Liquami neri dalla “Maza”, un disastro
Ci sono volute 50 autobotti per rimuovere il percolato
l’Adige – Stefano Ischia, 27 dicembre 2009

 

[In cronaca il 20 giugno 2009:
La discarica inquina, falda a rischio]

 

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ARCO - Due giorni di diluvio e la discarica comprensoriale Maza non ha tenuto. È la parte nuova, questa volta, ad avere creato problemi. L'acqua, scesa a carrettate dal cielo e dalle montagne nei giorni scorsi, ha attraversato il cumulo di rifiuti e ha iniziato a uscire a ruscelli dai piedi del sito di Arco, nel pomeriggio della vigilia di Natale, il 24 dicembre. Non sarebbe dovuto succedere.

Più di 50 le autobotti di liquido brunito e maleodorante, detto percolato (acqua più residui inquinanti), che sono state trasportate ai depuratori di Lavis e Rovereto. I camion cisterna hanno fatto la spola per 48 ore. All'opera oltre 50 vigili del fuoco volontari di Arco, aiutati da quelli di Dro e Riva, uomini della Forestale di Riva, esperti dell'Agenzia per la protezione ambientale di Trento, della Protezione civile, tecnici del Comune; mille i sacchetti di sabbia usati.

La Forestale ha formalizzato una denuncia per inquinamento ambientale al responsabile del sito, il segretario del Comprensorio Paolo Copat che peraltro è stato sul posto, tutto il tempo, a coordinare gli interventi assieme agli operatori. Alla base della discarica, in corrispondenza delle bocche di fuoriuscita, i vigili del fuoco hanno realizzato in fretta e furia una vasca sulla sede della stradina asfaltata che passa ai piedi della Maza. Hanno utilizzato un enorme telo di plastica e sacchetti di sabbia. Il percolato poi è stato aspirato dalle autobotti e trasportato via. Le cause vanno ricercate su due fronti. Il primo è quello meteorologico: una coincidenza di avvenimenti ha reso torrenziale l'acqua scesa dal versante. Quasi tre giorni di piogge intense, legate all'improvviso rialzo delle temperature che ha fatto sciogliere le nevi fino a 1800 metri, quota dello zero termico; uniti al suolo gelato e quindi impermeabile, hanno fatto rovesciare sulla Maza una straordinaria quantità d'acqua. In secondo luogo, ci sono forse difetti progettuali nella parte nuova di discarica: essendo nuova ed essendo costruita in una zona soggetta ad allagamenti, dovrebbe essere strutturata in maniera tale da reggere l'urto delle emergenze. Che la zona fosse a rischio era noto: basti ricordare che già 7 anni fa un architetto riteneva errato collocarla nella valletta (vedasi Adige del 21 aprile 2002) che non a caso si chiama «Val de l'acqua». Peraltro basta percorrere la statale della Maza in giorni di pioggia per rendersi conto della quantità d'acqua che scorre a valle attraversando la carreggiata.

In ogni caso i flussi che scendono dal monte dovrebbero essere raccolti dal canale appositamente costruito sopra la discarica nuova per poi essere diretti sotto il sito stesso e uscirne senza venire a contatto con l'immondizia. La discarica infatti dovrebbe essere impermeabile. Qualcosa però non ha funzionato a dovere e in questi giorni dalla Maza è esploso un torrente di acqua, almeno 50 autobotti, con tutto il suo carico inquinante. Il rischio era che finisse nelle campagne, e in modesta parte ci è finito, e di lì nel rio Salone e quindi nel Sarca e nel Garda.

È stato il titolare del maneggio World of horse, che sorge 10 metri sotto la Maza, a dare l'allarme nel pomeriggio della vigilia. Il grande lavoro dei vigili del fuoco e dei vari tecnici, che hanno dovuto rinunciare al calore familiare proprio durante le festività natalizie, ha evitato il propagarsi dell'inquinamento.

La sera del 24 hanno realizzato una sorta di piscina in cui fare confluire tutto il percolato, che poi è stato aspirato e trasportato altrove per lo smaltimento. Sul posto oltre a Copat, in questi giorni, anche il sindaco Renato Veronesi, assieme agli assessori Stefano Bresciani e Roberta Angelini, il magistrato, vari funzionari, il segretario comunale Rolando Mora e il tecnico Ruggero Betta. «Lunedì - ha detto Veronesi - chiederemo un intervento d'urgenza alla Provincia».

 

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