Perché ho votato contro l’inceneritore
Trentino - Giovanna Giugni, 16 novembre 2009

 

Sono la consigliera comunale di Italia dei Valori accusata di aver perduto la bussola in Comune, sul tema “scottante” dell’inceneritore. Il signor Smeraglia non mi nomina, forte probabilmente di un valente consiglio legale. Tuttavia sono io che in Comune ho osato esprimere un voto contrario all’inceneritore di Trento. Un voto in linea con la posizione ufficiale del partito. Una scelta coerente con quanto riportato dal programma elettorale per le elezioni comunali, di cui il sindaco Andreatta, appoggiato per scelta della maggioranza degli iscritti, è stato da sempre a conoscenza.

Le parole del signor Smeraglia attaccano il mio voto contrario all’inceneritore. Ne stigmatizzano l’inutilità, perché probabilmente, per lui, il voto deve sempre servire a qualcosa. O a qualcuno. E anche l’astensione: nel richiamare la posizione, un tempo contraria all’impianto, del mio predecessore in Consiglio comunale, dimentica di ricordarne le attuali scivolose astensioni in Consiglio provinciale. Astensioni, quelle sì utili, utilissime a mantenere per sé e per i suoi protetti la benevolenza del dominus.

Il mio no all’inceneritore non è ipocrita, non è incoerente, si tranquillizzi pure lo Smeraglia. È un no che ha radici lontane. È stato testimonianza civile da cittadina, voto contrario da consigliere comunale. Un voto contrario utile, assai utile alla mia coscienza, alla coerenza e al rispetto dei patti stipulati con gli elettori.

Il colore politico del voto sembra importantissimo per l’ineffabile Smeraglia, più di quanto non sia quello dell’aria che gli toccherà respirare quando l’impianto voluto dagli alleati che non osa contraddire sarà cosa fatta. Ma dalla lettera una cosa vera emerge: esistono due modi di fare politica in Italia dei Valori, due anime diverse. Una che vota secondo coscienza ed un’altra che si astiene e attacca sui giornali, una che organizza convegni e un’altra che li diserta e li snobba, una che lavora per la trasparenza, l’altra che usa i mezzi di comunicazione come clave, una che chiede il commissariamento (e lo ottiene) per tutelare chiarezza e collegialità, l’altra che lo subisce, masticando amaro e seminando zizzania.

La tessera del partito non è affatto garanzia di appartenenza. Saranno gli elettori e la prudente valutazione degli organi centrali, a dire quale delle due visioni del partito sarà vincente. Invece di scrivere su questo giornale, Smeraglia avrebbe fatto meglio a leggere attentamente quanto sullo stesso scriveva Franco de Battaglia lo scorso 15 ottobre: «Le definizioni di Destra e Sinistra dovrebbero essere abbandonate quando si parla di ambientalismo, che è una cultura di civiltà trasversale, che riguarda tutti i cittadini e il pianeta. Varrebbe forse la pena gettare nel cestino queste vecchie etichette e discriminare le appartenenze non fra Destra e Sinistra ma (...) fra chi si impegna a fornire “servizi” e qualità della vita ai cittadini e chi pensa, invece, agli “appalti” da assegnare».

La divergenza di opinioni, legittima e salutare andrebbe portata nelle sedi opportune e diventare lievito per l’agire politico di un partito. Ma c’è chi applica, per sé o per conto terzi, la logica del tanto peggio tanto meglio. Una logica che sul piano politico è aberrante. Per le allusioni alla commedia dell’arte posso solo dire, con Arlecchino: «Ho fatto una gran fadiga, ho fatto anca dei mancamenti, ma spero che, per rason della stravaganza, tutti ’sti siori me perdonerà». Non voglio, in ultimo, tediare i lettori sulla circostanza che considerare me o il partito come un Brighella senza scrupoli possa o no considerarsi un insulto. C’è chi ne valuterà la rilevanza nelle sedi opportune.

Giovanna Giugni, consigliere comunale di Italia dei Valori a Trento

 

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Il nuovo inceneritore
Se l’Italia dei Valori perde la bussola in Comune
Trentino - Salvatore Smeraglia, 7 novembre 2009

 

Amministrare bene una città è un compito non facile. Servono persone competenti ed equilibrate, disposte a mettere al primo posto un vero spirito di servizio a favore dei cittadini, esibito non con malcelata ipocrisia ma, rivolto all’impegno costante ed efficace nel lavoro pratico per il bene comune. Servono anche idee valutative di riferimento, ma soprattutto condivisione di progetti veri, chiari, ben definiti nei tempi e nei modi dell’intervento.

Se questo concetto lo associamo alla questione inceneritore, possiamo dire che, nella rappresentanza di IDV al comune di Trento è accaduto qualcosa di strano.

La stranezza sta nel fatto che, la consigliera, mossa dalla crescente voglia di autoreferenzialità, ha dimenticato, nell’esprimere il proprio voto (inutile) insieme alla destra, la storica posizione di “contrarietà alla costruzione dell’inceneritore” che il partito dal 2005 al 2008 ha sempre rivendicato con l’operato del consigliere Bruno Firmani, allora seduto tra i banchi dell’opposizione. Infatti il voto congiunto della consigliera con la destra proponeva di fatto solo un rinvio di un anno e non una netta contrarietà alla scelta operata dalla Giunta di costruire l’inceneritore. Ulteriore particolare, anch’esso strano, sta nel fatto che la consigliera e il referente locale del commissario straordinario di Idv, sig Marco Ianes, che oggi insieme organizzano incontri pubblici contro l’inceneritore, hanno a suo tempo caldeggiato ed appoggiato il sindaco Andreatta alle primarie e successivamente alle elezioni comunali. Capisco che la memoria possa giocare brutti scherzi, ma costoro dimenticano e vogliono far dimenticare, che al primo punto del programma del sindaco Andreatta c’era l’impegno per la realizzazione dell’inceneritore. Una posizione quella di Andreatta coerente e legittima, che poneva una condizione imprescindibile per gli apparentamenti con le forze politiche che lo avrebbero dovuto appoggiare, quindi anche per l’apparentamento di IDV.

Perché non si è parlato allora?

Anche allora esisteva la convenzione di Aarhus del 1998, per la trasparenza e la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali, che la consigliera cita nei suoi interventi! Oggi, in tutto questo bailamme sull’inceneritore, va fatta chiarezza e sono in molti a rilevare che tale scelta, in solitaria di Idv in appoggio alle primarie di Andreatta è stata incoerente con la nostra storia.

Ricordo, per chi oggi è distratto, che una buona parte degli iscritti al partito era fermamente contraria ad un appoggio preventivo e incondizionato, senza poter discutere, in merito alla costruzione dell’inceneritore, con il candidato sindaco.

Quello che si vuol far passare per una posizione coerente, sono solo chiacchiere demagogiche e servono a ripulirsi la coscienza nei confronti dell’opinione pubblica! Mi auguro solo che in comune IDV non si sia svenduta per un piatto di lenticchie. Purtroppo da un anno il partito a Trento vive una totale assenza di relazione politica ed è sprofondato nella commedia Goldoniana “Arlecchino servitore di due padroni”, dove Brighella, personaggio senza scrupoli, furbo e bugiardo, non svela l’inganno di Beatrice.

Concludo dicendo che il qualunquismo e la confusione creata ad arte, servono solo ad accrescere le distanze tra la politica e i cittadini. La gente è stanca e non tollera più l’incoerenza tra il dire e il fare.

Salvatore Smeraglia, Italia dei Valori Trento

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