Gestione del rischio pesticidi: gli organi pubblici tendono a sottovalutarlo

 

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Le mele, la val di Non e i pesticidi nelle urine

l’Adige, 15 gennaio 2010

 

Egregio direttore, mi ha colpito molto sull'Adige di ieri l'inchiesta di Renzo M. Grosselli sui pesticidi nelle urine, che hanno trovato in valle di Non. Io sono spesso in valle, e il pensiero che io e i miei bambini possano essere sottoposti ad aerosol di veleni per i fitofarmaci con cui le mele vengono continuamente irrorate, mi terrorizza. Come fanno i nonesi a vivere con un tale pericolo che grava sulle loro teste e che minaccia la loro pelle? Perché l'Azienda sanitaria non fa analisi serie?

La mela è il business dei nonesi, ma non possono mettere a rischio la loro salute e quella delle loro famiglie in nome del dio Golden. Cosa aspetta l'assessore Pacher a muoversi? Io sono una di quelle che l'hanno votato alle Provinciali, ma sono molto delusa dei suoi tentennamenti, sia con l'acciaieria di Borgo, che con le discariche di Marter e di Sardagna e adesso con i pesticidi nelle urine della val di Non. Non so se l'hanno zittito, o s'è perso tra gli uffici della Provincia. Se c'è ancora Pacher, che batta un colpo.

Anna Maria Berlanda

 

Rispetto a tutte le indagini e le analisi fatte fino ad ora, quelle commissionate dal «Comitato per il diritto alla salute» della Valle di Non ad un accreditato laboratorio nazionale impressionano perché, per la prima volta, i pesticidi sono stati ritrovati nelle urine. E con una percentuale sei volte maggiore di quella consentita.

Se questi dati verranno confermati da ulteriori esami, a questo punto indispensabili, da parte dell'Azienda Sanitaria, vuol dire che i veleni sprigionati dai fitofarmaci non sono più soltanto nei terreni attorno ai meleti, ma sono entrati nel ciclo di vita delle persone, e costituiscono una minaccia non più tollerabile per le persone. Perfino il clorpirifos-etil, l'unico metabolita ricercato dall'Azienda - secondo i dati forniti dal Comitato noneso - risulta assai superiore rispetto a quello rilevato finora: quattro volte tanto per il campione generale e sei volte di più nei bambini.

Ciò che chiede il «Comitato per il diritto alla salute» della valle di Non è sensato e pienamente condivisibile. Occorre che le ordinanze comunali siano rispettate e che le autorità pubbliche e i privati non chiudano un occhio (e pure l'altro) su quanto sta succedendo. Questo come garanzia minima di salute pubblica e di tutela dell'incolumità delle case e delle famiglie di chi vive a fianco dei meleti. E poi sono indispensabili criteri più severi nell'utilizzo di sostanze chimiche nocive. Nonostante i passi avanti fatti in questi anni, sono ancora troppi i veleni usati sulle mele e sull'agricoltura trentina. Troppi per una terra che ha fatto della salute e della genuinità dei prodotti il suo biglietto da visita nel mondo e la forza della sua economia.

p.giovanetti@ladige.it

 

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«Nelle urine pesticidi 6 volte maggiori»
Le controanalisi del Comitato per la Salute
smentiscono i dati dell'Azienda sanitaria
l’Adige – Renzo M. Grosselli, 14 gennaio 2010

[il grassetto è della redazione di Ecce Terra]

 

VALLE DI NON - Il Comitato per il diritto alla salute in Valle di Non con una propria indagine, commissionata ad uno dei migliori laboratori accreditati italiani, non trentino, mette fortemente in dubbio la valenza delle indagini volute dall'Azienda sanitaria provinciale sul livello di esposizione ai prodotti fitosanitari dei cittadini nonesi che vivono in zone ad alta densità «melicola» (i cui dati sono stati solo in parte anticipati). L'indagine pubblica a detta del Comitato era limitata nei contenuti e portata avanti in modo scarsamente appropriato. «Dai nostri risultati emerge che la quantità dell'unico metabolita ricercato nelle urine della gente è molto superiore alle concentrazioni trovate dall'Azienda sanitaria: 4 volte di più nella media ma soprattutto 6 volte di più nei bambini di cui la loro indagine non si è preoccupata. Inoltre noi abbiamo fatto ricercare ulteriori metaboliti che sono stati ritrovati in quantità preoccupanti nelle urine delle persone testate».

Il Comitato noneso (30 soci attivi ma un migliaio di persone che hanno sottoscritto una petizione da questo proposta per maggiori controlli nel rapporto tra agricoltura intensiva e popolazione residente) a fine 2008 era stato informato dal Comprensorio dell'intenzione dell'Azienda sanitaria di attivare un monitoraggio sui livelli di esposizione ai prodotti fitosanitari di un gruppo di persone residenti in Valle di Non. Al Comitato erano state in seguito comunicate le modalità dell'indagine. «Riscontrammo - ci dicono i rappresentanti del gruppo - grosse lacune e limitazioni nel progetto e constatammo che i nostri suggerimenti non erano stati accolti». Il gruppo decise allora di far eseguire a sua volta delle analisi biologiche, sulla gente quindi, che seguivano quelle ambientali commissionate anche allora a proprie spese per definire la presenza di tracce di pesticidi nelle case, giardini pubblici e privati. «Quel primo nostro check up aveva dimostrato la presenza diffusa, persistente e profonda di numerosi principi attivi, tra cui alcuni fuorilegge (ddt, endosuflan, diclofuanide, bromopropilato, carbaril, diazinone, malathion). L'Azienda sanitaria (vedi «l'Adige» di martedì scorso con la risposta dell'assessore Alberto Pacher alla interrogazione di Roberto Bombarda e le successive considerazioni del dottor Alberto Betta) [leggi sotto] ha quindi commissionato agli opportuni laboratori l'analisi delle urine di 23 persone, abitanti a Cles, Tuenno, Nanno e Tassullo. «Un'indagine inadeguata e limitata. - dice il Comitato - Le analisi si sono limitate alle persone adulte mentre i bambini, dicono i medici, sono più esposti a questi agenti chimici per il loro metabolismo accelerato, perché in proporzione si alimentano di più e nel gioco mettono le mani a terra e poi magari in bocca. In secondo luogo l'Azienda ha ricercato un solo principio attivo, il clorpirifos-etil, su circa 30 usati ogni anno nei meleti. Infine, tra i soggetti analizzati non c'erano agricoltori e loro familiari, le categorie più esposte a questi prodotti».

Il Comitato si è un'altra volta autotassato (migliaia di euro) e «ci siamo rivolti ad uno dei migliori laboratori presenti in Italia. Sono state raccolte le urine di un certo numero di persone, tra cui alcuni bambini, ed è stata ricercata la presenza di diversi principi attivi». Cosa ne è venuto fuori? «Dai risultati emerge che le quantità del metabolita riscontrato nelle urine, il clorpirifos-etil l'unico ricercato dall'Azienda, è molto superiore a quelle rilevate dall'indagine della stessa e divulgate da Pacher: 4 volte tanto per il campione generale e 6 volte di più nei bambini. Ciò che dimostra la particolare e preoccupante esposizione dei più piccoli a queste sostanze. Inoltre abbiamo dimostrato la presenza nelle urine di altri metaboliti in quantità preoccupanti». Il Comitato ha deciso di comunicare nei particolari i contenuti dell'indagine a chi di dovere e al pubblico in apposite serate a tema. L'attività del Comitato conferma la scarsa fiducia che una parte non indifferente dell'opinione pubblica (vedi tema Valsugana ed Acciaierie) ha sulla adeguatezza dei controlli pubblici. E riflette le perplessità su un «approccio al ribasso delle pubbliche autorità sanitarie nei confronti dei rischi a cui è soggetta la popolazione. Un solo dato vogliamo ora sottolineare. L'analisi provinciale conferma comunque che la presenza del metabolita ricercato, il clorpirifos-etil, è raddoppiata nelle urine delle persone analizzate tra il periodo di non esposizione ai prodotti fitosanitari (la prima raccolta di urine fu fatta ad inizio marzo) e il periodo di piena esposizione (la seconda raccolta fu in maggio). Da 1,425 microgrammi su grammo di creatinina a 2,71. Ciò testimonia che la contaminazione è dovuta essenzialmente ai fitofarmaci usati nei trattamenti. Del resto, le analisi volute dall'Azienda sanitaria hanno dimostrato la presenza di prodotti fitosanitari dentro le case, nei giardini pubblici e privati (in violazione all'art. 674 del codice penale) e ora anche nel corpo umano». Cosa chiedete alla politica? «Il rispetto delle ordinanze comunali al fine di permettere l'incolumità della proprietà privata e pubblica per tutelare la salute pubblica. Poi, che in agricoltura si usino sempre meno sostanze chimiche nocive».

 

 

Testimone. Analisi, periodo errato
«Mi opposi, era irregolare»

 

VALLE DI NON - Sono state condotte con metodologie adeguate le analisi provinciali? Il Comitato ha delle perplessità. Una delle persone le cui urine sono state analizzate ai fini dell'indagine voluta dall'Azienda sanitaria, dichiara al giornale: «Le analisi dovevano essere due. Una sulle urine raccolte nel periodo pre trattamento dei meleti e un'altra nel periodo post trattamento (entro pochi giorni dall'avvenuta irrorazione del prodotto nella zona). La prima volta sono stato chiamato a produrre l'urina agli inizi di marzo. Ma la seconda volta mi è stato proposto di farlo prima che nella zona in cui abito fosse iniziato il trattamento dei meleti col clorpirifos-etil. Io allora mi sono opposto ed ho chiesto il differimento dell'analisi. La qual cosa è avvenuta: il campione di urina è stato raccolto dopo i trattamenti agricoli, come previsto dal protocollo». A questo punto la domanda che il Comitato pone è semplice: «Quando sono state fatte le analisi sull'urina delle altre 22 persone?».

 

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Val di Non Odorizzi:
«Sarà l'Azienda sanitaria a parlare, il nostro prodotto è certamente sano»

Antiparassitari, si attendono i dati

l’Adige, 13 gennaio 2010

 

VAL DI NON - Che anche i vertici provinciali ammettano la presenza di residui dei trattamenti antiparassitari nelle abitazioni e nelle relative pertinenze private fa riflettere, in valle di Non. Residui che pur avendo scarso significato tossicologico, stando a quanto affermato, ci sono, e già il «Comitato per il diritto alla salute», che con i propri interventi ha da tempo sollevato il problema, annuncia ulteriori novità. Ma cosa ne pensano gli addetti ai lavori?

«Un giorno forse parlerà l'Azienda sanitaria, l'unica titolata a farlo», commenta Michele Odorizzi, presidente di Melinda, il consorzio che il sopra citato comitato mette sotto tiro. «Personalmente non ho niente da dire, in proposito, in queste situazioni è meglio non rilasciare alcuna dichiarazione. Sarà l'Azienda sanitaria a dire quali siano i dati reali». Una certezza però Odorizzi ce l'ha: «Per quanto riguarda il nostro prodotto, le mele, posso affermare la massima tranquillità. È un prodotto sano, su questo nessun dubbio». E l'Istituto agrario di San Michele? Ha mai fatto analisi per verificare se vi siano veramente residui da trattamenti antiparassitari?

Raggiungiamo Maria «Mina» Venturelli a Roma, dove si trova per un seminario di studio. «Come Istituto non ne abbiamo mai fatte, non è cosa che spetta a noi» afferma con decisione la ricercatrice. «L'ente competente è l'Azienda sanitaria, d'altronde anche in campo nazionale è il Ministero della salute a decidere in merito alla possibilità di utilizzare prodotti chimici nelle campagne, non il Ministero dell'agricoltura».

Significa che il mondo agricolo si dice estraneo alla vicenda? «L'agricoltura è coinvolta direttamente solo per quanto riguarda il corretto impiego dei prodotti ammessi per i trattamenti», risponde Mina Venturelli. «Credo peraltro che l'Azienda sanitaria trentina sia molto attrezzata in proposito, e che il dottor Alberto Betta (che già ieri ha rilasciato un'intervista in proposito) sia il più titolato a pronunciarsi, in merito». Era stato lo stesso Betta peraltro, in occasione di un incontro sull'argomento organizzato a fine novembre a Taio, a fornire in proposito dati estremamente tranquillizzanti riguardo ai residui portati nelle abitazioni dalla «deriva» dei trattamenti antiparassitari.

 

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Pesticidi, residui anche nelle case

«Tracce minime, scarso significato tossicologico»
l’Adige, 12 gennaio 2010

 

VAL DI NON - La presenza di residui di fitosanitari nelle abitazioni è confermata da un'indagine dell'Azienda sanitaria, ma si tratta di tracce minime che, dal punto di vista tossicologico, sono compresi nei valori di riferimento della popolazione. In estrema sintesi, è ciò che l'assessore provinciale all'ambiente Alberto Pacher risponde all'interrogazione del consigliere dei Verdi Roberto Bombarda, nata dall'indagine del Comitato per il diritto alla salute della Val di Non.

L'indagine - «La presenza di residui all'interno delle abitazioni riportata dalle analisi fornite dal Comitato per il diritto alla salute in Val di Non - scrive Pacher - risulta coerente con i risultati dell'indagine condotta dall'Azienda sanitaria. È stato ricercato un principio attivo «tracciante» in 23 abitazioni, e nelle urine delle 23 persone domiciliate è stato cercato il metabolita dello stesso. L'indagine «ha permesso di evidenziare il principio attivo scelto come "tracciante" in ambito domestico, sia nel periodo lontano dai trattamenti (2 casi su 23), sia in corrispondenza di questi (7 casi su 23).

Tracce minime - «Tali osservazioni - scrive Pacher - suggeriscono la possibilità che i principi attivi utilizzati in agricoltura, per varie ragioni (in primo luogo per il fenomeno "deriva"), trovino diffusione anche all'interno delle abitazioni e, in certa misura, permanervi. Per altro i livelli riscontrati nello studio condotto dall'Azienda sanitaria sono da considerarsi tracce minime di prodotto che, pur testimoniando la possibilità di una contaminazione indoor, rivestono scarso o nullo significato dal punto di vista tossicologico».

La «deriva» - Soprattutto in aree dove c'è stretta aderenza fra coltivazioni e abitazioni, «la possibilità che i principi attivi possano essere riscontrati in prossimità delle abitazioni è molto alta», osserva Pacher. «Tali considerazioni trovano conferma in studi condotti in passato sul fenomeno "deriva". Peraltro, lo studio così come inviato non contiene informazioni circa la concentrazione delle sostanze rilevate, la ricerca effettuata dal Comitato per il diritto alla salute in Val di Non conferma quanto già conosciuto: all'esterno delle abitazioni il prodotto aero-disperso è comunemente riscontrabile e tale presenza nelle abitazioni e loro pertinenze è tanto più probabile quanto maggiore è la vicinanza delle aree agricole».

I prodotti proibiti - Per la maggior parte i principi attivi trovati sono autorizzati dal protocollo provinciale di produzione integrata 2009. «Alcuni sembra non risultino in esso compresi e pertanto il loro uso, per la coltivazione del melo, non è ammesso. Due principi attivi - scrive il vicepresidente della Provincia - risultano essere ritirati dal commercio da diversi anni (2,4, DDT dal 1978; diclofluanide dal 2003); la presenza di tali residui riscontrata in campioni di polveri è di difficile interpretazione, ma non è da escludere che questa sia attribuibile alla persistenza nell'ambiente di principi attivi usati in passato o, nel caso del 2-4 DDT, ad una contaminazione ambientale di fondo. La molecola "Endosulfan", riscontrata in campioni di polveri e ciliegie di un giardino, è stata autorizzata in Italia per l'uso sul nocciolo, mentre su melo risulta vietato. Anche in tale circostanza risulta difficile stabilire l'esatta provenienza di tale residuo. Altra molecola il cui utilizzo non è previsto per il melo, 2 - fenilfenolo, risulta tuttavia impiegata per svariati utilizzi, anche in ambito non agricolo».

Comuni e ordinanze - Per la riduzione del rischio - ricorda Pacher - la giunta provinciale ha adottato nel 2006 un Protocollo di comportamento sull'utilizzo dei fitosanitari in prossimità dei centri abitati per la tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente. I Comuni possono recepirlo «con regolamento o con ordinanza in modo da salvaguardare la salute dei cittadini e la qualità dell'ambiente. La deliberazione riporta che solamente 48 comuni su 223 avevano disciplinato l'utilizzo dei prodotti fitosanitari».

 

 

Analisi delle urine e campionamenti negli ambienti delle case

Il dottor Betta rassicura, valori sotto i limiti di allarme
«Siamo nei valori di riferimento»
l’Adige - F.T., 12 gennaio 2010

 

TRENTO - Il principio attivo «tracciante» riscontrato nelle urine di chi abita accanto a campi coltivati e trattati, in Val di Non, è nei valori di riferimento della popolazione, anche di quella che vive in zone non frutticole.
Lo assicura il dottor Alberto Betta, dell'Azienda sanitaria provinciale, spiegando come è stata condotta l'indagine, portata a termine da due medici esperti in tossicologia e prevenzione ambientale: «Di pochissime sostanze antiparassitarie - spiega Betta - possediamo i valori di riferimento nella popolazione nei vari ambienti. Per l'indagine è stato scelto il clorpirifos, estere fosforico di uso agricolo comune, perché ne conosciamo bene i valori con cui è presente nella popolazione. In Val di Non, tracce sono state rilevate maggiormente nei periodi di trattamento, maggio-giugno, e anche in gennaio-febbraio, ma sempre nei valori di riferimento della popolazione».

In sostanza, è uno dei tanti prodotti, anche non prodotti dall'organismo che, in tracce, portiamo nel nostro corpo. Dall'indagine non è emerso un assorbimento più significativo. «I comuni - argomenta Betta - hanno indicato 23 abitazioni contigue a campi trattati e nel 2009 i campionamenti sono stati fatti anche in camere da letto e sugli arredi. Siamo bene al di sotto dei limiti di legge». Quanto alla mortalità per causa di tumori, Betta fa notare che i dati del Registro tumori provinciale non indicano situazioni peggiori: «In Val di Non - risponde - non si muore di più rispetto ad esempio alle Giudicarie, che non è una zona così agricola».

Ciò non toglie, comunque, che non si possa fare di più, come chiede il Comitato per il diritto alla salute, lavorando per limitare gli effetti della cosiddetta «deriva». «Se ne sta occupando il tavolo tecnico sanità-agricoltura - informa l'assessore provinciale alla salute Ugo Rossi - per trovare un criterio unificante rispetto alle regolamentazioni dei trattamenti, che sono di competenza comunale. È un aspetto che va gestito con buon senso, sia da parte di chi compie le azioni, sia da parte di chi convive con l'agricoltura. È un meccanismo di condivisione fra Comuni, categorie e Provincia».

F. T.

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