Manifestazione Provinciale

IO NON MI BRUCIO

31 ottobre 2009

Cronaca e immagini

 

 

Nota di Nimby trentino

 

Pubblichiamo la cronaca dei quotidiani locali ed alcune immagini della manifestazione provinciale "Io non mi brucio" del 31 ottobre.

In calce la replica al sindaco Andreatta sul Trentino dello stesso giorno e la sua replica a Franco de Battaglia di tre giorni prima.

Per sapere quanti erano i cittadini presenti alla manifestazione bastava contarli: 700.

 

 

Grazie al fotografo Matteo Rensi per le immagini

Bambini - Io non mi brucio

Bambini - No inceneritore

Bambino - Durni Nerone

Alex - Busa consapevole

Simonetta col megafono

Vallagarina

Il diavolo veste Ischia Podetti

Famiglia Valsugana - Zaccon

Busa consapevole

Girotondo

Firma

 

 

Da Bolzano: la cronaca di "Ambiente e Salute"

Io non mi brucio

 

 

«Inceneritore, un crimine rovinare il Trentino»

Corriere del Trentino

 

 

Inceneritore, cresce il no

l'Adige

Prima pagina - Pagina 9

 

 

Settecento no contro l’inceneritore

«Fa schifo perché inquina»

(sottotitolo di Marco di Cadine)

Trentino

 

TRENTO. I bambini in testa al corteo, ciascuno con indosso una lettera, a comporre la scritta: “Io non mi brucio”. Le magliette gialle di Nimby indossate dalle famiglie. La lettura del Vangelo (“Nessuno può servire due padroni”) in piazza Fiera, per contestare la Curia “schierata” per l’impianto. I fischi e le grida contro il Comune davanti a Palazzo Thun. Sono alcuni flash della manifestazione contro l’inceneritore, che ha visto partecipare 750 persone secondo Nimby (300 secondo la Questura). Ma dopo la piazza, l’associazione è pronta ad andare in tribunale.

Qualcuno poteva pensare che quello di ieri fosse il canto del cigno del movimento, dopo il no del comune alla moratoria del bando. Ma è stato piuttosto un nuovo grido di battaglia, anche se emesso da un corteo pacifico e colorato. «Siamo solo all’inizio», dice Adriano Rizzoli, che di Nimby trentino è il fondatore. «Da quando il bando sarà pubblicato avremo 60 giorni di tempo per promuovere un’azione legale e lo faremo. Stiamo valutando con la lente di ingrandimento i tre documenti: bando di gara, disciplinare e studio di fattibilità. E ci sono aspetti molto critici: il bando è preconfezionato per una tipologia precisa di soggetto, il che fa pensare ad una situazione di monopolio. Poi c’è la questione dei rifiuti speciali, che nello studio di fattibilità dovevano essere relegati al 10%. Un altro aspetto è la mancata stipula della convenzione con gli altri Comuni del Trentino, i quali tacciono per tutelare il loro piccolo giardino». Ma Nimby non sarà sola: «Con noi ci sono diversi soggetti interessati ad un’impugnativa. E la cosa può non fermarsi a Trento, ma arrivare a Bruxelles...».

Questo lo scenario dell’immediato futuro. Ieri intanto, Nimby trentino ha voluto tastare il polso del movimento, raccogliendo la risposta di associazioni e gente comune. Una trentina - secondo Rizzoli - i sodalizi presenti, la metà dei quali trentini, 5 altoatesini e una decina da Veneto e Lombardia. Un fronte politicamente eterogeneo: ci sono i ragazzi di Bruno, il comitato No Tav con le sue bandiere, un gruppo di anarchici con Massimo Passamani, addirittura alcune teste rasate. Tra i politici Franco Porta (Prc), il leghista Vittorio Bridi, Lucia Coppola con l’ex assessore Aldo Pompermaier e Carlo Biasi dei Verdi, il consigliere del Pdl Rodolfo Borga, l’assessore lavisano Lorenzo Lorenzoni.

Il popolo di Nimby si è ritrovato alle tre del pomeriggio in piazza Fiera. Un popolo in maglietta gialla. Sul davanti la scritta: “Io non mi brucio e tu da che parte stai?”, sulla schiena: “Ridurre, riciclare, riusare, ridere”. Una battaglia con il sorriso: «Sì, il nostro è un approccio positivo», dice Maria Giovanna Conci, di Roncafort. «Bisogna comunque avere speranza». Rinaldo Conotter ricorda che i primi “soldati anti-inceneritore” sono stati arruolati dall’associazione Il Gruppo, sempre a Roncafort, negli anni 90. «Intanto le cose sono cambiate», dice al sindaco Andreatta. «Non è vero che vogliamo sbarazzarci dei rifiuti. Né qui né in un altro posto: è questa la filosofia di Nimby». La gente si accalca attorno ai treppiedi che sorreggono i fogli dove firmare l’appello contro l’impianto: «Daremo una copia al Comune e una alla Provincia», spiegano gli organizzatori. Elena Leveghi di Cadine è qui con i suoi tre bimbi: «Vogliamo un’aria pulita anche per loro». E il figlio Marco: «L’inceneritore? Fa schifo perché inquina». Simonetta Gabrielli, presidente di Nimby Trentino, parla al megafono: «Non è il rifiuto domestico a porre i maggiori problemi, ma quello speciale e pericoloso. La moltiplicazione dei soggetti preposti al controllo, spesso solo burocratico, non aiuta. E il caso Monte Zaccon la dice lunga». Il corteo parte in direzione di via Rosmini. Fra i tanti striscioni anche quello de “La Busa consapevole”, fatto da ragazzi di Riva e dintorni, tutti con la mascherina sulla bocca. A loro i fumi di Ischia Podetti non arriveranno: «Questa non conta. Il pianeta è uno solo», dice Andrea Tamburini. Mentre il presidente Mattia Detoni auspica «un centro di riciclo come quello di Vedelago».

Il corteo si ferma in piazza Fiera. I bambini fanno il girotondo, che fa rima con «quanti fumi a questo mondo» (a cantare Matteo, Valentina e Samuel). Poi Fausto Nicolussi di Nimby, legge il Vangelo di Luca e Matteo e l’Appello alla responsabilità per il creato: «L’ha condiviso anche il vescovo. Come credente mi chiedo come possa essere compatibile con l’inceneritore». In piazza Duomo viene letto l’ordine del consiglio dell’ottobre 2005, che invitava a valutare il superamento dell’inceneritore. Poi il ritorno in piazza Dante e il microfono aperto a tutti. C’è anche spazio per la polemica. Stefano Bleggi, del centro Bruno, lamenta che «non ci sono i numeri sperati» e che «Nimby da sola non è più sufficiente». Il gruppo dei Verdi protesta. «Ecco i duri e puri», replica Bleggi. Loro rumoreggiano. Deve intervenire Simonetta Gabrielli per placare gli animi.

 

 

E a Meano l’Upt vota contro

Trentino

 

MEANO. Lega nord e Insieme per il sobborgo (che riunisce anche Upt, Patt e Udc) assieme contro l’inceneritore. Approvate dal consiglio circoscrizionale le mozioni presentate dal Carroccio. Sette voti favorevoli, quattro contrari e due astenuti. Un voto, questo, che vede compatti la Lega nord, che a Meano ha due consiglieri, il Pdl e la lista Insieme per il sobborgo, che è composta da quattro consiglieri. Di nuovo Lega Nord e Upt assieme a Meano. Isolato, invece, il Pd. «Il nostro non è un voto politico - spiega Silvano Stenico, consigliere della lista Insieme per il sobborgo -, ma soggettivo. E’ una questione emotiva. L’inceneritore, con tutte le conseguenze che può avere, fa paura a molti. Si dovrebbero valutare delle possibili alternative». Nelle mozioni presentate si chiede di sospendere il bando e di valutare altre ipotesi. «Noi sosteniamo la mozione presentata dalla Lega - dice Alessandro Saltori, capogruppo di Insieme - perché vogliamo che vengano prese in considerazione anche diverse soluzioni». (s.mar.)

 

 

Zanotelli: «Trento non deve diventare come Napoli»

Presente anche una delegazione bolzanina:
«La differenziata da noi è ferma al 50%»

Trentino

 

TRENTO. Fra i rifiuti ha vissuto per anni, nella baraccopoli di Korogocho, in Kenia. Poi è finito nell’“immondezzaio” di Napoli. Padre Alex Zanotelli ieri era in piazza con i manifestanti: «Sono un napoletano ormai», afferma il comboniano. «Dico a tutti che in Campania ci stanno amazzando. Il connubio fra camorra e industriali del nord, che mandano i rifiuti tossici al sud, è molto chiaro. Orasi aggiunge la decisione di bruciare i rifiuti. Stanno pagando uno scotto incredibile: non voglio che succeda la stessa cosa a Trento».

C’è anche una delegazione bolzanina, in rappresentanza dell’associazione Ambiente e Salute. «Siamo qui perché abbiamo l’identico male. E l’aria è la stessa», dice Teresa Fortini, la presidente. «Il fatto che realizzino due impianti in due province vicine è un controsenso. Anche perché non riescono a riempirli». Non solo: «La raccolta differenziata a Bolzano si è fermata al 50%, l’appalto è stato fatto tre volte ma sono rimaste le stesse ditte locali».

 

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Inceneritore, propaganda di Andreatta
Trentino - Adriano Rizzoli, 31 ottobre 2009

 

È sconfortante leggere sul «Trentino» il commento del sindaco di Trento Alessandro Andreatta alle osservazioni di Franco de Battaglia sulla questione rifiuti. Il primo cittadino ha inanellato ancora una volta una serie di argomentazioni propagandistiche a difesa dell’idea di fondo che bruciare i nostri rifiuti col filtro è bello, non fa male alla salute e non crea particolari complicazioni ambientali, economiche, organizzative. Andreatta ritiene, forse, che ripetendo sempre la stessa tiritera essa si trasformi in verità credibile per i cittadini. Ma si tratterebbe di un pensiero offensivo per l’intelligenza dei lettori / elettori. Sappiamo che la potenza persuasiva e manipolatrice di un certo modo di disinformare la popolazione rischia a lungo andare di fare breccia, se non altro perché potrebbe convincere gli interlocutori per sfinimento.

Perciò, eccoci a replicare brevemente alle nuove esternazioni del sindaco Andreatta. Egli liquida il vasto movimento che propone una diversa politica sui rifiuti come quelli che proclamano “nel mio giardino no, in quello degli altri sì”. Ma le persone e le organizzazioni che, secondo Andreatta, dicono solo no a un inceneritore nel proprio giardino sono in realtà le avanguardie di un movimento internazionale che da anni si batte con risultati straordinari (da San Francisco alle vicine Montebelluna, grande come Rovereto, o Ponte nelle Alpi) per accelerare un cambio di paradigma nella vicenda dei rifiuti solidi urbani.

Un’amministrazione di una piccola città come Trento potrebbe andare orgogliosa di poter contare su questa consulenza gratuita e di alto profilo scientifico; potrebbe allearsi per costruire davvero un modello trentino che dimostri nei fatti (non nelle solite parole) che qui possiamo essere fra gli apripista di un presente e un futuro sostenibili. Invece Andreatta preferisce ammanirci a ripetizione i suoi “studi” amici che proiettano il nostro territorio nel medioevo dello sviluppo sostenibile: dove si costruisce una megamacchina per bruciare rifiuti e perciò si “problematizza” ad arte la raccolta differenziata: che cosa resterebbe da bruciare se il porta a porta andasse oltre l’80%? Andreatta, così come la giunta provinciale, si ostina a non voler capire che il ciclo si può chiudere in modo corretto tramite una raccolta differenziata porta a porta, finalizzata al riciclo, organizzata in modo efficiente e comodo per i cittadini (non serve “trasformarsi in un soviet”, sindaco: basta copiare i modelli vincenti in Italia e all’estero), seguita dal trattamento nei centri specializzati del residuo.

Se rapportiamo questo scenario al Trentino, stando ai numeri previsti dalle istituzioni (le stesse che non avevano notato il viavai di camion carichi di scorie tossiche nelle discariche abusive di veleni in Valsugana e a Sardagna), avremmo recuperato nei centri di trattamento e riuso del residuo almeno il 90% delle 100 mila tonnellate di rifiuti che si vogliono bruciare (ma con una seria raccolta differenziata sarebbero parecchie meno); rimarrebbero circa 10 mila tonnellate di residuo inerte e sanificato da avviare a discarica. Con l’incenerimento delle medesime 100 mila tonnellate presunte di rifiuti annue il residuo alla fine del ciclo sarebbe più che raddoppiato: si produrrebbero ben 25 mila tonnellate di scorie di combustione, 5 mila delle quali costituite da ceneri tossiche che rappresentano una minaccia per l’ambiente e richiedono depositi speciali, con costi significativi. E le discariche non scompaiono, come nel vicino Alto Adige che incenerisce da vent’anni.

È emblematico che il sindaco Andreatta ancora una volta abbia glissato sulla faccenda delle scorie: dove intendono trasferire quelle 25 mila tonnellate di scorie e a quali costi sociali ed economici? E come spiegano la scelta di un ciclo così evidentemente più problematico rispetto al modello senza inceneritore? Tutto questo senza aprire il fronte dei rischi sanitari e ambientali, per le persone, la fauna, le attività agricole ecc. legati alle emissioni dell’inceneritore (ormai il sindaco ne parla quasi come fosse una caldaia domestica). Un fronte delicato che a sua volta dovrebbe suggerire cautela e scelte di massima precauzione specie per chi, come un sindaco, è deputato anche alla tutela della salute pubblica. Non ci rimane che rinnovare ad Andreatta un invito a un confronto diretto (non indiretto, come quello ad una emittente privata) con chi sta sperimentando e perfezionando un ciclo corretto e sostenibile dei rifiuti. Sarebbe forse l’unico modo per il sindaco di recuperare un po’ di credibilità in una vicenda che sta affrontando in modo probabilmente troppo spericolato per non destare sospetti nella cittadinanza. Sindaco, siamo ancora in tempo: parliamone.

 

 

La replica

Il complotto che non c'è

Trentino - Alessandro Andreatta, 28 ottobre 2009

 

Apprezzo da sempre il “Diario” di bordo di Franco de Battaglia, che quotidianamente registra anche i refoli più nascosti che accompagnano la navigazione di questa nostra provincia. Però nei giorni scorsi m’è parso che questo prezioso spazio di dialogo con i lettori del Trentino sia incappato in alcuni fraintendimenti, dovuti forse alla difficile materia a cui si è dedicato. Mi riferisco naturalmente al termovalorizzatore di Ischia Podetti, diventato nelle risposte ai lettori una sorta di Moloch, a cui io avrei deciso di sacrificare in un sol colpo l’ambiente cittadino e la mia credibilità politica. Mi si permetta allora di intervenire in questo dialogo tra de Battaglia, l’ingegner Claudio Molinari e Silvano Bert. Vista la gran mole di argomenti, procederò per punti, cercando di essere il più esauriente possibile.

Agnello sacrificale.

Non ho alcuna intenzione di immolarmi né di “bruciare nell’inceneritore la mia popolarità”, né di “farmi cuocere a fuoco lento”. Nessuno mi costringe a impegnarmi per costruire a Trento un buon termovalorizzatore, possibilmente il migliore d’Europa. E non c’è alcuna lobby che mi spinga a portare a termine un progetto che viene da lontano e che, nel tempo, è stato rivisto proprio per rispondere alle esigenze del territorio trentino. Piuttosto a me pare che si sia perso fin troppo tempo, tanto che la nostra provincia oggi rischia di non riuscire a smaltire quel che resta della raccolta differenziata dei rifiuti.

Errori.

Mi si rimprovera di aver fatto l’errore politico più grave per un sindaco: quello di essermi fatto scavalcare dal centrodestra, diventato improvvisamente più ambientalista di Al Gore. Magari fosse così. Oggi che tutti sono diventati profeti della raccolta differenziata, nessuno ricorda più la battaglia contro il “porta a porta” condotta dalle forze politiche che ora sono ostili al termovalorizzatore.

Nimby.

Ho tutto il rispetto per le posizioni di Nimby, anche se francamente non posso condividere una filosofia che proclama “nel mio giardino no, in quello degli altri sì”. Ritengo che il Trentino debba essere responsabile anche per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, che non possono essere esportati né, purtroppo, fatti scomparire con la bacchetta magica. In questi mesi ho avuto l’impressione che ci sia una parte di opinione pubblica rimasta ferma agli anni Settanta, quando si costruivano impianti che non avevano neppure il camino, neppure i filtri, neppure i sistemi di abbattimento dei fumi. Oggi non è più così. Come il Trentino ha scritto nei giorni scorsi, i termovalorizzatori di ultima generazione inquinano di gran lunga meno del traffico. Inquinano anche meno delle discariche, pericolose bombe ecologiche che infatti l’Europa ha messo al bando. Non per nulla ci sono paesi più che virtuosi dal punto di vista ambientale che hanno dotato ogni città di un termovalorizzatore: lo ha fatto la Svizzera con i suoi 30 impianti, lo ha fatto la verde Danimarca (leader mondiale dell’eolico e delle piste ciclabili!), che oggi trasforma in energia il 75 per cento del rifiuto residuo della raccolta differenziata. E che dire allora di Hammarby, il “primo ecoquartiere di Stoccolma”, che alle case “bio” e al bio-gas ricavato dalle fognature affianca un termovalorizzatore che fornisce teleriscaldamento ed energia? Porto questi esempi non per spostare l’attenzione oltre Trento, ma per farvi capire che non andiamo a tentoni, che non cerchiamo di mettere le toppe a un impianto “nato politicamente e tecnicamente male”, che non ignoriamo (ma, anzi, abbiamo studiato a fondo) le caratteristiche del sito di Ischia Podetti.

Stile di vita.

Sono d’accordo con Silvano Bert: occorre cambiare il nostro stile di vita. Consumare meno e meglio, ridurre gli scarti, riciclare. Con il “porta a porta”, l’educazione ambientale nelle scuole, le iniziative in corso con la grande distribuzione, l’introduzione a breve della tariffa puntuale (paga di più chi produce più rifiuti) abbiamo solo avviato un processo che deve essere portato a termine. Ma non possiamo trasformarci in un soviet e imporre ai nostri cittadini, da un giorno all’altro, di indossare il vestito fuori moda o di non comprare prodotti usa e getta. Cambiare abitudini richiede tempo, ma noi purtroppo non possiamo aspettare, a meno di non volerci ritrovare tra un paio d’anni a cercare una soluzione - non la migliore, ma la più rapida - per uscire da una drammatica emergenza rifiuti.

Trasparenza.

Sul termovalorizzatore si dicono molte cose, alcune purtroppo inesatte. Per dare modo a tutti di documentarsi, abbiamo pubblicato (e pubblicheremo) sul sito dell’Amministrazione comunale tutti i documenti disponibili. Abbiamo anche attivato un forum, per rispondere con la massima trasparenza a qualsiasi dubbio dei nostri cittadini. Per questo, non posso fare a meno di fare alcune precisazioni alle argomentazioni di de Battaglia e dei lettori del Trentino. “Il professor Umberto Ducati, del Politecnico di Milano, già anni fa aveva suggerito esperienze alternative funzionanti in Germania - scrive de Battaglia - Non se n’è fatto nulla, tempo prezioso è andato sprecato”. Ebbene, il professor Ducati noi lo conosciamo bene. Con lui abbiamo condiviso l’opposizione al termovalorizzatore a griglia da 360 mila tonnellate. Con lui siamo andati a vedere l’impianto di Burgau, in Germania, che adotta la tecnologia della pirolisi, un tipo di combustione a bassa temperatura contemplata anche dal nostro bando. Dunque i suggerimenti di Ducati sono stati accolti: possiamo dire che lo studio di fattibilità fa tesoro anche delle sue osservazioni.

La posta in gioco.

L’ingegner Molinari non crede alla “migliore tecnologia possibile” di cui parla il bando. Dice che se il costo massimo dell’impianto è rigido, anche la tecnologia dovrà essere prefissata. Non è così: sborsando la stessa somma, posso comprare un’auto a metano oppure un Suv, un diesel o un’auto ibrida. E’ chiaro che, come previsto dal bando, noi privilegeremo non tanto l’offerta che propone il prezzo più basso, ma quella che ci assicura la tecnologia più pulita. Per quanto mi riguarda, visto che il primo compito di un sindaco è la tutela della salute pubblica, è questa la vera e l’unica posta in gioco.

Complotti.

Non so a quali complotti, a quali oscuri interessi si riferisca de Battaglia. Per quanto mi riguarda, la decisione di portare a termine il progetto del termovalorizzatore deriva da poche, semplici constatazioni: le discariche provinciali saranno esaurite fra tre-quattro anni; la provincia italiana più virtuosa è riuscita a spingere la raccolta differenziata al 72 per cento, limite considerato invalicabile quando nel territorio ci sono aree urbane densamente abitate; l’Europa ci dice che le decine di migliaia di tonnellate residue non possono più finire nelle pericolossime discariche, ma devono diventare energia come già avviene a Bolzano, Vienna, Berlino, Parigi. Ecco perché abbiamo deciso di fare il termovalorizzatore a Trento: solo perché in questo momento crediamo sia la migliore soluzione possibile.

 

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Manifestazione Provinciale

IO NON MI BRUCIO

31 ottobre 2009

Piazza Dante - ore 15.00

Locandina

Maglietta

 

 

Non sono gradite adesioni di partiti

né bandiere di partito alla manifestazione

 

Inviare mail di ADESIONE a info@ecceterra.org

o telefonare ai nn 347 4045653 – 349 5587577 - 331 1061510

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