fino ad allora sostenuti e in previsione, e del migliorabile senso di responsabilità dei cittadini, di cui alla indagine in circa 800 famiglie che hanno capito che “il cambiamento nella gestione e realizzazione del servizio di raccolta rifiuti è stato compreso e condiviso”. E per questo si ritiene che dovrebbe evolvere, anziché arenarsi sugli obiettivi del suo avvio.

Ovvero, come si deve supportare la costruzione - e la “convenienza economica” - di un inceneritore da 100.000 ton circa, e presunte.

 

 

Qualità significa trasparenza gestionale e sugli smaltimenti

 

Per comprendere quali sono, o dovrebbero essere, le reali destinazioni dei rifiuti urbani raccolti con il “Porta a porta” abbiamo inoltrato richiesta di dati sull’analisi merceologica dei rifiuti e loro destinazioni (allegato 4.) all’assessore comunale Michelangelo Marchesi.

La risposta (allegato 5.) non entra nel merito delle richieste e dei quesiti sollevati, rinviando alle “buone pratiche” in calendario della pubblica amministrazione; si vedano, ad esempio, i 12 punti del “Piano per la riduzione dei rifiuti nella città di Trento” (allegato 6.) per i quali non si intravvedono, un anno e mezzo dopo, un'adeguata pianificazione e i relativi impegni di spesa per la loro reale operatività.

Se il Comune di Trento, o chi per esso, fatica a fornire dati e numeri sulla qualità del rifiuto raccolto, e dunque non rispondendo altrettanto responsabilmente all’impegno e al senso di responsabilità della maggioranza dei cittadini, altrettanto sembra essere la volontà - o il rifiuto - della Provincia nel fornire quanto richiesto dal tecnico incaricato dai comuni della Rotaliana di redigere uno “Studio di fattibilità” per una gestione dei rifiuti provinciali senza inceneritore (allegato 7.).

Ci chiediamo le ragioni di così tante difficoltà nel fornire il quadro sulla reale situazione sia della gestione dei rifiuti sia delle qualità e dei quantitativi di quelli effettivamente riciclati, recuperati, anziché smaltiti, e dunque finalizzati alla priorità della loro riduzione.

La domanda va al cuore della questione e delle contraddizioni rilevate nei due documenti sopraccitati del Comune di Trento e della volontà e delle scelte della politica provinciale.

Potrebbe cioè significare che il consolidato sistema di monopolio, portato avanti da Dolomiti Energia, vuole la mortificazione di un metodo gestionale (“Porta a porta”) costringendolo a non superare certe quantità e qualità di rifiuti differenziati e indifferenziati e soprattutto non superare valori di qualità delle frazioni da smaltire. Non a caso le risposte finora (non) ricevute dal Comune e dalla Provincia non forniscono alcuna indicazione su qualità e analisi merceologica del rifiuto conferito e/o dello, e di quanto, smaltito. Idem sulla mancanza di dati sul sito della Provincia, promessi 3 anni fa con il Terzo aggiornamento, che qualifichino il "Sistema trentino" e che possano fornire utili strumenti per comprendere il ruolo di alcune importanti pedine e operatori del settore.

 

 

Considerazioni

 

Quali le priorità del Trentino?

Le premesse e alcuni significativi passaggi di questi documenti dell’amministrazione si limitano all’enunciazione di buoni propositi, salvo poi cancellarli ricorrendo alla pratica dell’incenerimento che, andrebbe precisato, non consente alcun miglioramento gestionale, ma la sua normalizzazione o stagnazione sul quantitativo di combustibile necessario al funzionamento dell’impianto industriale.

Se anche il D.Lgs. n° 152/2006 (Parte Quarta - art. 179, confermato nel successivo D.Lgs. n° 4/2008) ritorna a pieno titolo sul senso delle priorità gestionali e di smaltimento dei rifiuti affermando: "... misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria sono adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia”, perché queste disposizioni di legge non sono recepite dal Comune e dalla Provincia di Trento?

 

L’inceneritore innanzitutto

La sopraccitata relazione sul “Porta a porta” assegna, ancora, un ruolo determinante alla previsione di combustione delle note 100.000 ton circa. È un'interessante  relazione e un altro tassello della politica provinciale che conferma come il consolidato sistema di monopolio, portato avanti da Dolomiti Energia, vincola ai suoi interessi un buon progetto di "Porta a porta", superata la fase della “sperimentazione”, per adattarlo alle quantità e alle finalità della loro programmazione. Infatti, tra l’altro, non si accenna a nessun sistema informatico, a nessun sistema di qualità implementato nell'ottica del miglioramento continuo degli obiettivi, nessuna prospettiva di miglioramento oltre quel 65%. Anche se Gardolo e Meano l'hanno superato in poco tempo, rispettivamente con il 67 e il 73%, producendo un "residuo secco" inferiore del 30% ai 175 kg/ab/anno programmati dalla Provincia.

Appare chiaro perché Dolomiti Energia e/o Comune di Trento debbano far fede agli stessi parametri e alle stesse valutazioni su Trento se li devono rapportare - a forza - all'intero territorio provinciale. E dovrebbe essere ancora più chiaro che tutto questo corrisponde innanzitutto alle volontà, agli interessi e agli obiettivi consolidati di Dolomiti Energia. Mentre i restanti 4/5 circa della popolazione del Trentino, invece, possono gestire i rifiuti (alcuni già lo fanno da tempo, con ottimi risultati) assai meglio del capoluogo. Si vedano, ad esempio, i notevoli progressi riportati in cronaca nel luglio scorso: Rifiuti, Trentino al top, ma anche: Trentino a “macchia di leopardo”.

Non si dovrebbe dimenticare che i due maggiori centri del Trentino, Trento e Rovereto, contano rispettivamente 110.000 e 38.000 abitanti circa, 11 comuni tra 20.000 e 5.000 abitanti e i restanti 205 sono sotto i 5.000 residenti (allegato 8.). La minore concentrazione - e criticità - nelle valli della popolazione trentina sono fattori che dovrebbero costituire un valore aggiunto per migliorare e non per costringere, innanzitutto, verso la concentrazione di rifiuto da smaltire. E questo in una prospettiva di riduzione della produzione procapite dei rifiuti urbani: cominciata già nel 2007, con una riduzione maggiore confermata nel 2008 e che proseguirà certamente nei prossimi anni, soprattutto per i rifiuti assimilati agli urbani ed i rifiuti speciali, vista la crisi strutturale irreversibile per mancanza di energia che stiamo affrontando (quest'anno più del -20% di produzione industriale).

 

A quando l’applicazione della tariffa puntuale?

Detta relazione sembra, ad esempio, dare per scontato che l'applicazione della tariffa puntuale, che necessita di un efficiente sistema informatizzato, non possa o non debba portare benefici in termini di miglioramento gestionale. Mentre, invece e ancor prima delle futuribili misure per la riduzione della produzione di rifiuti, è la prima leva che agisce sulla loro riduzione, qualità del conferito, e sua destinazione (recupero anziché smaltimento), e di contenimento-riduzione dei costi. Solo il controllo e l'eliminazione dell'evasione dei conferimenti dei rifiuti urbani, e soprattutto degli assimilati, ripaga ampiamente i costi del sistema informatico (che si aggira sull'1-2% massimo del bilancio, con guadagni anche sull'occupazione).

 

Il riciclabile “residuo secco”

Nel D.Lgs.152/06, non ancora recepito in Trentino, si sostanziano con chiarezza le azioni positive per la migliore gestione dei rifiuti attraverso sistemi virtuosi di raccolta, gestione, riciclaggio, recupero, riutilizzo della materia rifiuto, privilegiando il recupero di materia in tutti i suoi aspetti e lasciando, quale ultima e residuale opzione, quella del recupero energetico.

Le nuove frontiere nel campo del riciclo dei rifiuti hanno portato a risultati fino a ieri inaspettati investendo in ricerca per “aggredire” utilmente il “residuo secco”, composto in gran parte di rifiuto di matrice plastica. È infatti pienamente operativa una nuova tecnologia, detta di “estrusione”, che consente di riciclare a bassa temperatura la quasi totalità del rifiuto indifferenziato, impropriamente ritenuto “non riciclabile”.

Questo nuovo processo, già operativo in Europa, sta prendendo piede anche in Italia. È rispettoso dell’ambiente e il “prodotto” ottenibile è economicamente redditizio perché si guadagna invece di spendere per smaltire i rifiuti. Non è in contrasto con la raccolta differenziata, anzi, richiede che questa sia fatta in modo puntuale, sia in qualità che in quantità, nell'ottica del miglioramento continuo.

L’impiantistica con la quale si ottiene il “prodotto” estruso è flessibile, di rapida e semplice costruzione, produce nuovi posti di lavoro (10 volte rispetto ad un inceneritore) e soprattutto è enormemente più economica (circa dieci volte meno costosa) di un inceneritore.

Se il ciclo di separazione e recupero-riciclo dei materiali è ben organizzato, anche il capitolo riduzione subirà una crescita percentuale significativa che porterà a quantitativi di “residuo secco” effettivo assai ridotti e tali da non giustificare alcun tipo di investimento per impianti di smaltimento a tecnologia complessa.

È il tema affrontato nell’audizione presso la Terza Commissione permanente della Provincia lo scorso 2 luglio (allegato 9.).

 

La telenovela del compostaggio

Alla luce delle recenti e numerose vicende su fallimenti e approssimazioni della gestione della frazione umida (circa 1/3 dei rifiuti solidi urbani), non è dato sapere cosa significhi "principio di autosufficienza" ed entro quanti anni il Trentino vorrà dotarsi di un efficiente sistema di trattamento-riciclaggio-riutilizzo di questa importante frazione.

 

Smaltimenti e discariche

Le valutazioni sulla scomoda questione degli smaltimenti dei residui da incenerimento nelle discariche provinciali, come evidenziato nell'ordine del giorno comunale, avrebbe potuto comportare ripercussioni sul "normale" iter del progetto e/o del bando di gara. E così quella convenzione "promessa" tra Provincia e comuni trentini, anch'essa citata nell'ordine del giorno, รจ stata "derubricata" dalla PAT, negando quella "forte assunzione di responsabilità da parte delle altre Municipalità".

 

La sconosciuta questione sanitaria

In consiglio comunale non si è ancora assistito ad una relazione di uno o più medici che potessero illustrare i danni e i rischi per la salute in presenza di un inceneritore. Nell'ordine del giorno del consiglio comunale si chiede di escludere "qualsiasi pericolo igienico-sanitario", ma finora solo i proponenti lo hanno escluso.

Lo scorso 27 febbraio, a Verla, il vicepresidente e assessore provinciale all’ambiente Alberto Pacher - per la prima volta presente ad un incontro pubblico - l'ha "affrontata" limitandosi a citare quel rischio di "uno alla meno sette". Lo stesso Ordine dei Medici del Trentino (vedi documento nelle versioni integrale e sintetica) scrive: "La costruzione di un inceneritore pone dei problemi socio-sanitari perché non si può escludere con certezza oggi che le sue emissioni non rappresentino un rischio per la salute dei cittadini e per I'ambiente". Suggerisce un piano di monitoraggio nonché, presumiamo, un'analisi sullo stato "in bianco" degli inquinanti ante operam. Ma finora la Provincia (o il Comune), malgrado il suo Vicepresidente rassicuri che sarà istituito un "organismo di garanzia e di controllo partecipativo, aperto al contributo dei cittadini, in modo da garantire la massima trasparenza in tutte le fasi decisionali ", ha previsto soltanto  6 prelievi di (solo) terreno

 

La cenerentola agricoltura

Non si hanno notizie su "... specifici studi e valutazioni in ordine agli effetti... del termovalorizzatore... sulle coltivazioni agricole". Leggi come i viticoltori nel vicino Veronese si pongono, invece, qualche interrogativo.

 

Le entità di costi e tariffe e il rapporto costi-benefici

Nessun dato di valutazione sul rapporto costi-benefici nel merito di una seria comparazione sui costi, con o senza inceneritore.

 

 

Ciò premesso e considerato,
prima di procedere alla discussione sul bando di gara,
 chiediamo al Consiglio comunale di Trento:

 

1. In forza e ragione del conclamato “principio di autosufficienza”, dare priorità assoluta alla definizione, pianificazione e soluzione alla questione della frazione umida su cui ad oggi, non si intravvede alcuna autonomia gestionale.

 

2. Relativamente a gestione e smaltimento della “frazione secca”, fornire idonei strumenti e valutazioni tecnico-scientifiche che possano dimostrare le ragioni della sua presunta “non riciclabilità”.

 

3. Di attivare iniziative, e almeno un pubblico confronto, sulle ricadute sulla salute e sull’ambiente in presenza di un inceneritore e di fornire alla cittadinanza i criteri di valutazione e studio dei finora soli 6 prelievi previsti per la conoscenza della “situazione di fondo” degli inquinanti prima della eventuale costruzione dell’inceneritore.

 

4. Di fornire adeguata comparazione sui costi complessivi, con o senza inceneritore, e cioè nel merito di quel “quadro finanziario relativo ai costi della raccolta differenziata, oltre che della costruzione, della gestione di esercizio e della manutenzione dell’impianto di termovalorizzazione, con particolare attenzione alle ricadute tariffarie”.

 

5. Di attivare iniziative, e almeno un pubblico confronto, con la partecipazione dei consulenti incaricati dai comuni della Rotaliana, per la presentazione e la conoscenza di un sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani senza incenerimento.

 

6. Di riferire, attraverso un pubblico confronto, nel merito di quella “forte assunzione di responsabilità da parte delle altre Municipalità”, di quell’”intensificare l’impegno per qualificare ulteriormente le politiche cittadine di prevenzione, di raccolta differenziata, di riuso e riciclaggio”, di quelle “modalità attraverso cui garantire modalità e risultati di raccolta differenziata più omogenei fra le varie realtà provinciali”, di quella imposizione “degli incentivi e delle penalizzazioni per i Comuni rispettivamente più e meno virtuosi”.

 

7. Di riferire altresì, attraverso un pubblico confronto, sulle ragioni della scomparsa di quelle “basi per la Convenzione da stipularsi tra i Comuni della Provincia, con particolare riferimento agli impegni delle diverse Municipalità sia in ordine agli obiettivi definiti nell’Assemblea dei Comuni sia in ordine all'eventuale distribuzione finale del residuo post - trattamento termico…”.

 

8. Quanti e quali “specifici studi e valutazioni in ordine agli effetti dell’attività di esercizio del termovalorizzatore… sulle coltivazioni agricole” sono stati sinora effettuati.

 

9. Di procedere nella richiesta alla Provincia di Trento per la sostanziale riscrittura del Terzo aggiornamento del Piano provinciale di smaltimento rifiuti, condizione essenziale per l’elaborazione del Quarto aggiornamento del Piano provinciale di gestione dei rifiuti, antitetica al bando di gara dell'inceneritore.

 

 

Direttivo Nimby trentino Onlus

Roncafort, 10 settembre 2009

 

 

Le richieste di Nimby trentino
al Consiglio comunale di Trento


“Sospendere l’iter di costruzione dell’inceneritore”
“Finché non saranno rimosse le contraddizioni
nella gestione dei rifiuti in Trentino”

 

Il Consiglio Comunale di Trento si appresta a discutere il bando di gara per l’assegnazione dell’incarico di costruzione e gestione dell’inceneritore trentino.

Prima di procedere alla discussione e alla successiva approvazione del bando di gara, Nimby trentino chiede al Consiglio comunale di Trento di valutare le seguenti profonde contraddizioni maturate in questi anni nella gestione dei rifiuti in Trentino, e le correlate richieste.

 

1) Impatto sanitario dell’incenerimento

 

● Riferimenti

- Costituzione Europea, articolo III-233: “principio di precauzione”.

- Numerose ricerche medico-scientifiche che attestano il rischio sanitario dell’incenerimento (1).

● Situazione attuale

- In consiglio comunale non si è ancora assistito ad una relazione di uno o più medici che abbiano illustrato i danni e i rischi per la salute in presenza di un inceneritore.

- Finora la Provincia (d’intesa col Comune) ha previsto soltanto 6 prelievi di (solo) terreno per la conoscenza della “situazione di fondo” degli inquinanti prima della eventuale costruzione dell’inceneritore, e l'incarico è stato dato all'ing. Marco Ragazzi, co-estensore dello Studio di Impatto Ambientale sull'inceneritore.

● Richiesta

Attivare iniziative, e almeno un pubblico confronto, sulle ricadute sulla salute e sull’ambiente in presenza di un inceneritore.

 

2) Gestione frazione secca e alternative all’incenerimento

 

● Riferimento

D. Lgs. 152/2006 (Parte Quarta - art. 179): "… misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria sono adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia”.

● Situazione attuale

- Appiattimento sulla presunta “non riciclabilità” della frazione secca.

- La tecnologia dell’estrusione, affermatasi in altre realtà nazionali, dimostra il contrario e non viene presa in considerazione.

● Richieste

- Fornire idonei strumenti e valutazioni tecnico-scientifiche che possano dimostrare le ragioni della presunta “non riciclabilità” della frazione secca.

- Valutare le soluzioni tecnologiche in grado invece di permetterne il riciclo come materia prima secondaria.

- Attivare iniziative, e almeno un pubblico confronto, per la presentazione e la conoscenza di un sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani senza incenerimento.

 

3) Coinvolgimento dei Comuni

 

● Riferimento

Terzo Aggiornamento del Piano Provinciale di Smaltimento Rifiuti, laddove si parla di:

- “forte assunzione di responsabilità da parte delle altre Municipalità”;

- “intensificare l’impegno per qualificare ulteriormente le politiche cittadine di prevenzione, di raccolta differenziata, di riuso e riciclaggio”;

- “modalità attraverso cui garantire modalità e risultati di raccolta differenziata più omogenei fra le varie realtà provinciali”;

- “incentivi e penalizzazioni per i Comuni rispettivamente più e meno virtuosi”;

- “Convenzione da stipularsi tra i Comuni della Provincia, con particolare riferimento agli impegni delle diverse Municipalità sia in ordine agli obiettivi definiti nell’Assemblea dei Comuni sia in ordine alla distribuzione finale del residuo post - trattamento termico”.

● Situazione attuale

- Mancato reale coinvolgimento dei Comuni.

- Mancata stipula della Convenzione con essi.

● Richiesta

Chiedere conto alla Provincia del mancato impegno e prodigarsi perché sia rinnovato e reso finalmente concreto.

 

4) Impatto sulle coltivazioni agricole

 

● Riferimento

Terzo Aggiornamento del Piano Provinciale di Smaltimento Rifiuti, laddove si parla di “specifici studi e valutazioni in ordine agli effetti dell’attività di esercizio del termovalorizzatore… sulle coltivazioni agricole

● Situazione attuale

Nessuna notizia dei suddetti studi.

● Richiesta

Provvedere affinché vi sia l’effettuazione di tali studi e riferire dei risultati in un pubblico confronto.

 

5) Costi dell’incenerimento

 

● Riferimenti

Legge 241/1990, articolo 1: “l’attività amministrativa è retta da criteri di economicità, di efficacia, di pubblicità e di trasparenza”.

● Situazione attuale

Il Comune non ha fornito ancora nessun dato di valutazione sul rapporto costi-benefici nel merito di una seria comparazione sui costi (con o senza inceneritore).

● Richiesta

Fornire adeguata comparazione sui costi complessivi (con o senza inceneritore).

 

6) Gestione rifiuto organico (frazione umida)

 

● Riferimento

Terzo Aggiornamento del Piano Provinciale di Smaltimento Rifiuti: “principio di autosufficienza” nella gestione della frazione organica.

● Situazione attuale

Totale assenza di autosufficienza nella gestione (dipendenza da impianti fuori provincia).

● Richiesta

Dare priorità alla risoluzione della questione.

 

Contestualmente all’esecuzione delle suddette richieste,
Nimby trentino invita il Consiglio comunale di Trento
a richiedere alla Provincia l’elaborazione del
Quarto Aggiornamento del Piano Provinciale Gestione Rifiuti,
basato sugli elementi di conoscenza nel frattempo emersi.

 

 

Direttivo Nimby trentino Onlus

Roncafort, 10 settembre 2009

 

 

Nota

1. Lo studio effettuato nel 2007 in provincia di Venezia dal Registro Tumori dell’Istituto Oncologico Veneto è la più convincente dimostrazione esistente in letteratura di un aumento di rischio di cancro associato alla residenza vicino a inceneritori: esso evidenzia come il rischio aumenti di 3,3 volte fra i soggetti con più lungo periodo e più alto livello di esposizione. Sempre nel 2007, lo studio “Enhance Health Report”, finanziato dalla Comunità Europea e condotto per l’Italia nel comune di Forlì, dove operano due inceneritori, ha portato a evidenze significative rispetto al sesso femminile: in particolare si è registrato un aumento della mortalità tra il +17% e il +54% per tutti i tumori, proporzionale all’aumento dell’esposizione; e questa stima appare particolarmente drammatica perché si basa su un ampio numero di casi – 358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le non esposte – osservati solo nel periodo 1990-2003 e solo tra le donne residenti per almeno 5 anni nell’area inquinata. Nel 2008, poi, uno studio francese condotto dall’Institut de Veille Sanitarie ha rilevato un aumento di tumori di tutte le sedi nelle donne e, in entrambi i sessi, dei linfomi maligni, dei tumori del fegato e dei sarcomi dei tessuti molli. Da ricordare infine il 4° Rapporto della società Britannica di Medicina Ecologica, anch’esso del 2008, che nelle molte e documentate considerazioni ricorda come nei pressi degli inceneritori si riscontrino tassi più elevati di difetti alla nascita e di tumori negli adulti e nei bambini.
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