Nota della redazione di Ecce Terra

Ma le aquile, anziché fuggire, volano molto più in alto

 

Chissà perché certe nozze sfumano e perché qualcuno divide i pretendenti, o gradisce i medesimi.

Chissà perché “Ciso” è sommerso di debiti mentre qualcun altro può contare su generosi emolumenti. Ad esempio il termovalorizzatorista Marangoni, fai da te col suo inceneritore di pneumatici e sponsor di quello di Ischia Podetti.

E chissà perché tanto can can (anche se non sembra) per qualche mostrina con l’aquila, anziché senza. Le aquile trentine, comunque vada e a dispetto di qualsiasi veto, volano molto più in alto.

 

 

Fiction. Agenti forestali poco «trentini»:
la Provincia rinuncia al set del serial «L'uomo di boschi», che va a Bolzano
Terence Hill in fuga sulle Dolomiti
l’Adige – Zenone Sovilla, 13 gennaio 2010

 

TRENTO - Divise troppo poco «trentine». A quanto pare è questa una delle cause primarie delle nozze sfumate fra la Provincia autonoma e il nuovo mega-serial tv con Terence Hill. «L'uomo di boschi», questo il titolo provvisorio della fiction, racconterà la vita in montagna e le vicende delle guardie forestali attraverso lo sguardo di una di loro, un anziano «lupo della foresta» che avrà il volto dell'attore settantenne, già blasonato come interprete di don Matteo, sul piccolo schermo da dieci anni.

Il tutto si inquadrerebbe splendidamente in qualche pittoresco scenario trentino, secondo le intenzioni della casa di produzione, la Lux Vide, la stessa che si occupa della serie sul celebre prete dagli occhi azzurri. Come nel caso del parroco di Gubbio, infatti, uno degli elementi caratterizzanti delle nuove avventure montane sarà il legame con un territorio specifico e ben identificabile dal telespettatore. Basti pensare che il centro umbro è diventato meta di «pellegrinaggi» dei fan del sacerdote investigatore. La proposta concreta di allestire il set in qualche amena località del Trentino, tra verdi pascoli e cavalli cullati da cime mozzafiato, fu discussa la scorsa estate in un incontro ristretto in Provincia con un alto dirigente della Lux Vide. Ne sarebbe emerso un sostanziale apprezzamento del progetto, con una riserva: nel soggetto della fiction si parla di agenti del Corpo forestale dello Stato, non dei loro omologhi trentini doc. La produzione tv, che si rivolge anche al mercato straniero, ha un taglio nazionale: improbabile, dunque, cambiare divisa ai guardiani dei boschi per «trentinizzarli». Parrebbe una questione «provinciale» un po' marginale davanti a una produzione da milioni di euro, per un periodo minimo di un paio d'anni, a fronte della quale vengono chieste ovviamente una serie di facilitazioni, contributi vari, sostegno logistico, permessi, eccetera.

Fatto sta che passano mesi nel silenzio istituzionale e si avvicina il momento di stringere i tempi (il primo ciak è previsto all'inizio dell'estate): un mese fa, si cerca di fare il punto con un secondo incontro in Provincia ma l'esito non è decisivo.

Si arriva così all'inizio del nuovo anno e da Bolzano è il presidente della Provincia Luis Durnwalder ad annunciare ufficialmente che è vicina l'intesa con Lux Vide per ospitare in Alto Adige il set della fiction: «Per noi sicuramente una promozione importante del territorio». E a quanto si apprende, senza finanziamenti pubblici diretti. Adesso sono già in corso approfondimenti di carattere prevalentemente tecnico per individuare gli appoggi logistici necessari e la località sudtirolese destinata a diventare la casa dell'«Uomo di boschi».

Da questa parte del confine regionale, c'è un'opportunità che se ne va. E con lei l'occasione di mettere in mostra il Trentino (ammesso che ce ne sia ancora bisogno, visto il fantasmagorico battage pubblicitario di questi anni) ma soprattutto di vivere nel territorio l'esperienza di un set quasi «stanziale», con annessi e connessi.

Sarebbe poi oltremodo curioso se davvero i vertici dell'ente pubblico (spesso fin troppo generoso nelle sue sponsorizzazioni «culturali») avessero rinunciato per la semplice assenza delle mostrine con l'Aquila sulle divise. Infine, a pensar male, ma non troppo, potrebbe venire in mente che l'intera vicenda si è dipanata in un periodo rovente, con gli agenti del Corpo forestale dello Stato venuti dal vicino Veneto per scoperchiare la melma delle discariche abusive di rifiuti tossici in Trentino e per mettere finalmente nel mirino l'inquinamento prodotto dall'acciaieria di Borgo Valsugana. Una realtà inquietante ma non notata dai celebrati centri di sorveglianza interni: troppo «provinciali»?

 

 

"Ciso", il film lascia debiti
Telve, esercenti in attesa di essere rimborsati
l'Adige - M.D., 7 gennaio 2009

 

TELVE - L'ultimo ciak è stato dato oltre due anni fa. Esattamente il 31 ottobre del 2007. Parliamo di «Ciso», l'ultimo film di Marcello Baldi (nella foto), il regista originario di Telve e scomparso nel luglio del 2008. Per quattro mesi, una troupe romana aveva effettuato le riprese a malga Valpiana e a malga Pozza. Ma da oltre due anni ci sono alcune pendenze economiche che aspettano di essere liquidate. Una situazione a dir poco ingarbugliata e che, secondo quanto recentemente dichiarato in consiglio comunale, ammonterebbe a varie decine di migliaia di euro.

Il film, come aveva a suo tempo dichiarato il regista, era stato prodotto dalla Nervous Pixels per una spesa complessiva di quasi 800 mila euro ed era stato finanziato dalla Provincia con un contributo di 150 mila euro.

«Come è possibile che a distanza di così tanto tempo - è stato chiesto in aula - ci siano ancora esercenti che aspettano di essere pagati? Non parliamo di mesi, ma addirittura di due anni», ha incalzato il consigliere di minoranza Carlo Spagolla .

Il film non è ancora stato distribuito, nonostante abbia ricevuto il primo premio al Festival Internazionale di Salerno e vari riconoscimenti e sia stato visionato in anteprima nei mesi scorsi anche a Trento. Girato sul Lagorai, con protagonisti il grande Roberto Herlitzka e Amina Seyd, Ciso è davvero un gran bel film. L'ultimo omaggio di Marcello Baldi alla sua terra.

Nel corso del dibattito in aula, vari consiglieri hanno cercato di saperne di più chiedendo lumi al sindaco Franco Rigon e al vice Maria Grazia Ferrai: anche perché, e la conferma è arrivata dalla stessa direzione della Cassa rurale Centro Valsugana, fino ai primi giorni di gennaio risultava ancora uno scoperto da saldare. Non è stato possibile verificare l'esatto ammontare del debito. Ma c'è anche dell'altro. Una versione dei fatti che, e in questo caso il condizionale è d'obbligo, se confermata nei prossimi giorni potrebbe ricondurre il tutto ad un'incomprensione avvenuta tra la produzione del film e il servizio competente provinciale. Infatti, come ricordato in consiglio comunale, l'erogazione del contributo da parte della Provincia c'è stata.

Ma allora, perché alcuni operatori di Telve e della Valsugana che hanno avuto rapporti commerciali con la troupe del film non hanno visto nessun euro? Se qualcuno non ha saldato i conti, a chi devono rivolgersi i privati? A Roma o in Provincia? Questo non è ancora dato a sapere. C'è chi da più di due anni, aspetta di portare a casa i suoi soldi. E tra questi anche la Cassa rurale Centro Valsugana.

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