Venezia
Il quarto Quaderno della Salute propone studi anche inediti
riguardanti il territorio in cui viviamo,
mostrando qualche luce e molte ombre

Salute in bilico: più inquinamento uguale più tumori

Gente Veneta n° 4 – Paola Fusco, 30 gennaio 2010

 

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Quarto Quaderno della salute

 

 

I danni causati dalle diossine dell’industria e degli inceneritori e quelli provocati dall’amianto, i numeri (più alti) dei tumori nel veneziano e la situazione attuale dell’aria: una pubblicazione fa il punto di molti anni di ricerche.

 

Non fa stare allegri il quarto “Quaderno della Salute”: racconta di un territorio in cui la pressione dell'uomo e delle industrie hanno lasciato segni non solo sull'ambiente ma anche sulle persone. Parla di tumori più frequenti nel veneziano che nel resto del Veneto; dei danni provocati alla salute di molte persone dalle emissioni di diossine in ambiente; della “epidemia” da amianto che a Venezia, più che altrove, ha mietuto vittime. Ma si legge anche un'attenzione particolarmente sviluppata nel campo della prevenzione. E si vengono a conoscere gli esiti di studi - persino tranquillizzanti - sugli effetti dei campi elettromagnetici, sulla popolazione di Pellestrina (“isola laboratorio”) o sulla presenza attuale delle diossine nel nostro ambiente (ne abbiamo scritto in GV n. 50/2009).

Il Quaderno edito dalla Direzione Gabinetto del Sindaco - Relazioni Esterne e Comunicazione - Servizio Programmazione sanitaria – Segreteria Consulta per la Tutela della Salute e Conferenza dei Sindaci, dal titolo “Registro tumori, registro mesoteliomi, ordine dei medici, Comune di Venezia ed Arpav. Dati ed analisi per la prevenzione e la tutela della salute pubblica”, curato da Nicoletta Benatelli, presenta una serie di contributi e di studi in qualche caso già editi, ma rimasti senza una larga diffusione, insieme ad altri che vedono per la prima volta la stampa. Ma è soprattutto l'accostamento di tutte queste ricerche a fornire un quadro inedito sulla situazione del nostro territorio dal punto di vista delle fonti inquinanti e delle malattie correlate; e su quanto si può fare, d'ora in poi, per scrivere una nuova pagina di “tutela della salute pubblica”.

 

Più tumori a Venezia. La prima sezione è dedicata ai dati tratti dal Registro Tumori del Veneto e a uno studio sui sarcomi da diossina. Il direttore scientifico del Registro, Paola Zambon, e il suo staff dipingono la situazione veneta e veneziana: con 17 mila nuovi casi all'anno di tumori che colpiscono i cittadini maschi, il Veneto si colloca per incidenza al di sopra della media nazionale. E Venezia è tra le cinque Ulss (le altre sono Feltre, Belluno, Mirano e Adria) che hanno un livello di incidenza superiore a quello medio veneto. Se il dato riguardante le donne, pur essendo superiore, si discosta di meno dal dato nazionale, si conferma l'eccesso di rischio in cinque Ulss: Feltre, Belluno, Verona, Mirano e Venezia.

Nei maschi il tumore più frequente è diventato quello della prostata, seguito al polmone, colon-retto vescica e fegato. Queste cinque sedi rappresentano più del 60% del totale dei tumori. Nelle donne un terzo dei casi è rappresentato dal tumore della mammella (4100 casi all'anno); seguono colon-retto, utero, polmone, linfoma non Hodgkin. Anche per le donne queste cinque sedi rappresentano quasi due terzi dei tumori totali.

 

Polmone, mammella e vescica. Per quanto riguarda Venezia, spiega Paola Zambon che «si osserva un eccesso significativo di tumore del polmone in entrambi i sessi e nelle femmine anche un eccesso di tumore della mammella e della vescica». Se il fumo di tabacco ha una sua importanza, possono avere un loro ruolo anche «altri fattori sia occupazionali che ambientali».

Tra 1999 e 2002 (ultimo anno di cui sono giunti i dati al Registro) si sono osservati mediamente 1253 nuovi casi di tumore all'anno tra i maschi e 1045 nelle donne; due terzi dei casi di tumore si verificano dopo i 65 anni di età. La mortalità per tumore, rispettivamente, è di 632 e 485 decessi annui. Per gli screening in corso (tumore della mammella, del collo dell'utero, del colon-retto) «è dimostrata l'efficacia nel ridurre la mortalità».

 

Diossine e sarcomi. Già presentato in Regione nel 2006 e pubblicato sulla rivista “Environmental Health” nel 2007, viene ripresentato a beneficio di un pubblico più ampio lo studio “Rischio di sarcoma ed esposizione a diossine” effettuato nella provincia di Venezia. La ricerca incrocia i dati di un particolare tipo di tumore, che porta la “firma” della diossina, con lo studio effettuato dalla Provincia di Venezia sulle concentrazioni a terra di inquinanti prodotti da vari impianti del veneziano, specie inceneritori, per quattro decenni a partire dal 1962. Si era infatti registrato un eccesso significativo di sarcomi dei tessuti molli in Riviera del Brenta, nel Centro storico veneziano e nella Terraferma veneziana.

Per questo sono stati analizzati172 casi di persone esposte a quantitativi infinitesimali di diossine (4,25 fentogrammi/mc in media) per un tempo molto lungo (32,74 anni in media): “Il rischio aumenta in rapporto sia alla durata che all'entità di esposizione e raggiunge la significatività statistica nella classe a maggior durata ed intensità di esposizione”.

In un'area compresa tra Stra, Vigonovo, Fiesso d'Artico e Dolo i casi attesi di un particolare tipo di tumore erano 8,6: se ne sono invece osservati 20, dato statisticamente significativo.

 

Basta incenerire. Lo studio termina con alcune raccomandazioni. Primo: «Tra ubicazione geografica delle fonti inquinanti esaminate... ed aree di ricaduta delle loro emissioni esisteva una grande distanza e di ciò dovrebbero tenere conto le valutazioni di impatto ambientale di questi impianti». Secondo: «L'indagine nel suo complesso suggerisce che lo smaltimento dei rifiuti segua percorsi alternativi a quello dell'incenerimento, dal momento che si rende responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni che, oltre a riconoscere una molteplicità di cellule bersaglio, sono in grado di agire per effetto di una bio-accumulazione. Un fenomeno difficilmente evitabile da misure di prevenzione basate sul solo contenimento delle concentrazioni di inquinante ammesse per singole fonti di emissione in atmosfera». Per concludere: «Le politiche ambientali dovrebbero porre al centro delle proprie strategie la riduzione della produzione dei rifiuti come necessario obiettivo di prevenzione primaria».

 

I danni dell’amianto. La seconda sezione tratta del Registro Mesoteliomi del Veneto e analizza i casi nel Veneto e nel veneziano. Nei residenti del Veneto si verificano ogni anno circa 80 nuovi casi di mesotelioma pleurico o peritoneale documentati con una diagnosi certa. Dal 1987 ad oggi, in Veneto, i nuovi casi di mesotelioma sono stati 1550. La stragrande maggioranza dei soggetti hanno avuto nella loro vita un'esposizione ad amianto. La media di latenza del tumore è di oltre 40 anni.

Nelle donne risulta importante il numero di soggetti affetti da mesotelioma che insorge per aver convissuto con una persona esposta o per aver abitato in luoghi inquinati da fibre di amianto.

Nella provincia di Venezia si contano i numeri più alti (420 casi) di tutte le province venete. Negli uomini si registra una frequenza fino a tre volte maggiore che in altre province. Per le donne la frequenza è più elevata nei comuni del Veneziano e in quelli della provincia di Padova. I motivi sono noti: un esteso uso di amianto e prodotti a base di amianto ha caratterizzato il polo produttivo di Porto Marghera e alcune attività produttive di Venezia. Gli ambiti interessati sono quelli della cantieristica, della chimica, della metallurgia, del porto e dei relativi indotti.

 

Qualità della vita. Nella terza sezione l'Ordine dei Medici tratta di “Inquinamento e qualità della vita, prevenzione e diagnosi precoce”. Moreno Scevola scrive su “Il ruolo e l'impegno dei medici per un ambiente più salubre”; Emanuela Blundetto affronta il tema dell'“Impatto dell'inquinamento atmosferico sulla salute di genere, mostrando la correlazione tra smog e malattie cardiache; Anna Zucchero riassume i dati conosciuti sui rischi da elettrosmog; Ornella Pancino parla di “Valore ed efficacia degli screening oncologici”.

 

Vicino alla tangenziale, dopo il Passante. Alcuni focus terminano la pubblicazione. Tra questi uno di Comune di Venezia e Arpav per verificare se i dati dell'inquinamento nei pressi della tangenziale (il luogo scelto per le misurazioni è via Eridesio) siano mutati dopo l'apertura del Passante, l'8 febbraio 2009. A sorpresa la risposta è “nì”, se non no: una riduzione c'è stata, sì, ma in tutto il territorio comunale, non solo vicino alla tangenziale. E i motivi vanno ricercati, oltre che nella riduzione dei passaggi in tangenziale (-30% circa), nelle condizioni meteo più favorevoli alla dispersione degli inquinanti e nella crisi economica che ha ridotto produzioni e trasporti. “Questo a conferma del fatto - è la conclusione - che i livelli dei diversi inquinanti, monitorati da stazioni di misura collocate in aree caratterizzate da più fonti di pressione ambientale, non possono risentire in modo rapido della variazione puntuale di una singola sorgente emissiva”.

 

Paolo Fusco

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