La scomoda verità dell’inceneritore
da XXXmila tonnellate

Conferenza stampa di Nimby trentino – 13 ottobre 2009

Convento Padri Cappuccini - via della Cervara, Trento

Sintesi

 

Versione integrale

 

C’è una scomoda verità, tenuta a lungo nascosta, che soltanto ora compare dietro al progetto dell’inceneritore di Trento.

Compare soltanto oggi, perché non se ne poteva fare a meno, pena il rischio di un bando di gara deserto.

Compare per assicurare un potenziale quantitativo di rifiuti utile alla “convenienza economica” della Spa che si appresterebbe a presentare la sua migliore offerta.

Compare chiaramente scritta nello “Studio di fattibilità” elaborato dalla Provincia.

Questa scomoda verità si chiama Rifiuti Speciali.

 

Se è stato detto, scritto e ribadito che il dimensionamento dell’inceneritore non dovrà (o dovrebbe) superare le 103.000 ton, lo “Studio di Fattibilità” della PAT, propedeutico al bando di gara, si rende disponibile in realtà ad un dimensionamento potenzialmente maggiore.

Nello Studio (v. tabella a pag. 132, scenario A) si legge che i Rifiuti Solidi Urbani indifferenziati da incenerire sono 73.000 ton/a. A questi (v. tabella a pag. 136) va ad aggiungersi un mix di circa 30.000 ton di rifiuti fra ingombranti, scarti da Raccolta Differenziata, rifiuti da Bolzano, rifiuti sanitari e 12.500 ton di Rifiuti Speciali Assimilabili agli Urbani.

E fin qui nulla di nuovo.

 

È al paragrafo 5.2.2. che appare la novità, la scomoda verità di cui si diceva. Il paragrafo si intitola, in modo inquietante: “Stima dei quantitativi di Rifiuti Speciali provenienti dalla Provincia di Trento da avviare a trattamento termico”.

Vi si legge: “La produzione di tale flusso di rifiuti [gli “speciali”, nda] ammonta, in Provincia di Trento, ad oltre 1.060.000 t/a (dati 2005); si tratta pertanto di un quantitativo importante, pari a circa quattro volte la produzione di Rifiuti Urbani”.

Si prosegue osservando che il 39% di essi, pari a 413.000 ton, può essere considerato “flusso importante… sicuramente rappresentato da rifiuti che oggi trovano opportunità di recupero”. E ancora: “Si ritiene in via preliminare che le tipologie di rifiuti che, per caratteristiche di “assimilabilità” qualitativa al flusso dei rifiuti urbani, potrebbero opportunamente essere trattate dall’impianto di recupero energetico di Ischia Podetti siano le seguenti:

“- CER 03 RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE: Nell’ambito della suddetta categoria i rifiuti prodotti nell’anno 2005 potenzialmente destinabili a trattamento termico ammontano indicativamente a 46.500 t/a.

- CER 15 RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (NON SPECIFICATI ALTRIMENTI): Nell’ambito della suddetta categoria i rifiuti prodotti nell’anno 2005 potenzialmente destinabili a trattamento termico ammontano indicativamente a 14.000 t/a.

- CER 19 RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHÉ DALLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER USO INDUSTRIALE: Nell’ambito della suddetta categoria i rifiuti prodotti nell’anno 2005 potenzialmente destinabili a trattamento termico ammontano indicativamente a 34.000 t/a.

 

Sommate, arrivano ad essere, indicativamente, altre 94.500 tonnellate di rifiuti “potenzialmente destinabili a trattamento termico”, in aggiunta alle 103.000 già pianificate per il dimensionamento dell’inceneritore.

 

Ed ecco quindi la scomoda verità.
Si può ritenere che l’inceneritore,
anziché bruciare 103.000 tonnellate l’anno,
potrebbe arrivare a bruciarne quasi il (potenziale) doppio:
197.500 ton (103.000 + 94.500).
Perché vi si potrebbero conferire
rifiuti speciali non domestici
(da produzioni artigianali, industriali,  ecc.).

 

Tale quantitativo renderebbe più “economicamente conveniente” la realizzazione, la gestione e la manutenzione dell’inceneritore trentino, avvicinandosi al dimensionamento intorno alle 250.000 ton “suggerito” da Federambiente.

Cittadini presi in giro con un progetto per un impianto pericoloso che a loro non serve ma che farebbe comodo ai gestori e a chi produce rifiuti speciali.

Un flusso finora tenuto nascosto e più consistente di quello rappresentato dai rifiuti urbani, di cui non si conosce la gestione e che solo i recenti controlli nelle discariche di inerti e bonifiche agrarie trentine ne lasciano supporre la destinazione finale.

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