I “dinamici” consulenti Tarolli e Miorandi

 

 

Gli scorsi 9 settembre e 27 novembre Andrea Miorandi e Ivo Tarolli dicevano la loro sull'inceneritore. Tarolli scriveva che “serve al Trentino” e a sostegno delle sue tesi citava anche l'enciclica di Papa Benedetto XVI “Caritas in veritate”. E poi qualche numero, qualche semplificazione e presunte “dimostrazioni”. L'ex senatore, però, si è dimenticato di aggiungere che, oltre ad essere coordinatore provinciale dell’Udc, è anche consulente di Ladurner, una delle aziende leader nell’incenerimento di rifiuti.

Così come insolite sono le affermazioni sull'inceneritore "dinamico" del direttore di Idecom, Andrea Miorandi. Anche il suo datore di lavoro è Ladurner Group, un sistema di aziende attivo nei diversi segmenti nel campo ambientale tra cui “Ladurner Ecologia”, “Ecoproject”, “Idecom”, “Biokomp Kommerz” mentre ad altre aziende sono demandate missioni più specifiche. Idecom fa consulenza, progettazione di sistemi ambientali, comunicazione e formazione ambientale; presumibilmente in sintonia con la filosofia di Ladurner Group.

Oltretutto Ladurner Group, socia di Euregio Finance (la finanziaria bolzanina che ha vinto la gara di advisoring finanziario per il Tunnel del Brennero), fa parte della cordata di imprese che sta costruendo il nuovo inceneritore di Bolzano: un appalto vinto con una gara a concorrente unico e che ha di recente visto un "sospettosissimo" aumento dei costi di esecuzione da 98 a ben 117 milioni di euro.

Non c’è da meravigliarsi; quando si parla e si scrive in conflitto di interessi c’è da aspettarsi di tutto. Perfino che un direttore e un consulente pro inceneritore ritengano opportuno affermare, pontificandone la sua “complessità” o la sua presunta redditività, che “serve al Trentino”.

Adriano Rizzoli

Nimby trentino

 

PS. Un "pesce d'aprile" del 2008: "Dellai dà il via libera" al progetto, bocciato dai tecnici, della villa di Tarolli…

 

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L’inceneritore serve al Trentino

Trentino – Ivo Tarolli, 27 novembre 2009

 

La questione energetica è uno degli snodi fondamentali della società del futuro. Ci sono scuole di pensiero che suddividono le epoche storiche, non in base a criteri geopolitici o militari, ma sulla scorta delle grandi rivoluzioni energetiche. Dall’energia dipendono i sistemi industriali ma anche le moderne società dei consumi. Il ruolo egemone lo svolgono le materie prime, quali il petrolio, il gas, e in misura minore il carbone. L’Europa e ancor più l’Italia, di queste materie prime, sono estremamente carenti tanto che la dipendenza da fornitori extraeuropei assume percentuali preoccupanti. Da qui la necessità di politiche che riducano questa dipendenza mediante la diversificazione delle fonti e dei paesi che assicurano gli approvvigionamenti - e qui provvedono i governi nazionali - e lo sviluppo di fonti alternative - e qui devono provvedere sia i governi nazionali che quelli locali -. Fra queste ultime rientrano il settore idroelettrico, le biomasse, i rifiuti e altre rinnovabili. Nella “Caritas in veritate” lo stesso Papa Benedetto XI sostiene che le “società tecnologicamente avanzate possono e devono diminuire il proprio fabbisogno energetico”. L’optare in Trentino per una politica che risponda a questa strategia non è quindi di destra o di sinistra ma semplicemente una necessità e un dovere.

 

In questo senso, quando il Comune di Trento decide di dotarsi di un termovalorizzatore, non fa una scelta nel buio, ma semplicemente adotta una scelta obbligata di garanzia e di sostenibilità. Oggi in Trentino assistiamo ad un sistema di gestione rifiuti più maturo, dove la differenziata la fa da padrone e dove tutto lo smaltimento è affidato ad impianti a bassissima tecnologia, le discariche controllate per l’appunto. Nel 2002 in provincia la raccolta differenziata si assestava ad un 15 percento e ad oggi, a soli sette anni, raggiunge il primato nazionale provinciale del 60 percento, quindi il restante 40 percento dei rifiuti va a smaltimento nelle discariche. È giusto ricordare che nei primi anni 2000 si era ipotizzato di risolvere la problematica dei rifiuti con la unica realizzazione di un grande inceneritore da oltre 300.000 tonnellate. Una soluzione massimalista, fuori da ogni legge europea di settore. Partendo dalle piccole comunità del nostro territorio, si è dimostrato che la raccolta differenziata è un mezzo indispensabile ed efficace per gestire in modo sostenibile il rifiuto; in questo la provincia ha avuto una chiara conferma dai risultati raggiunti da alcuni piccoli comuni.

 

Si può quindi affermare che i piccoli hanno superato i grandi, e comunità - anche con problemi di flussi turistici - hanno dimostrato che la raccolta differenzia la si può fare raggiungendo altissime percentuali, oltre il 70%, che nessun assessore provinciale all’ambiente credeva possibile.

In Trentino esistono anche delle zone in ritardo con gli obiettivi provinciali del 65% di differenziata imposto: Val di Sole, Giudicarie, Alto Garda che sono rimasti ad obiettivi non lusinghieri. Inoltre stiamo inoltre assistendo ad una discutibile difformità nei sistemi di raccolta proposti. Come è possibile che in Vallagarina per esempio esistano 8 sistemi di raccolta differenziata per 18 comuni presenti? Come è possibile che in pochi Km stradali si possono incontrare colori dei contenitori diversi, informazioni differenti che disorientano il cittadino utente trentino? Sistemi che presentano costi in bolletta pesantemente dissimili? A dimostrazione che occorrerebbe avere un approccio più determinato rispetto alle scelte delle comunità locali è la non presenza di impianti dedicati alla raccolta differenziata. La provincia in questo ha lasciato campo libero alla scelta della tecnologia e dell’ubicazione. Parliamo di impianti di compostaggio, di impianti per la selezione delle raccolte differenziate ecc.

 

In questi anni soluzioni nate unicamente da iniziative private - come gli impianti di compostaggio di Levico e di Rovereto - hanno creato problematiche di conflitto sociale sul territorio (il primo) e di odori nella città.

Questi due casi stanno a dimostrare come serva un maggior coordinamento provinciale nella gestione dei rifiuti in Trentino. È bene ricordare inoltre che ad oggi tutta la raccolta differenziata esce dalla provincia di Trento, sfociando in sistemi industriali di settore extra provinciali più maturi di quello trentino. Attualmente poche discariche stanno sopravvivendo grazie alle percentuali record delle differenziate, che senza di esse sarebbero state fatte chiudere in fretta, mettendo in ginocchio il Trentino. Bisogna individuare e realizzare un impianto per la frazione residua a valle delle raccolte differenziate: vale a dire un termovalorizzatore. Si deve uscire dalla morsa del non fare e, peggio ancora, dalla politica dei “NO” che ha dei costi ambientali e sociali altissimi, perché il silenzio, l’invisibilità delle discariche stanno creando non pochi problemi. Il termovalorizzatore di Trento dovrà collocarsi in armonia con l’ambiente circostante, comprimendo ulteriormente l’inquinamento, producendo energia elettrica pulita e calore termico e favorendo la ricerca e l’innovazione tecnologica. È miope e pericoloso puntare a soluzioni poco credibili e fuori norma europea come qualcuno pensa di realizzare, ossia raccolta differenziata esasperata e discariche. Si deve realizzare un sistema tecnologico avanzato capace di dare risposta allo smaltimento. Oggi molti volumi vengono sottratti ad un circuito virtuoso. Con lo smaltimento il rifiuto viene sotterrato e quindi molta “energia” viene seppellita e sprecata in discarica. E oggi, con il bisogno energetico esistente, la pubblica amministrazione non se lo può permettere.

L’occasione invece deve essere utilizzata affinché utilizzando la nostra Università, i nostri centri di ricerca, i nostri imprenditori regionali, si possano sviluppare, attraverso alleanze nuove, tecnologiche e sistemi innovativi tali da risolvere il problema dei rifiuti e di sviluppare energia nuova in modo da renderci più competitivi meno dipendenti dalle industrie straniere.

Ivo Tarolli, Coordinatore provinciale dell’Udc

 

L’esperto. Miorandi: «Un impianto serve, ma dinamico»
«Differenziare è fondamentale. Nel 2000 nessuno ci credeva»
Corriere del Trentino – Ma. Gio., 9 settembre 2009

 

TRENTO - «Un impianto finale serve.  Ma in questi anni abbiamo dato dimostrazione che la raccolta differenziata gioca un ruolo fondamentale in questo campo».

Andrea Miorandi va dritto al punto. Esperto in materia di rifiuti e consulente per molti Comuni del Trentino, Miorandi conosce bene la «partita» dell’inceneritore provinciale: all’inizio del percorso relativo alla realizzazione dell’impianto di Ischia Podetti, quando ancora si parlava di un sistema da oltre 300mila tonnellate di rifiuti all’anno, il responsabile di Idecom fu uno dei primi ad alzare la voce contro la mega-struttura prospettata a Trento nord, proponendo l’introduzione anche in provincia di un sistema di raccolta differenziata.

«In quegli anni - ricorda Miorandi - qualche amministratore non credeva all’importanza di avviare un nuovo sistema di raccolta dei rifiuti e avrebbe piuttosto tirato una linea e realizzato subito l’impianto da oltre 300mila tonnellate di immondizia all’anno. Di fatto, avrebbe semplificato la soluzione». Ma così non è andata: «Questo è un problema complesso e va trovata una risposta complessa» dice l’esperto. Che ribadisce: «Abbiamo dimostrato che in Trentino la differenziata si poteva applicare. In questo campo, in provincia, si sono fatti passi da gigante».
Un andamento dimostrato anche dai risultati ottenuti nel capoluogo con l’applicazione del sistema di raccolta porta a porta: a giugno di quest’anno la percentuale ha sfiorato il 60 per cento (solo un anno fa era al 54 per cento), avvicinandosi all’obiettivo del 65 per cento fissato dal terzo aggiornamento del piano provinciale dei rifiuti.

E l’inceneritore? Miorandi è chiaro: «Un impianto finale serve. Ma si deve valutare attentamente la tipologia: in sostanza, dovrà essere uno strumento dinamico, che dovrà tener conto del trend di crescita della raccolta differenziata, ma anche della qualità del rifiuto, che cambia nel tempo. Ecco, la vera domanda da porsi è questa: quale tecnologia può rispondere a questi requisiti?».

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