Digiuno ecologico

staffetta trentina

Va avanti da marzo il digiuno di Nimby contro l’inceneritore

 

Che gli abitanti di Acerra siano contrari alla realizzazione di un inceneritore nel loro Comune è stranoto. Che anche a Trento un gruppo di cittadini stia protestando per lo stesso motivo lo è molto meno. La rivolta campana ha conquistato le prime pagine dei giornali. La protesta trentina non ha fatto clamore. Ma in silenzio prosegue dallo scorso marzo, coinvolgendo un centinaio di persone di tutta la provincia. La chiamano la "catena del digiuno" perché a turno gli aderenti all’associazione ecologista Nimby (not in my back yard) trentina trascorrono uno o più giorni (fino a diverse settimane) senza cibo, per ribadire il loro no al termovalorizzatore  per smaltire i rifiuti. Alla catena ha aderito recentemente anche padre Alex Zanotelli (che attualmente opera proprio in Campania). La sua partecipazione (con un digiuno di cinque giorni) ha ulteriormente rafforzato la determinazione dell’associazione, che proseguirà con le sue proteste ben oltre Natale.

Dell'inceneritore di Ischia Podetti, località a nord di Trento, si inizia a discutere nel 2000. Nell'aprile del 2002 la delibera ufficiale della Provincia. Si parla di un impianto da 180milioni di euro che dovrebbe bruciare 330 mila tonnellate l'anno (ora ridotte a 200 mila). Nel 2003 Tullio Buffa, consigliere comunale di An, lancia una campagna referendaria contro il termovalorizzatore. Ma il quorum non viene raggiunto, anche a causa del boicottaggio di numerose forze politiche: alle urne va soltanto il 27% degli aventi diritto (di cui l'80% ha votato no all'impianto). Ecco allora che un gruppo di cittadini si unisce in un comitato per portare avanti la contrarietà al progetto. "Volevamo una forma di protesta che potesse essere protratta nel tempo attraverso una presenza costante e quotidiana" spiega Adriano Rizzoli, uno degli animatori. "La forma più potente di opposizione è il digiuno perché non è eclatante, ma coinvolge in profondità. La forza di questo metodo è tale che siamo convinti che alla fine l'inceneritore non si farà", gli fa eco Simonetta Gabrielli. L'alternativa proposta è una politica seria di differenziazione e di riciclaggio dei rifiuti e un passo indietro a monte, lì dove il superfluo si crea: "Mentre l'impianto incentiverà comportamenti opposti, oltre a essere nocivo alla salute" spiegano. Sognatori? Loro rispondono decisi: "L'ideologia peggiore è quella di chi sui rifiuti sta già contando i soldi".

 

Monica Gabrielli

Diario, 13 novembre 2004

 

 

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