A Trento suore e religiosi in digiuno contro l’inceneritore

L’Associazione Nimby ha coinvolto nello sciopero della fame a catena

anche padri comboniani, parroci e suore di clausura della Diocesi.

La loro protesta si concluderà il quattro ottobre con un digiuno collettivo.

 

Si chiama Nimby l’associazione che, a Trento, si batte contro la costruzione di un inceneritore. Il nome è l’acronimo di “Not in my back yard”, lo slogan usato, negli anni Ottanta, dai cittadini statunitensi che si opponevano agli inceneritori e, allo stesso tempo, il nomignolo utilizzato dai media per definirli. Nimby, dopo numerose iniziative e dieci convegni, per dare forza alla protesta, ha lanciato una catena del digiuno alla quale hanno già partecipato alcune centinaia di persone. In questi giorni, accanto ai cittadini, digiunano anche alcuni religiosi sparsi in tutto il Trentino: parroci della Diocesi di Trento, frati comboniani e perfino suore di clausura come le Clarisse. Don Renato Pellegrini, che ha aderito allo sciopero come Alex Zanotelli, Padre Gianni Nobili, il comboniani Giovanni Esti e altri, raggiunto al telefono spiega: “Ho deciso di partecipare per contribuire a mantenere vivo il problema. Mi pare che l’inceneritore non sia l’unica soluzione possibile, come vogliono farci credere. Abbiamo aderito in undici tra frati, parroci, suore. La nostra è una protesta per dire che i problemi relativi alla difesa della salute ve dell’ambiente riguardano tutti. Stiamo digiunando a turno per uno o due giorni. Ci daremo il cambio e continueremo fino al quattro ottobre, quando, per concludere lo sciopero, digiuneremo tutti insieme”.

La catena del digiuno è partita il 21 marzo dello scorso anno. Simonetta Gabrielli, dell’associazione Nimby, racconta: “Abbiamo coinvolto i religiosi, non soltanto perché sono sensibili alla difesa dell’ambiente, ma anche perché, come noi, non condividono l’attuale modello di società consumistica. Se i rifiuti li bruci non hai motivo di ridurli”.

La protesta comincia nel Duemila, quando la Giunta provinciale di centrosinistra, ha approvato il Piano Rifiuti che prevede di portare la raccolta differenziata al 50% entro il 2007 e la realizzazione di un inceneritore a Ischia Podetti. La zona si trova alla periferia nord di Trento, sulle sponde dell’Adige, dove, attualmente, a cinque chilometri in linea d’aria da Piazza Duomo, sorge una discarica.

I trentini hanno ribattezzato Ischia Podetti “Il sito disperato” a causa del forte rischio idrogeologico (nel 2000 un’alluvione provocò l’inquinamento dell’Adige), la situazione orografica, la presenza di forti venti, l’inversione termica, la vicinanza a zone abitate.

“Il nostro è un problema trasversale - dice Simonetta Gabrielli - il ministro Matteoli ha deciso il finanziamento di circa 130 inceneritori sul territorio nazionale e le giunte di centrosinistra li adottano. Gli ambientalisti cercano di intervenire in ambito nazionale, ma le lobby economiche che stanno dietro sono molto potenti, mentre la politica ambientale delle opposizioni è poco chiara”.

“Lo studio di impatto ambientale - dicono gli scioperanti - è fatto su  misura, proprio per consentire la realizzazione dell’inceneritore, nessun medico ha valutato i rischi per la salute. Siamo contrari all’inceneritore qui a Trento, ma anche in generale, come semplici macchine che bruciano rifiuti, perché, così la gente non ha motivi per cambiare il proprio stile di vita e continuerà a consumare e sprecare senza badare alle conseguenze”.

 

Ida Sconzo

Liberazione, 14 settembre 2005

 

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