Discariche in Trentino
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27 Gennaio 2010

 

In calce la nota di Fabrizio Dematté su Current Tv

su progetto faraonico > affare sporco > cittadella militare

 

 

La presentazione del filmato di Current Tv

 

Dicembre 2008, Trentino. Scoppia lo scandalo sulla gestione illegale di alcune discariche ad opera di 2 aziende: “Ripristini Valsugana” e “Sativa”. L’operazione viene battezzata Tridentum e porta in carcere 8 persone. La cava di Monte Zaccòn per decenni ha fornito pietrisco a mezza Italia. Esaurita questa sua funzione, viene destinata a cava di ripristino: inerti e determinati materiali possono essere conferiti per riempire la voragine e ricreare artificialmente la struttura della montagna. Invece qualcuno intravede l’affare e, pagato dalla Provincia per ripristinare monte Zaccòn, utilizza la cava come discarica di materiali inquinanti, che andrebbero smaltiti a livello industriale. L’ingegner Gosetti, legale rappresentante della Ripristini Valsugana, stava mettendo in piedi un vero e proprio “sistema”. Affari, conoscenze, favori, connivenze. Non solo discariche ma anche i laboratori di analisi, i trasporti, la compravendita di rifiuti.


Tridentum è solo il troncone principale di un’inchiesta che genera anche ulteriori filoni di indagine: Ecoterra e Fumo negli occhi, legati alle acciaierie di Borgo Valsugana. Perché le scorie delle acciaierie erano tra i materiali conferiti illegalmente a Monte Zaccòn ed erano anche uno dei componenti dell’ecoterra per le bonifiche di terreni. Le acciaierie stesse, non solo le scorie, sono diventate oggetto di indagine, per le loro emissioni, le collusioni con i controllori, il rispetto degli standard.

E proprio nel parlare di acciaio, oltre che di discariche, la storia assume una portata nazionale.

Il 4 dicembre 2009 è stato eseguito il sequestro preventivo delle acciaierie Leali per inquinamento ambientale e smaltimento illecito di residui di lavorazione.

Smaltire le scorie da acciaieria può costare anche 60 euro a tonnellata. Miscelare questi materiali con banale terra e smaltirli in siti di ripristino poteva costare solo 10 o 20 euro a tonnellata. Spandre, il direttore delle acciaierie, si liberava delle scorie, ma anche per l’altro imprenditore arrestato, Boccher, l’affare era invitante. Lui infatti veniva pagato dalla Provincia per l’attività di ripristino. E dalle Acciaierie per smaltire le scorie.

 

A indagare, come nelle altre inchieste, sempre il Corpo forestale di Vicenza in tandem con la procura di Trento. Nel ciclone anche l’APPA, l’Agenzia Provinciale per la Protezione Ambientale, accusata di non aver esercitato i dovuti controlli sulle attività delle aziende e di collusione di alcuni suoi funzionari.

Le vicende hanno suscitato ovviamente molte polemiche e un aspro dibattito sulla riforma degli organi di controllo. Perché l’intervento è arrivato da un’altra Regione?

I media nazionali hanno praticamente ignorato la notizia eppure l’inchiesta rappresenta perfettamente il sistema Italia, ben oltre i confini della Provincia autonoma. 

Lecito chiedersi se c’è l’ombra delle ecomafie, lecito stupirsi che anche senza l’intervento di organizzazioni criminali “classiche” ovunque si perpetrano reati ambientali. Una storia che rende l’Italia un Paese più piccolo e omogeneo di quanto non si racconti. Un’Italia in cui non è difficile incontrare delle analogie sempre più preoccupanti tra nord e sud. In cui il controllo dei controllori è l’urgenza da affrontare, anche alla luce delle leggi (intercettazioni telefoniche) che rischiano di ostacolare la repressione di quei crimini che non si riesce a prevenire.

 

A dicembre 2009 l’Appa ha misurato i livelli di diossine in Valsugana e i risultati sembrano confortanti. Non si spiega però perché le misurazioni siano state fatte solo sui terreni. Le diossine infatti si depositano principalmente sull’erba e sulla vegetazione in genere. Inoltre, sempre su iniziativa e a carico dei comitati, si stanno analizzando campioni di latte vaccino in cui è già stata rilevata una concentrazione di Furani propria del latte prodotto in grossi distretti industriali.

Tutto nel nostro Paese, l’Italia, in cui non esiste ancora il reato di inquinamento. Cittadini e inquirenti devono ringraziare l’articolo 674 del Codice penale: getto pericoloso di cose.

 

 

Nota di Fabrizio Dematté

 

Vi siete occupati delle discariche in Trentino e ciò viola una sorta di extraterritorialità che il Trentino ha sempre goduto. Qui in Trentino lo Stato lo fa la Provincia con tutti i rischi che questo comporta. Qui una cittadella militare sta per esser costruita al costo di 217.000.000 euro (presunti) per 1600 militari, il più grande progetto di edilizia militare in Italia negli ultimi 8 anni.

Tutto il progetto è contornato di misteri non richiesti dal Ministero della difesa ma utili per gestire in assoluta libertà e noncuranza della popolazione un progetto faraonico. Questo progetto dovrebbe avere la Valutazione Impatto Ambientale o, in alternativa, un Decreto Interministeriale Difesa/Ambiente per esonerarlo. Questi documenti MANCANO ed in barba allo stato di diritto le ruspe scavano, gli appalti si assegnano.

Il mondo politico nel piccolo principato trentino parla solo fino a quando non tocca le cose grosse, qui infatti tutto tace. Le radio e tv locali vivono solo delle sovvenzioni del Principe Presidente. La TV pubblica è TV di stato.

In tutto ciò voi vi siete inseriti con eleganza trovando terreno fertile ed inesplorato, la verità lì bella pronta solo da raccontare. Se volete il racconto di un affare sporco ho tutte le documentazioni ed un ottima sintesi da proporvi.

http://apps.facebook.com/causes/?m=f053ea07

http://trentomilitarenograzie.blogspot.com/

Fabrizio Demattè

26 gennaio 2010

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