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1. Il Presidente della Provincia ha dichiarato che finché non ci saranno tecnologie alternative valide, la fase finale di smaltimento dei rifiuti che prevede il loro incenerimento è l’unica soluzione. La Provincia sta investendo nella ricerca di tecnologie alternative?

I tecnici dei servizi competenti si tengono sempre informati sulle nuove evoluzioni tecnologiche che si affacciano sul mercato. L’aggiornamento dei tecnici è continuo, e avviene tramite la letteratura tecnica specializzata, con stretti rapporti con il mondo della ricerca e con l’università, e mediante visite tecniche ad impianti (sia pilota che in scala industriale) che vengono proposti dalle aziende operanti nel settore.

 

2. Quanto incideranno in termini percentuali le emissioni di diossine provenienti dall’impianto di termovalorizzazione (inceneritore)?

E’ ragionevole stimare che l’emissione di diossine dall’impianto di termovalorizzazione sia quantificabile in un incremento molto modesto, certamente secondario rispetto alle altre fonti, diffuse e localizzate, di emissione di diossine sul territorio provinciale.

 

 

3. E’ vero che le diossine non sono idrosolubili ma che sono bio-accumulabili? E che entrano nel ciclo alimentare degli animali che mangiano cibi sui quali sono depositate, e che quindi ce le ritroveremo nel latte, nella carne ecc.? Esistono degli studi in merito?

E’ vero che le diossine non sono idrosolubili, mentre è accertato che sono liposolubili; pertanto si può ragionevolmente pensare che possano entrare nella catena alimentare. In un recente passato sono stati fatti studi. Tra gli altri molti sul latte materno in Olanda e sul latte vaccino nei pressi dell’inceneritore di Schio. Per ovviare al problema, è sufficiente che i bovini non siano alimentati con foraggi prodotti in un’area limitrofa all’impianto. La zona di Ischia Podetti non ha vocazione zootecnica: infatti non esistono, in essa, significativi allevamenti di bovini. Infine, riguardo alla produzione vitivinicola, la non idrosolubilità della diossina dà sufficienti garanzie sulla sua assenza nel ciclo produttivo del vino.

 

4. Esiste un altro impianto di incenerimento al mondo gemello per tecnologia e “sicurezza” di quello che verrà costruito a Trento?

Tutti gli impianti di incenerimento a tecnologia convenzionale sono caratterizzati da un forno a griglia, che in linea generale risulta molto simile a quello previsto per il Trentino, mentre la linea fumi può avere componentistica e soluzioni tecnologiche diverse. Per l’impianto che verrà costruito a Trento si è voluto privilegiare una tecnologia che sia al tempo stesso consolidata in termini di affidabilità e all’avanguardia in termini di efficienza. Ogni sezione dell’impianto è caratterizzata da soluzioni che presentano la massima affidabilità, e nulla è stato risparmiato per garantire la migliore qualità delle emissioni. Per ogni specie di inquinante esistono almeno due sistemi di abbattimento, sia per garantire la miglior affidabilità che la minima emissione possibile. A livello di tecnologia di combustione, quasi la totalità degli inceneritori europei sono gemelli di quello che verrà realizzato a Trento, mentre per quanto riguarda la linea fumi solo pochi impianti in Europa sono tanto avanzati e sicuri come quello previsto a Ischia Podetti.

 

5. Se sì, esistono studi di valutazione degli effetti sul territorio, sulle persone ecc.? Se no, come si può pensare di sperimentare sulla salute dei cittadini gli effetti ancora non sufficientemente conosciuti?

Paragonabile a quello di Trento, per quantità di emissioni, è l’inceneritore di Bolzano, per il quale il comune di Bolzano (in collaborazione con l’università di Trento e il Politecnico di Milano) ha promosso un apposito studio, nel corso del 2001, dal quale risulta che il rischio per la salute indotto dall’impianto può essere considerato non significativo.

 

6. Dal punto di vista ambientale e della salute degli esseri viventi è meglio costruire discariche o un impianto di incenerimento?

Un moderno ed efficiente impianto di incenerimento come quello progettato per il Trentino è di gran lunga preferibile alla costruzione delle discariche. La discarica, per quanto realizzata con tutte le barriere di impermeabilizzazione disponibili, è una possibile bomba ecologica che può avere effetti nefasti sull’ambiente circostante a decine di anni dalla sua chiusura. Una rottura delle barriere di impermeabilizzazione, per esempio, avrebbe come effetto una fuoriuscita incontrollabile di percolato nel suolo, con conseguente contaminazione delle falde acquifere. Inoltre il biogas prodotto e non captato ha effetti fitotossici ed è veicolo per la diffusione a bassa quota di composti organici, volatili, diossine comprese.

Ancora: mentre dall’incenerimento dei rifiuti è possibile recuperare energia (elettrica e termica), dalla deposizione del materiale in discarica non si genera alcun aspetto positivo.

Ultimo non trascurabile effetto: le discariche, specie durante la fase di coltivazione, emettono odori sgradevoli; l’incenerimento, al contrario, non ha nessuna emissione molesta.

 

7. Qual è il centro abitato nei pressi dell’impianto dove ci sarà la concentrazione più alta di diossine?

Dai risultati ottenuti da modelli matematici che studiano la diffusione degli effluenti gassosi prodotti dall’inceneritore, la zona in cui risulta la massima concentrazione di inquinanti risulta essere l’area del Soprassasso e di Cadine. Tali studi sono stati resi pubblici nell’ambito della procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale), la cui documentazione é stata depositata alla visione del pubblico, anche tramite avvisi a mezzo stampa, presentata ai consigli comunali di Trento e di Lavis.

 

8. Perché è stato scelto il sito di Ischia Podetti per la costruzione dell’inceneritore considerando la pericolosità della posizione proprio sotto la montagna, nei pressi dell’Adige? In caso di calamità naturale, non è troppo rischioso un impianto così ubicato?

Il sito di Ischia Podetti è anzitutto baricentrico rispetto alla distribuzione della circolazione della provincia; inoltre è servito da una viabilità scorrevole ed efficiente che permette di non andare a incidere in modo significativo sul traffico locale, e sarà collegato all’interporto mediante un nuovo ponte sull’Adige. Dalle zone servite da rete ferroviaria è anche possibile prevedere il trasporto dei rifiuti mediante ferrovia, con scarico all’interporto. In più, il sito di Ischia Podetti risulta sufficientemente defilato rispetto al capoluogo.

In caso di alluvione nella malaugurata ipotesi che il fiume Adige possa tracimare (eventualità comunque remota, vista l’attività di rinforzo dell’argine in corso nella bonifica dell’area), non avverrebbe alcuna catastrofe ambientale. L’inceneritore non può scoppiare, e l’unico aspetto negativo sarebbe il riempimento delle fosse di accumulo dei rifiuti di acqua.

 

9. Perché non è stata considerata la discarica dei Lavini come eventuale sito per la costruzione dell’impianto?

La zona di Rovereto non è baricentrica; i rifiuti provenienti dalle zone periferiche, di conseguenza, dovrebbero fare più strada per essere conferiti all’impianto, con inutile incremento di traffico. Nel primo aggiornamento del piano di smaltimento dei rifiuti la discarica dei Lavini era stata effettivamente indicata come sito idoneo per ospitare un impianto di incenerimento; ma in quell’ottica si prevedevano due impianti, uno a Rovereto e uno a Trento.

 

10. E se con la raccolta differenziata si dovessero superare i livelli stimati dalla Provincia e non ci fosse materiale sufficiente per far funzionare l’impianto?

L’impianto può funzionare anche con un quantitativo di rifiuti inferiore a quello previsto. In tal caso si potrebbe semplicemente spegnere una delle due linee per un tempo superiore ai 45 giorni previsti per le operazioni di manutenzione. In ogni caso è assolutamente esclusa l’importazione di rifiuti da fuori provincia per colmare l’eventuale gap di rifiuti.

 

11. E Bolzano come si muove?

A Bolzano, di fronte al casello autostradale di Bolzano Sud, funziona un impianto dal 1988. Tale impianto di incenerimento è a servizio della città di Bolzano, di tutto il Burgraviato e della bassa Atesina. Ora, dopo 17 anni di servizio, la Provincia Autonoma di Bolzano sta predisponendo il progetto per un nuovo impianto di incenerimento, per poter dismettere e sostituire l’impianto attuale, in quanto nel momento in cui sarà pronto il nuovo, quello vecchio avrà accumulato una vita utile di più di 20 anni. Il nuovo impianto, che sarà ubicato 100 metri più a nord dell’esistente, sarà a servizio di tutto il territorio provinciale; la tecnologia di combustione sarà a griglia mobile, e la linea di depurazione fumi sarà paragonabile a quella trentina, anche se non è stato applicato il concetto dei due filtri per ogni tipologia di inquinante. Il 2 marzo 2005, il Comitato provinciale per la valutazione di impatto ambientale della Provincia Autonoma di Bolzano, ha espresso parere favorevole al progetto del nuovo impianto, che verrà appaltato nei prossimi mesi.

 

 

 

Il Trentino” n° 267

Rivista della Provincia autonoma di Trento

febbraio 2005

 

 

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