Luigi de Magistris: la costruzione dell'inceneritore va fermata
14 dicembre 2009

 

È tutto pronto. Solo questione di giorni e a Trento arriverà il bando per la costruzione dell'inceneritore. Sei mesi di tempo per una gara che vedrà correre solo progetti di termovalorizzazione senza contemplare le proposte alternative avanzate dai comuni limitrofi al capoluogo, che hanno pagato di tasca propria studi e progetti che proponevano tecnologie diverse.

La storia dell'inceneritore a Trento è lunga 10 anni ed è fatta di dibattiti roventi e manifestazioni in cui si sono contrapposte le posizioni a favore dell'impianto e quelle contrarie delle associazioni ambientaliste e di una minoranza della parte politica, tra cui Italia dei Valori.

Anni in cui le dimensioni dell'impianto previsto si sono via via ridotte, man mano che aumentavano i livelli di raccolta differenziata. Oggi la provincia di Trento è una della più virtuose d'Italia, con una separazione dei rifiuti che tocca picchi del 70%. Ed è proprio per questo che va fermata la costruzione dell'impianto di incenerimento e praticate soluzioni che non abbiano un impatto ambientale e non frenino la scelta responsabile  e sostenibile dei cittadini che si impegnano a differenziare i propri rifiuti. Perché si sa, raccolta differenziata e inceneritori non vanno  d'accordo. I termovalorizzatori inceneriscono il “tal quale”, i rifiuti indistinti, e quanto più bruciano quanto più sono economicamente convenienti: la spazzatura è il loro pane. Per la società che gestisce l’inceneritore la raccolta differenziata è come il fumo negli occhi e quando la gestione dell’impianto e la raccolta dei rifiuti fanno capo alla stessa società, in questo caso la Trentino Servizi, la differenziata rischia di essere relegata ad un ruolo marginale. Senza contare che durante la combustione vengono emesse delle polveri, dannose per la salute, talmente sottili che non sono state ancora sperimentate tecnologie che ne garantiscano un filtraggio totale. Ma i danni non finiscono qui perché non tutto brucia ed al termine della combustione resta un 25% di ceneri tossiche che necessita di un'ulteriore discarica speciale, quando invece la raccolta differenziata produce uno scarto del 20% non tossico, nessun fumo e non ha bisogno di costosissimi impianti.

E l'incompatibilità tra inceneritore e differenziata si scontra anche sul piano etico.

Il ciclo di differenziazione è fondato sulla collaborazione e sulla presa di coscienza dei cittadini; sulla consapevolezza che non è giusto, per noi e per il pianeta, usare e gettare, dilapidare e bruciare; che le cose, l’ambiente, la natura hanno un valore che va preservato. L’inceneritore è fondato sul principio opposto: il cittadino deve rimanere un consumista incosciente perché il business possa funzionare. 

Serve una strada che valorizzi i comportamenti virtuosi e dia concretezza all'inalienabile principio della salvaguardia dell'ambiente, e l'inceneritore non è su questa strada.

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