Acciaieria e inceneritore: presente e... futuro?
Ancora “emergenze”, diossine e svariati inquinamenti: perenni?

 

Un’altra pagina “esemplare” del Trentino che vola, patrimonio per ruberie oltre che delle Dolomiti patrimonio dell’umanità. Tra inquinamenti da “emergenza criminale”, maxi-polizze per i pianificati e “obbligati” inquinanti del bando di gara per l'inceneritore e un obolo di duemila euro, trent’anni dopo, ai pochi superstiti della criminale attività della SLOI.

E per il progetto della centrale di pompaggio (di soldi) sull’Altissimo, il vicepresidente della Provincia Pacher afferma: “Va avanti”. Verso dove?

Quell’altro “dove” su cui, invece, offre diversi segni per nuove responsabili e importanti presenze la lettera della dott.ssa Maria Elena Di Carlo, che riportiamo sotto in apertura.

A seguire la cronaca dei quotidiani del 5 dicembre da cui, tra i numerosi spunti di lettura e valutazione, si riporta da l’Adige a pag. 17: Gli agenti del Corpo forestale dello Stato di Vicenza hanno filmato le emissioni che uscivano dallo stabilimento. «Invadono letteralmente la valle, trattenendo gli inquinanti - si rileva – anche in considerazione della particolare conformazione geomorfologica dell’area: trattandosi di valle chiusa il ricambio d’aria è limitato ed insufficiente alla dispersione delle emissioni»

Quante e quali sono le valli aperte in Trentino?

 

 

l’Adige – Maria Elena Di Carlo, 29 settembre 2009
Valsugana inquinata

Noi medici studiamo i rischi per la salute

 

Gentile direttore, scrivo in risposta alla lettera apparsa sull’Adige del 24 settembre e firmata da un gruppo di abitanti della Valsugana che sollevano il problema dei «veleni». Concordo pienamente con le loro preoccupazioni e con il loro risentimento verso l’apatia dimostrata da varie categorie, mi riferisco oltre che alle istituzioni preposte alla gestione e al controllo dell’ambiente anche a noi medici, per non parlare di alcuni imprenditori. Io sono medico pediatra. È giusto affermare che la comunità medica della vallata fino ad ora non si è mai esposta sull’argomento.

Vorrei comunque informare tramite questa lettera che da alcune settimane alcuni di noi giovani medici (forse occorreva un cambio generazionale!) abbiamo cominciato a riunirci per studiare il problema e per passare dalla fase della «coscienza» a quello della «conoscenza»: stiamo lavorando riferendoci a dati analitici estratti dalla letteratura e a documenti pubblici desunti dai decreti legislativi dell’Appa oltre che su dati disponibili della nostra zona e riguardanti le sostanze velenose disperse nell’ambiente con grave rischio per la salute. Abbiamo il privilegio di essere supportati da autorevoli studiosi universitari specializzati in problematiche ambientali ricevendo l’avvallo e il patrocinio alla nostra iniziativa da parte dell’Isde Italia (International Society of Doctors for the Environment), così da avere le premesse sufficienti perché la nostra ricerca non possa essere considerata operato dei «soliti» facinorosi e possa essere presa in considerazione da parte dei decisori politici - compresi i nostri amministratori locali – essendo metodologicamente e scientificamente corretta.

Ci siamo resi conto che l’inquinamento ambientale di cui si parla in Valsugana è stato trattato fino ad ora come un problema di illeciti, di politica, di analisi chimiche, ma manca un punto di vista prettamente medico che possa quantificare il «rischio potenziale per la salute», di cui fino ad ora nessuno ha parlato e del quale molti negano addirittura l’esistenza. Noi ci stiamo occupando di questo. Come qualsiasi cittadino di questa valle che abbia a cuore la nostra terra, i nostri figli, la loro salute sentiamo vivamente il problema, e quindi effettivamente vogliamo noi per primi capire quanto dobbiamo preoccuparci e cosa fare per porvi rimedio. Speriamo di essere ascoltati dalle istituzioni anche se le conclusioni saranno probabilmente scomode e difficili da accettare.

Certo è che quello che noi stiamo cercando di far emergere è un aspetto rilevante ma ci rendiamo conto che non è l’unico essendoci risvolti socio-economici non trascurabili. Sicuramente è ora di parlarne, e bisogna continuare ad interrogarci ed interrogare, per cercare di svegliare tutte le coscienze addormentate per il bene comune di tutti noi.

Maria Elena Di Carlo

Pediatra dell’Associazione medici per l’ambiente Isde Italia

 

 

Corriere del Trentino, 5 dicembre 2009

 

Acciaierie e diossina: 12 indagati

 

Pacher: «Agenzia corretta. Posti limiti rigorosissimi»

 

Diossina: sequestrate le Acciaierie
Dodici indagati, quattro dell’Appa

 

«Inceneritore e viabilità. Ponte sul fiume urgente»

 

 

l’Adige, 5 dicembre 2009

 

Sequestrate le Acciaierie

 

Sequestrata l’Acciaieria Valsugana

 

«Per noi operai sarà un brutto Natale»

 

«In 30 anni l’acciaieria ci ha soffocato»

 

«Dati falsi, un insulto alla comunità»

 

 

Trentino – Chiara Bert, 5 dicembre 2009
«Almeno tre impianti con la stessa tecnologia».
Richiesta alla Provincia: urgente il nuovo ponte sull’Adige

Inceneritore, serve una maxi-polizza

Per danni e rischi di esecuzione il Comune chiede 110 milioni di garanzia

 

TRENTO. Una polizza da 110 milioni per i danni di esecuzione, un’assicurazione a copertura dei rischi e difetti di costruzione, un’ulteriore cauzione milionaria contro eventuali inadempimenti. Sono le garanzie chieste dal Comune a chi costruirà l’inceneritore a Ischia Podetti.

Nella delibera approvata lunedì, la giunta Andreatta ha approvato lo studio di fattibilità, ha stabilito che l’opera sarà realizzata attraverso la finanza di progetto e ha fissato gli indirizzi per la gara.

Tecnologia: almeno tre impianti uguali. L’impianto dovrà essere strutturato su almeno due linee (quella per i forni e la linea di depurazione dei fumi). Nel bando non sarà indicata una specifica tecnologia di trattamento, ma è prescritta l’adozione delle migliori tecnologie disponibili. Nessuna sperimentazione, come più volte ripetuto dal sindaco. La tecnologia proposta deve essere affidabile - specifica il Comune - e pertanto viene richiesta l’esistenza nello spazio economico europeo di almeno tre impianti che utilizzano la stessa tecnologia, collaudati e regolarmente operanti.

Durata minima: 15 anni. L’inceneritore potrebbe durare meno del previsto, ovvero 15 anni. Lo studio di fattibilità realizzato dagli esperti prevede una durata massima della concessione di 24 anni, di cui 4 per la costruzione dell’impianto, ma con la facoltà, in sede di gara, di proporre una riduzione della fase di gestione fino a un limite minimo di 15 anni.

Garanzie finanziarie. L’importo stimato dell’opera è di 111 milioni di euro. A garanzia dei lavori il Comune chiede: una cauzione provvisoria (2% dell’investimento), che sarà incamerata in caso di impossibilità di stipulare il contratto; una cauzione definitiva del 10% dell’investimento a garanzia dell’adempimento degli obblighi contrattuali; una polizza assicurativa di 110 milioni per i danni di esecuzione e un massimale di responsabilità verso terzi di 5 milioni; infine una polizza indennitaria e una per responsabilità verso terzi (decennali e rispettivamente di 14 e 20 milioni) a copertura dei rischi di rovina dell’opera o per gravi difetti di costruzione. L’amministrazione ribadisce i vantaggi della finanza di progetto: nessun esborso da parte del Comune, a parte il diritto di superficie; esternalizzazione dei rischi; capacità di accelerare la costruzione perché solo alla fine il concessionario inizierà ad essere pagato.

Ponte sull’Adige. Il Comune, dando attuazione a una richiesta approvata dal consiglio lo scorso ottobre, ritiene urgente la costruzione del nuovo ponte sull’Adige funzionale a realizzare un’adeguata strada di accesso all’impianto, per evitare l’attuale strada arginale. La richiesta sarà inoltrata alla Provincia.

 

 

Trentino – Luca Petermaier, 5 dicembre 2009

Diossina nell’aria, sequestrata l’Acciaieria

Il pm: limiti superati e analisi false. Dodici indagati tra cui 4 funzionari Appa

 

TRENTO. Diossina in concentrazioni allarmanti, analisi contraffatte, limiti di legge stabiliti dall’Appa mille volte superiori a quelli di ogni altro impianto in tutto il nord Italia e anche oltre. E’ uno scenario angosciante quello che emerge dall’inchiesta «Fumo negli occhi», condotta dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Vicenza. Uno scenario che si aggiunge a quello non meno preoccupante dei rifiuti a Monte Zaccon e che fa della Valsugana una sorta di «pattumiera» del Trentino.

L’operazione della Forestale vicentina è scattata ieri mattina con il sequestro preventivo dell’Acciaieria di Borgo ordinato dal gip Marco La Ganga su richiesta della pm Alessandra Liverani. Più che di sequestro - nei fatti - si tratta di un «commissariamento». Il giudice, infatti, non se l’è sentita di fermare la produzione e mandare a casa i 117 dipendenti dello stabilimento e così ha optato per una soluzione meno drastica: la nomina di un custode giudiziario (l’ingegnere veneto Tiziano Benedetti) che per le prossime settimane manderà avanti la produzione cercando di adottare gli accorgimenti utili ad evitare altre emissioni non autorizzate e riferendo nel contempo al tribunale.

Gli indagati in questo nuovo filone dell’inchiesta sono dodici. Quattro legati all’Acciaieria, quattro dipendenti dell’Appa e quattro collaboratori del laboratorio bresciano dove sarebbero avvenute le contraffazioni dei rapporti di prova sulle concentrazioni di inquinanti.

Acciaieria: sul registro degli indagati sono finiti l’amministratore dell’Acciaieria Dario Leali; l’ex direttore Emilio Spandre (già arrestato qualche mese fa nell’ambito dell’inchiesta parallela chiamata “Ecoterra”); l’ingegner Matteo Bortolotti, responsabile della sicurezza e Alessandro Trentin, responsabile di produzione la cui posizione sembra quella meno pesante. Per tutti l’accusa è di aver consentito emissioni di diossina, in parte violando i limiti di legge e in parte non riparando vistose aperture nello stabilimento da cui sarebbero fuoriusciti fumi contenenti alte concetrazioni di inquinanenti. Le altre contestazioni sono di falso, per il taroccamento delle analisi sui prelievi al fine di riportare nei limiti i valori con la collaborazione di un laboratorio privato di Brescia; scarichi abusivi nel vicino corso d’acqua e violazione delle norme sulla sicurezza dei dipendenti.

Appa. Dopo tante polemiche scoppiate nelle precedenti inchieste l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente viene coinvolta direttamente nelle indagini con quattro dipendenti. Si tratta del dirigente Giancarlo Anderle e dei funzionari Alessandro Moltrer, Enrico Toso e Mauro Facchinelli. Tutti sono stati interrogati ieri in procura, ma solo gli ultimi due hanno scelto di rispondere. Per tutti l’accusa è abuso d’ufficio e concorso nelle emissioni illegali. Il motivo? L’aver autorizzato l’Acciaieria ad emettere diossine in concetrazioni mille volte superiori a quelle stabilite dal decreto ministeriale 31 gennaio 2005 che ha recepito una direttiva comunitaria che impone il limite massimo di 0,5 nanogrammi per normalmetrocubo. Il limite autorizzato dall’Appa è stato, fino all’agosto scorso, di 500 nanogrammi, ora rientrato a 0,5 dopo l’installazione del nuovo impianto di aspirazione. Da notare che le vicine acciaierie Valbruna di Bolzano rispettano un limite di 0,1 nanogrammi.

Il laboratorio. La struttura sequestrata nel bresciano è la «Chemi ricerche» che avrebbe taroccato le analisi sui prelievi all’Acciaieria riportando i valori nella norma. I rapporti di prova sequestrati e ritenuti falsi sarebbero sette, con valori ben superiori allo 0,5 ammesso. Indagati sono il responsabile del laboratorio privato e tre collaboratrici.

 

 

Trentino, 5 dicembre 2009
Rischio inquinamento mille volte più alto
In Provincia avrebbero considerato una norma sbagliata

 

TRENTO. Quando gli investigatori si sono imbattuti nel provvedimento dell’Appa che stabiliva i limiti massimi di concentrazioni di diossina all’Acciaieria di Borgo sono sbiancati: 500 nanogrammi per normalmetrocubo, mille volte più di quanto stabilisce il decreto ministeriale 31 gennaio 2005 (che recepisce una importante direttiva europea) e che dovrebbe rappresentare il «faro» di riferimento per tutti gli organi autorizzativi pubblici. Il decreto parla di un limite massimo di 0,5 nanogrammi, ma altre realtà industriali come l’acciaieria di Verona o quella di Bolzano rispettano limiti ancora più bassi. Come è stato possibili che l’Appa abbia autorizzato fino all’agosto di quest’anno un limite cosi esageratamente più alto del lecito? Una prima spiegazione (tutta da vagliare) l’hanno fornita ieri due dei quattro funzionari dell’Appa interrogati in procura. «Noi abbiamo preso come riferimento un decreto del 2006 e abbiamo diviso per 20 il limite massimo, arrivando a 500 nanogrammi. Così pensavamo di essere fin troppo scrupolosi». Peccato che quella fosse la norma sbagliata, mentre il famoso decreto del 2005 (quello giusto) dai funzionari sentiti ieri non era stato preso in considerazione.

 

 

Trentino – Ubaldo Cordellini, 5 dicembre 2009
Bufera sulla perquisizione all’Appa
Dellai: «I nostri uffici occupati come se fosse un’emergenza criminale»

 

TRENTO. «Io so solo che una nutrita pattuglia di forestali dello Stato ha occupato i nostri uffici come se fossimo in presenza di un’emergenza criminale». Il presidente della Provincia Lorenzo Dellai è all’Aquila per la consegna di altre casette ai terremotati e non nasconde l’irritazione per la lunga perquisizione della sede dell’Appa. Gli agenti del Corpo forestale sono arrivati nella prima mattinata e se ne sono andati solo nel tardo pomeriggio.

«Se si accertasse una gestione non corretta dei rilevamenti e dell’analisi da parte dell’Acciaieria di Borgo o di un laboratorio di certificazione privato, sarebbe un fatto gravissimo, un insulto verso tutta la comunità trentina, per il quale agiremo con la massima severità». L’assessore all’Ambiente e vicepresidente della Provincia Alberto Pacher condanna le eventuali falsificazioni e tiene a sottolineare che la Provincia e l’Appa hanno usato la massima prudenza nel dare l’autorizzazione integrata ambientale. Già ieri mattina Pacher aveva dato una prima sommaria informazione ai capigruppo in Consiglio provinciale. I lavori erano stati interrotti su richiesta del verde Roberto Bombarda. Tutti i capigruppo si sono riuniti in una sala attigua a quella del Consiglio. Le informazioni erano ancora frammentarie. Pacher ha letto il primo comunicato diffuso dalla forestale di Vicenza, che parlava di quattro funzionari dell’Appa indagati, tra i quali il dirigente Giancarlo Anderle, e ha aggiunto che la perquisizione degli uffici dell’agenzia era ancora in corso. Alcuni capigruppo si sono detti stupiti e amareggiati per la situazione.

Pacher, poi, ha seguito l’evolversi della vicenda fino a sera, quando la forestale ha lasciato gli uffici dell’Appa. Il vicepresidente non nasconde la preoccupazione: «Stiamo seguendo la vicenda con preoccupazione e grande attenzione. L’intera struttura tecnica dell’Appa ha collaborato con gli inquirenti, fornendo i materiali richiesti e per l’acquisizione delle informazioni necessarie». Pacher poi esprime fiducia nei confronti dei quattro funzionari provinciali indagati: «Per la parte che riguarda l’Appa i tecnici che in questo momento sono stati coinvolti, sono conosciuti e stimati e siamo davvero convinti che queste indagini dimostreranno la loro estraneità».

Poi Pacher ricostruisce tecnicamente le tappe della vicenda: «Nel 2007, quando l’acciaieria di Borgo richiese l’Autorizzazione integrata ambientale, l’Appa decise di dare un limite per le emissioni di diossine e furani dai due camini dello stabilimento molto più basso, un ventesimo, rispetto a quello previsto dalle norme nazionali. A livello nazionale era previsto il tetto di 10.000 nanogrammi per metro cubo e l’Appa diede il limite di 500 nanogrammi. L’autorizzazione, però, prevedeva che l’impianto venisse adeguato alle migliori tecnologie del settore. Così nell’agosto del 2009, quando l’azienda ha chiesto l’adeguamento dell’autorizzazione, il limite venne abbassato di un millesimo arrivando a 0,5 nanogrammi per metro cubo. Si tratta dei limiti più bassi previsti a livello di Unione europea. Un limite tanto restrittivo che le acciaierie hanno deciso di fare ricorso contro la delibera che lo stabiliva. Questo ricorso è stato respinto dalla giunta provinciale giusto la settimana scorsa. Quindi dal punto di vista dei limiti entro i quali l’azienda doveva muoversi, noi siamo a posto. Abbiamo rispettato le normative nazionali e comunitarie».

L’assessore all’ambiente spiega anche l’Appa comunque non solo si è fidata delle analisi affidate al laboratorio privato, ma ha anche svolto proprie analisi sulle emissioni dell’acciaieria: «I controlli sono stati svolti nel 2008 e le emissioni erano in regola, sotto i limiti che c’erano allora. Poi le analisi sono sempre state prodotte dall’azienda. Si trattava di analisi di un laboratorio certificato. L’Appa le ha prese per buone. Se le indagini dovessero far emergere che queste analisi fossero state falsificate, saremmo di fronte a una grave offesa non solo nei confronti della Provincia, ma di tutta la comunità trentina. Sarebbe un crimine gravissimo. Comunque, noi abbiamo la massima fiducia nel lavoro della magistratura e siamo certi che saprà fare chiarezza in tempi brevi».

Da ricordare che la commissione consiliare presieduta da Bombarda aveva già svolto un’indagine a hoc sull’ex cava del monte Zaccon, a Marter, sulla quale è aperta un’altra inchiesta della Procura di Trento e della forestale per il deposito di rifiuti tossici.

 

 

Trentino, 5 dicembre 2009
La guerra. Un continuo scontro sulle indagini per inquinamento

Ancora scintille tra Procura e Provincia

 

TRENTO. Le indagini sull’inquinamento in Valsugana hanno aperto un fronte tra Provincia e Procura. A far nascere le prime frizioni, il fatto che tutti gli accertamenti siano stati affidati dalla Procura al corpo forestale dello Stato. Ad aprire la lunga querelle, il fatto che le prime indagini sull’ex cava del monte Zaccon, coordinate dal pm Alessandra Liverani, siano state svolte dalla stazione forestale di Enego. In quel caso, si disse che i cittadini erano andati in Veneto per denunciare che nell’ex cava venivano smaltiti rifiuti pericolosi perché non si fidavano dell’operato della forestale della Provincia. Nell’inchiesta venne intercettato anche un dirigente provinciale, non indagato, mentre parlava in maniera libera con il principale indagato. Poi la Provincia ha cercato di far coinvolgere l’Appa nell’inchiesta. La scontro è arrivato al culmine, quando, il procuratore Stefano Dragone parlò di rifiuti potenzialmente pericolosi smaltiti a Marter. Dellai rispose piccato. L’ultimo episodio della lunga diatriba si è verificato la settimana scorsa quando la Provincia ha deciso di inviare il conto alla Procura per le analisi dell’Appa. Un conto salato da 71 mila euro.

 

 

Trentino - Marika Caumo, 5 dicembre 2009
«Ci hanno preso in giro per 30 anni»
L’ira del sindaco: «E ora di chi dobbiamo fidarci?». Operai sconcertati

 

BORGO. «Se è vero significa che ci hanno preso in giro per trent’anni, che ci hanno condannato a morte». Il sindaco di Borgo Valsugana Fabio Dalledonne non usa mezze misure: «Ci siamo sempre fidati dell’Appa, ma ora a chi dobbiamo rivolgerci?». Il comitato Barbieri Sleali festeggia il sequestro delle acciaierie e rilancia la richiesta di referendum per la riconversione: «Ma non possiamo sederci sugli allori, nel 1989 arrivò il dissequestro».

Dagli operai che escono dallo stabilimento solo poche parole: «Non sappiamo nulla, sembra che la produzione vada avanti. Ultimamente stiamo lavorando a ciclo ridotto, non c’è tanto rottame, ne portano il minimo indispensabile. Ma qui nessuno ci dice niente». Mario Carraro, delegato delle Rsu, la vede così: «Se inquina si chiude, ma allora si doveva fare un anno fa. È da dicembre che la Forestale sta indagando, se veramente la fabbrica inquina allora faccio causa io a loro per avermi fatto lavorare un anno lì dentro». Poi aggiunge: «Per noi ogni giorno è uno stress andare a lavorare, siamo visti come mostri. Ma sono fiero di lavorare qui, da vent’anni mi dà da vivere».

Il sindaco Dalledonne è arrabbiato e preoccupato quando apprende la notizia: « È un fatto di gravità inaudita. Se è vero che hanno falsificato le analisi ci hanno condannato a morte! Quante persone sono morte o stanno morendo per questo? Se le emissioni sono oltre i limiti, cosa è venuto fuori da quei camini negli anni ’70-80, quando tutti questi controlli non c’erano? Temo che le ricadute sulla salute le avremmo da ora in poi». Il sindaco ammette che con il nuovo impianto fumi la situazione è più controllata. E pensa ai dipendenti: «Non c’è solo la chiusura, c’è anche la riconversione industriale. Questa è un’area di interesse provinciale, quindi dico a Trento girate gli occhi verso la Valsugana e venite a darci una mano. Ci vogliono risorse che noi non abbiamo». Dalledonne spiega che sul suo tavolo non è giunto ancora niente: «Un silenzio assordante. Ho ricevuto solo la chiamata di sostegno da parte dell’assessore Rossi». Ad aumentare il suo sgomento, il fatto che quattro dipendenti dell’Appa sono indagati: «Per noi l’Appa è un’istituzione, ci siamo sempre fidati. Ma ora il sistema vacilla. A chi dobbiamo rivolgerci per controllare?».

Chi festeggia è il Comitato Barbieri Sleali: «Ma ora arriva la parte più tosta - annuncia la presidente Rosa Finotto - c’è il sequestro ma non possiamo sederci sugli allori perché nel 1989 arrivò il dissequestro». Il comitato rilancia la richiesta di referendum per la riconversione dell’acciaieria e ha incontrato il gruppo di minoranza Civitas di Borgo: «Abbiamo raccolto 600 firme».

 

 

Trentino, 5 dicembre 2009

Lo stabilimento

 

L’Acciaieria Valsugana spa ha iniziato la produzione il 15 marzo del 1979 con il Gruppo Leali che possiede altri due stabilimenti siderurgici in Lombardia. Attualmente conta 120 dipendenti, ma dà lavoro anche a 40 addetti esterni per le attività di trasporto, pulizie e manutenzione. Nel 2008 è stata la prima azienda in Valsugana e la quinta in Trentino con un fatturato di 281 milioni di euro e una produzione di 540 mila tonnellate di acciaio. Già nel 1989 l’azienda finì sotto sequestro, ordinato dalla procura di Trento per motivi ambientali.

 

 

Trentino, 5 dicembre 2009
Approvata una legge di Dorigatti: «Era un calvario»

Agli ex dipendenti della Sloi un «bonus» da duemila euro

 

TRENTO. Il Consiglio provinciale ha approvato un disegno di legge a favore degli ex dipendenti della Sloi, proposto da Bruno Dorigatti, Pd. Il provvedimento prevede un riconoscimento una tantum di due mila euro a lavoratori ex Sloi.

«Se vi è un luogo - ha esordito Dorigatti- dove vi è stato un calvario, questo è la Sloi. Una fabbrica di morte e di veleni che ha distrutto la vita, non solo dei dipendenti, ma anche una minaccia e un pericolo per l’intera comunità. Gli effetti del piombo tetraetile (che qui si lavorava sin dal 1939) ha avuto ripercussioni disastrose sulla salute dei lavoratori, ma anche delle loro famiglie in quanto gli effetti di questa sostanza rendevano i lavoratori violenti (la medicina li scambiava allora per alcolizzati) e incapaci di controllare le loro azioni. Una fabbrica che è diventata l’emblema (come lo fu la miniera di Marcinelle) dello sfruttamento e della morte.

Non si tratta di un risarcimento - ha concluso Dorigatti - ma di un dovuto riconoscimento a questi lavoratori a testimonianza che la comunità non intende dimenticare ciò che la Sloi ha rappresentato per la città di Trento».

E ancora: «Una vicenda paradigmatica dei danni umani che segnano la storia del nostro Paese - ha commentato il consigliere Panetta, Upt - ma anche una storia che evidenzia dove possa arrivare l’avidità e il cinismo del capitale. Nell’apprezzare lo sforzo dei proponenti, (riconoscimento tardivo e non esaustivo del disastro provocato da questa fabbrica sui lavoratori, le loro famiglie e la comunità), ha notato come esso riporta alla memoria il dramma della Sloi e richiama l’ente pubblico alle proprie responsabilità nel fare le necessarie operazioni di bonifica di quell’area riprogettandone l’assetto urbanistico. Una scelta non più rinviabile». Legge poi votata da tutti, convintamente.

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