Le geniali revisioni per sviluppare l’incenerimento a Ca’ del Bue

 

Nota di Nimby trentino
alla relazione di PricewaterhouseCoopers su inceneritore Ca’ del Bue

In calce alcune immagini della manifestazione "No inceneritore"

Piazza Brà - Verona, 28 novembre 2009

 

 

La ventennale vicenda dell’iter politico-amministrativo e del non funzionamento (a tutti i livelli) dell’inceneritore di Ca’ del Bue (Verona) è l’emblema di come i trasversali tentativi per sostanziare gli sviluppi speculativi dello smaltimento dei rifiuti sono di per sé stessi tanto complessi e oscuri quanto lo sono le volontà della politica e dei “quadri dirigenti” (o di qualche “decina di soggetti”) nel procedere comunque nei vani tentativi di “risolvere” complessità, amministrativo-politiche, sociali, ambientali e sanitarie, e oscurità ben peggiori.

Per far questo, infatti, non si deve coinvolgere nessuna realtà della società civile e democratica perché queste le si vorrebbero solo costrette al “consenso”, alle falsità e ai raggiri secondo “Piani di comunicazione” ad esclusivo supporto e beneficio di qualche “decina di soggetti”.

È un tipo di comunicazione così speciale da non contemplare serie e responsabili valutazioni e provvedimenti, ad esempio, per quanto allo Studio sulla "Esposizione ambientale a diossine emesse dagli inceneritori", come sottolineato dalla stessa Giunta regionale del Veneto (leggi anche qui).

 

Nella relazione al bilancio consolidato che AGSM di Verona ha chiuso al 31.12.2007, i revisori di PricewaterhouseCoopers dedicano ben 3 paragrafi alla situazione disastrosa dell’impianto di incenerimento di Ca’ del Bue.

Per comprendere qual è il ruolo di una società di revisione, è bene ricordare che le sue costose prestazioni sono pagate dalla stessa società che “subisce” la revisione e che, per il suo lavoro, ha estremo bisogno della collaborazione del consiglio di amministrazione e dei dirigenti, nonché degli stessi impiegati. In estrema sintesi - e con un po’ di cinismo – si potrebbe affermare che ha bisogno della collaborazione di chi eventualmente ha commesso l’errore o, nella peggiore delle ipotesi, il dolo, per controllarne l’operato e, eventualmente, denunciarne errori, se non di peggio, a chi la paga.

È vero che dopo gli “scandali” Cirio e Parmalat, che avevano fatto sorgere forti dubbi sulla obiettività e diligenza professionale di certe società di revisione, queste ultime hanno cambiato registro. Ma il fatto che abbiano dedicato tutto quello spazio e sottolineato esplicitamente i gravi problemi dell’impianto di Ca’ del Bue, significa, nel linguaggio di una società di revisione, che i revisori vedono nero sul futuro dell’impianto stesso.

 

Nel primo paragrafo, dopo aver ricordato che “gravi problemi di funzionamento hanno comportato deludenti risultati” e causato “la decisione di fermare l’impianto” nel marzo 2006, i revisori scrivono (nota bene, nel giugno 2008 e quindi più di due anni dopo) che si doveva “procedere ad una analisi e ad un progetto complessivo in grado di risolvere definitivamente le criticità dell’impianto”.

Se i revisori (che, lo ricordiamo, hanno tutto l’interesse a difendere l’operato degli amministratori ecc.) non hanno accennato ai risultati di tali analisi e illustrato un po’ di quel progetto, significa che, dopo due anni di studi, ancora non ne esistono o che non sono convincenti.

 

Nel secondo paragrafo viene sottolineato che gli amministratori confermano che ci sono possibilità di recupero dei costi dell’impianto attraverso i ricavi che si genereranno dopo aver applicato il nuovo piano aziendale che, come detto sopra, ancora non esiste. Qui i revisori mettono le mani avanti e in sostanza dicono che “sono gli amministratori che non hanno ancora un piano credibile ma che dicono che grazie a quel piano le cose miglioreranno”.

Ma dicono anche un’altra cosa importante. Sottolineano il fatto che la società ha incassato dei contributi statali e regionali che potranno essere “acquisiti a titolo definitivo” e cioè messi a bilancio in maniera stabile, solo dopo aver messo a regime normale l’impianto.

Ciò significa che se questo non dovesse accadere la società potrebbe essere costretta a restituire i contributi incassati.

 

Il paragrafo finale è un’opera d’arte.

Dopo aver messo in luce, nei due paragrafi precedenti, tutti i rischi per la società legati all’impianto di Ca’ del Bue, i revisori rimediano a quello che, per salvarsi, sono stati costretti a scrivere prima, con una sviolinata sulle capacità e sulla determinazione degli amministratori... Non di risolvere i problemi e far finalmente funzionare questo impianto ma “di sviluppare il settore dello smaltimento dei rifiuti”.

Geniale!

 

 

Immagini

Manifestazione "No inceneritore"

Piazza Brà - Verona, 28 novembre 2009

 

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