In libreria un volume che smonta la tesi della necessità degli inceneritori

LA TERZA VIA DEL “RIFIUTO ZERO”

 

Ci sono libri tematici che appassionano come un romanzo. E’ il caso del bel libro di Marino Ruzzenenti “L’Italia sotto i rifiuti” (edito da Jaca Book), che affronta il problema dei rifiuti a partire dal caso Brescia proprio come una narrazione lunga oltre 10 anni.

Da quando Acerra è diventato caso nazionale, la lotta contro l’inceneritore ha richiamato l’attenzione della stampa e si è tornato a insistere sulle “magnifiche sorti e progressive” dell’inceneritore di Brescia. E, insieme, di un nord virtuoso e di un sud arretrato.

Il libro smonta punto per punto questa tesi debole e infondata, fornendo argomentazioni e dati significativi relativi alla commistione tra potere politico e potere politico-amministrativo intorno all’ASM di Brescia.

Vorrei consigliarne la lettura a tutti gli amministratori alle prese con il problema rifiuti e farne omaggio ai sindaci e/o governatori regionali che ritengono via obbligata l’incenerimento e considerano fatto secondario e del tutto marginale l’impegno per la riduzione di essi e il riciclo.

Il libro è presentato da Luigi Mara, noto esponente di Medicina Democratica che ha animato le lotte significative contro le fabbriche inquinanti. Dice Mara: “… L’inceneritore per rifiuti è un impianto fortemente inquinante classificato tra le industrie insalubri di prima classe, che causa rilevanti impatti sanitari e ambientali”. E più oltre: “… Anche un impianto tecnologicamente avanzato provoca ugualmente un inquinamento ambientale di rilevante magnitudo”.

Il libro prosegue offrendo una copiosa documentazione volta a dimostrare i livelli di tossicità a partire dalla terribile diossina prodotta dall’incenerimento e nel contempo la conseguente diminuzione della raccolta differenziata. Infatti gli inceneritori - a differenza di quello che viene sostenuto a loro difesa - non rappresentano la fine del ciclo integrato dei rifiuti. Sono antitetici alla raccolta differenziata e al recupero dei materiali come materie prime seconde.

A Brescia, come espone Ruzzenenti, i numeri stanno a testimoniare il fallimento della politica dei rifiuti: tra il 1988 e il 2001 i rifiuti prodotti sono passati da 120.334 tonnellate a 129.920 con una impennata, nel 2002, della produzione pro capite di 2,013 chilogrammi/giorno: siamo lontani anni luce dagli obiettivi fissati dall’Ue.

Occorre dunque accogliere la tesi sostenuta da Ruzzenenti. Tra la discarica e l’inceneritore c’è una terza via, possibile e necessaria: quella del “rifiuto zero”. Costituisce una prospettiva realistica che Ruzzenenti presenta con esempi descritti dettagliatamente. Esperienze preziose prodotte da numerosi enti locali che stanno lavorando concretamente e positivamente da anni a che sono tanto più importanti perché indicano una pratica reale, alternativa allo smaltimento e ai profitti di una lobby, che sostiene gli inceneritori, composta da gruppi di imprese impegnate nella progettazione e produzione con schiere di tecnici di accompagno.

Il tema centrale affrontato nel libro coinvolge infine anche gli aspetti che toccano la questione democratica, chi decide sul presente e sul futuro di un territorio e delle comunità locali, gli intrecci tra istituzioni rappresentative e sistema economico.

 

Patrizia Sentinelli

Liberazione, 6 novembre 2004

 

 

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