Il no dei contadini all’inceneritore

Comuni Rotaliana: inceneritore, battaglia continua

 

 

Ambiente. Dibattito sui rifiuti
Il no dei contadini all’inceneritore
I viticoltori e i frutticoltori:
“La Federazione delle Cooperative ora deve manifestarsi”
l’Adige – Renzo M. Grosselli, 13 dicembre 2009

 

«Noi ci siamo indirizzati verso un’agricoltura eco-compatibile, in campagna usiamo mezzi elettrici e il compost che proviene da impianti di riciclaggio. Pur con i nostri bilanci esigui. Se la Provincia, col suo bilancio immenso si impegnasse anche su questo aspetto dei rifiuti, lasciando perdere l’inceneritore, potremmo diventare un esempio all’avanguardia in Italia». Le parole di alcuni frutti-viticoltori della piana che va da Trento a Mezzolombardo sono rivolte a Dellai e alla sua giunta. Ma anche alla «loro» Federazione delle cooperative: «Dovrebbe entrare nel dibattito perché l’inceneritore va a scapito dell’immagine dell’intero Trentino e chi ne soffrirà di più sarà il mondo dell’agricoltura».

Non sono più i contadini di una volta. Sono informati e dicono la loro senza timori. Abbiamo avvicinato due gruppi di giovani agricoltori, di Lavis-Cembra e di Mezzocorona, fruttiviticoltori per la precisione. Il tema è quello del «termovalizzatore».

Franco Piffer (Lavis): «Abbiamo ascoltato i politici, letto, ascoltato i contrari. Ci siamo resi conto che nessuno può garantire che l’inceneritore non sia dannoso e molti sospettano invece che lo sarà. Abbiamo capito che ci sono alternative a quell’impianto. Siamo preoccupati come agricoltori e ci meraviglia che i politici abbiano già deciso, non è mai troppo tardi. Nella nostra campagna facciamo il possibile per "la pulizia", se lo farà anche la Provincia diventeremo una zona all’avanguardia».

Andrea Zanolli, Lavis, pensa lo stesso: «Vedo l’inceneritore come una minaccia, come cittadino e come agricoltore. Ho l’impressione che la politica non abbia voluto il confronto: in democrazia, se ci sono alternative valide perché non parlarne?». Zanolli mostra un documento che ogni agricoltore trentino ha ricevuto: «Poche righe sull’inceneritore: "Sulle ricadute in agricoltura... saranno da valutare". Non è cosa seria».

Paolo Odorizzi, Lavis, prende il toro per le corna: «Ci hanno sempre detto che la nostra produzione rappresenta l’immagine del territorio. In Valle dell’Adige ci hanno sommerso, anche recentemente, di colate di cemento e asfalto e ora ci riempiono di rifiuti. Poco tempo fa dalla Provincia ci è giunto un opuscolo informativo sulle politiche europee: dice che in ambito alpino la Comunità Europea è contraria agli inceneritori. Allora è una presa in giro».

Continua Marco Piffer (Mosana): «È un passo indietro, dobbiamo usare tecnologie e strategie nuove per diminuire l’inquinamento. L’inceneritore lascia un 20-25% di ceneri, dove vanno? Finché sono plastica almeno non fanno male. No, dobbiamo produrre meno rifiuti, questo è il progetto. Ma con l’inceneritore, invece, non siamo invogliati a farlo». I tre agricoltori, che sono cooperatori, ad una sola voce affermano: «La Federazione delle Cooperative dovrebbe dire la sua, invece ha timore a parlare. Qui non si difendono solo gli interessi dei soci della Valle dell’Adige ma principi che valgono per tutti, la salute di tutti e l’immagine di un’intera comunità. Perché con l’inceneritore chi perderà di più sarà il mondo agricolo».

A Mezzocorona il discorso non cambia. Parliamo con Gimmi Weber, Luigi Stefani e Michele Giovannini, tre giovani frutti-viticoltori: «Non diciamo che la politica ha gestito male il Trentino in questi anni. Ma sui rifiuti non ha fatto abbastanza. Ha scelto la strada più semplice: bruciarli. Ma scegliendo la raccolta differenziata spinta si può fare meglio, ci sono alternative all’inceneritore. Certo, si entra nel quotidiano di ogni persona, di ogni famiglia ma il risultato alla fine è importante». Perché l’inceneritore no? «Se bruci ti rimane comunque il 20% di residuo. Nel 2005 la Provincia propose un inceneritore per 300.000 tonnellate, oggi parlano di 120.000 visti i progressi della differenziata. Ma allora si può andare oltre».

L’alternativa? «Il Trentino non è stato male amministrato e si distingue da altri territori nazionali per il suo ambiente. l’agricoltura, il turismo: con le risorse di cui disponiamo, che non sono poche, possiamo fermarci, discutere e trovare una soluzione migliore. Il 20% di residui rimarranno comunque da smaltire. Ma poi c’è quello che esce dal camino dell’inceneritore: i tecnici ci dicono che gli effetti li sapremo tra 30-40 anni. Non sarebbe un bel regalo per le nuove generazioni».

Le vostre preoccupazioni, quindi, riguardano sia l’immagine del comparto agricolo trentino, sia la salute vostra e delle vostre famiglie? «Prima di essere preoccupati come agricoltori, siamo preoccupati per la salute nostra e delle nostre famiglie, che è la cosa fondamentale. Lo stesso studio di fattibilità della Provincia non offre garanzie su ciò che il termoconvettore può provocare all’ambiente. Il Trentino è ambiente e agricoltura e la stessa Provincia ha investito molto sul binomio. Il turismo è un altro motivo per trovare un’alternativa». I vostri colleghi di Lavis e Valle di Cembra fanno un appello alla Federazione. «Anche noi: la Cooperazione deve dire la sua: è un settore determinante in Trentino che vanta una immagine mondiale. La Federazione ora deve aprire un dibattito».

 

 

Medici di base. Problemi per aria, acqua e per il 20% di scorie residue

 «Scorciatoia che costa cara»

 

MEZZOLOMBARDO - «Una scorciatoia che pare meno costosa delle altre ma che alla fine sarà più costosa. Comunque non farà bene alla salute pubblica». Questa è l’opinione di vari medici da noi sentiti nella Piano Rotaliana circa la possibilità, ormai imminente, della creazione di un inceneritore di rifiuti voluto dalla Provincia autonoma.

Ne abbiamo sentiti, al telefono, sei, cinque medici di famiglia e un pediatra. Tutti si sono dichiarati in linea di principio contrari all’inceneritore: due di loro si erano già manifestati pubblicamente e altri due hanno comunque dichiarato di non voler esporre il loro nome in quanto sulla faccenda non si sono informati a sufficienza. Nessuno si è dichiarato favorevole alla realizzazione dell’impianto. Con due, alla fine, abbiamo parlato de visu.

Fabio Cappelletti è medico di base a Grumo-S. Michele, specializzato in igiene pubblica: «Sugli inceneritori ci sono già degli errori da parte dello Stato italiano che sarà sottoposto per questo a giudizio dell’Unione Europea. Si sono favoriti in due modi: con un compenso maggiorato per l’elettricità prodotta nei primi 8 anni di vita ma anche considerando i rifiuti una fonte rinnovabile di energia (invece solo l’umido lo è per l’Europa). Quindi, per gli inceneritori, visti gli accordi di Kyoto, l’Italia può vendere quote verdi ad altri paesi che non usano fonti di energia rinnovabili». Perciò il Trentino parte già sulla base di una legislazione nazionale «caduca». Detto questo, il bilancio energetico di un inceneritore, giustifica l’investimento? «Per rispondere si devono considerare tutti i costi. Non solo la produzione di elettricità ma anche le emissioni. Nulla si distrugge ma tutto si trasforma». Allora facciamole queste somme. «Per dirla in maniera grezza, l’inceneritore è un riduttore di volume delle immondizie. Il risultato finale va nell’aria, nell’incombusto o è rimosso con l’acqua, è comunque un residuo speciale. Certo, ci sono degli accorgimenti tecnici per ridurre l’impatto ambientale. Ma solo pensando al rifiuto finale dell’inceneritore, questo è simile ad una scoria radioattiva che noi lasciamo in carico alle future generazioni». Il resto? «Problemi ci sono per quanto viene rilasciato nell’aria e nell’acqua. Nell’aria le nanoparticelle: non c’è tecnologia che riesca ad abbatterle. E ci sono sospetti che in concomitanza con diossina e furani (ossido di vinilene) possano diventare cancerogene. Per abbattere diossine e furani si gioca sulle alte temperature ma così si incrementano gli ossidi di azoto». Da medico cosa ne pensa? «Da medico e da genitore dico che bisogna guardare più in là, cosa lasciamo ai nostri figli? Il buon senso consiglia di frenare, di chiederci perché proprio qui. Non siamo nell’emergenza di Napoli».

Paolo Fedrizzi è medico di famiglia a Mezzolombardo: «Miopia politica! - è il suo giudizio - Il politico non studia, non si rivolge alle entità scientifiche più qualificate. L’International Agency for Reserch on Cancer, che fa parte dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, di ogni elemento chimico e composto fornisce la tossicità, per l’uomo e per l’ambiente. Ma invece di usare questi dati si cerca di ammansire la gente, condizionarla con le proprie visioni». Lei cosa consiglierebbe? «Il politico dovrebbe fortificare la raccolta differenziata, istruendo però la gente sul come e perché farlo. E alla fine dovrebbe studiare ciò che resta della differenziata, semplicemente per non produrre più quelle cose». Eppure si dice che il termovalorizzatore conviene, produce energia pulita. «Ma se io metto in stoccaggio rifiuti speciali (ciò che resta dei rifiuti bruciati), questi rappresentano un costo ambientale. Che però non viene calcolato, perché si sposta nel tempo, lo si passa alle future generazioni. E poi: con l’inceneritore si favorisce la continua produzione di rifiuti».

Il dibattito politico in Trentino? Fedrizzi e Cappelletti: «La gente percepisce che tutto è già stato deciso, che ci pensa il politico. Anche se fa piacere vedere che si stanno svegliando, ad esempio, i produttori agricoli: forse, se si muove l’economia la politica ci ripenserà».

 

 

I consiglieri di Lavis, Mezzocorona, Mezzolombardo e Zambana
hanno analizzato il progetto alternativo

Inceneritore, battaglia continua

Fiamozzi: «Facciamo un comitato: adesso serve l’impegno dei cittadini»

Trentino - Marco Weber, 17 dicembre 2009

 

MEZZOLOMBARDO. «Proporrò di formare un comitato per coinvolgere la gente aldilà dei partiti». Lo ha detto il sindaco di Mezzocorona, Mauro Fiamozzi, nel corso del consiglio comunale informale svoltosi a Mezzolombardo sul tema della proposta alternativa all’inceneritore.

Al consiglio hanno partecipato sindaci, assessori e consiglieri comunali di Mezzolombardo, Mezzocorona, Lavis e Zambana. Ha aperto la serata l’ingegner Massimo Cerani il quale ha presentato, con l’ausilio della proiezione di grafici, il suo studio sulla fattibilità di un progetto di smaltimento alternativo all’incenerimento dei rifiuti. Cerani ha precisato che occorre però partire da una revisione della raccolta rifiuti, arrivando ad una raccolta differenziata più spinta e qualificata dell’attuale. E rispondendo alle domande ed alle critiche di Graziano Tomasin e Paolo Facheris (Pd), consiglieri di minoranza a Lavis, ha ammesso che l’impianto con la differenziata ai livelli attuali non ha nessun senso. Cerani ha però precisato che «non è vero che si parte da zero, non siamo lontani dalla raccolta differenziata qualificata, i parametri attuali si possono migliorare». Inoltre, caldeggiando la raccolta di tutti i rifiuti porta a porta, ad oggi presente solo a Mezzocorona, ha rimarcato che «non è vero che il passaggio al porta a porta è più costoso». Aggiungendo anche che per quanto riguarda le tariffe di smaltimenti rifiuti a carico dei cittadini, secondo i suoi studi, si passerebbe dai 170 euro annui previsti per l’inceneritore a 80 euro annui, il personale occupato passerebbe da 40 a 120 persone e l’investimento iniziale per la costruzione degli impianti passerebbe da 80 a 30 milioni di euro.

Lorenzo Lorenzoni, assessore a Lavis e tenace combattente anti-inceneritore, ha annunciato che ci sono sindaci della Val di Non interessati ad unirsi ai quattro attuali comuni nel sostenere a livello provinciale la proposta Cerani. «Non credo che l’inceneritore sia un buon inizio per cambiare stile di vita», ha detto sindaco di Zambana, Michele Moser, dopo aver lodato l’impostazione tecnica della serata stigmatizzando la serata di presentazione pubblica del progetto Cerani al Palarotari e bacchettando gli scontri verbali tra Lorenzoni, Facheris e Tomasin. «L’importante è avere voglia di provare a cambiare le nostre abitudini», ha detto Diego Luchin, consigliere di minoranza a Mezzocorona. Mentre il sindaco del suo paese, Mauro Fiamozzi, ha ancora una volta appassionatamente contestato l’inceneritore ad Ischia Podetti - «La valutazione di impatto ambientale dice che quello è il posto peggiore in assoluto», ha tuonato. Ed ancora: «La Samatec e la Sloi ci hanno lasciato dei “bellissimi” ricordi» - e la Provincia: «Dal 1985 si parla di inceneritore e da allora in Provincia non c’è nessun tipo di ipotesi alternativa». Ha concluso la serata il sindaco Helfer, ricordando l’impegno dell’amministrazione di Mezzolombardo, la sua e quella precedente, per mettere in piedi e sostenere economicamente la proposta Cerani. Impegno che continuerà.

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