Inceneritore. Le Acli per un’etica della responsabilità
UCT  - n° 407, novembre 2009
Arrigo Dalfovo, presidente provinciale Acli trentine

 

 

Sul “problema dell’inceneritore” il Consiglio Provinciale delle Acli ha concluso con questa mozione: “… le Acli sono preoccupate per l’emotività con cui si sta trattando il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Per questo, dopo una discussione tra i presidenti di circolo fatta propria dal consiglio provinciale del movimento, si propone di non interrompere l’appalto concorso, ma di inserire nel bando di gara la possibilità di offrire una tecnologia che risponda a quattro esigenze:

- la salute dei cittadini;

- la tutela dell’economia agricola;

- la tutela dell’economia turistica;

- l’ottimizzazione dei costi benefici.

Agli esperti e alle amministrazioni la scelta del metodo migliore”.

 

Penso valga la pena capire, oltre al perché della decisione frutto di tante notizie fra loro contrastanti e di mancata informazione da parte di chi doveva darle, e mi riferisco alla Pubblica Amministrazione, ma, soprattutto, al come siamo giunti come Acli a trovare una sintesi votata all’unanimità. Contro la democrazia della “fretta” le Acli stanno perseguendo la democrazia della partecipazione e della responsabilità. È un percorso che stiamo facendo a livello nazionale, di cui il Trentino è un laboratorio significativo, alla ricerca delle nostre radici perché spesso per guardare al futuro si dimentica il passato. Le Acli sono azione sociale e formazione nell’azione sociale, per cui il compito della dirigenza è quello di fornire strumenti di valutazione, indicare un metodo che porti alle decisioni. E così, anche questa volta, abbiamo affrontato l’argomento legato allo smaltimento dei rifiuti, a partire da alcune domande che hanno tracciato la strada del dibattito:

- i rifiuti trentini è giusto smaltirli in Trentino o li portiamo altrove?

- i rifiuti, dopo averli differenziati, li eliminiamo con qualche sistema meccanico oppure continuiamo a riempire le discariche?

- è giusto scegliere la migliore tecnologia per il loro smaltimento ed orientarsi fin d’ora verso l’inceneritore?

 

Su questo si è aperta la discussione, tralasciando fin da subito la soluzione di inviare a data da destinarsi le scelte per allontanare il “problema”. Anche quest’ultima decisione è stata discussa e votata. Quale è stato il centro della discussione?

- le paure per la salute;

- le paure per l’economia agricola;

- la necessità di non essere esclusi dalle scelte più importanti da parte dei circoli della Piana Rotaliana che hanno sottolineato la scarsa sensibilizzazione su un problema così “delicato”.

Discussione aperta prima nell’Assemblea dei presidenti di circolo e poi in Consiglio Provinciale. È stato fin da subito evidente che è favorevole chi abita nelle valli e beneficia della scelta localizzativa, molto dubbioso o sfavorevole chi il rischio lo subisce perché nel raggio di azione degli eventuali fumi. Tralascio la parte della discussione, peraltro particolarmente importante, incentrata sulla necessità di un consumo critico con la “umanizzazione dei consumi” per riportare quasi un verbale ragionato del nostro dibattito, che ha coinvolto complessivamente un centinaio di rappresentanti del movimento, da Storo e Fiera di Primiero, da Cles a Ala, da Mezzolombardo a Mattarello, da Borgo Valsugana a Riva del Garda. La discussione, per le Acli, è ragionare insieme, con onestà, liberi verso chi porta identità diverse, lasciando aperta la strada del dire “ci siamo sbagliati”.

 

La democrazia, sempre per le Acli, è convivenza basata sul dialogo, e risponde alla domanda: sto dicendo la verità? È anche partecipazione alle scelte comunitarie e assunzione di responsabilità. Perché le Acli hanno parlato di rifiuti urbani? La risposta è in un pensiero: perché le Acli trentine, che hanno costruito il baricentro nelle realtà locali, vogliono abitare le domande; alla politica la costruzione sociale del consenso e, se possibile, assieme, alcune risposte.

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