Contro l’inceneritore anche preti e suore

Rovereto protesta e diversi religiosi partecipano allo sciopero della fame

 

 

“Siamo al 536° giorno di digiuno” legge chi oggi si connette al sito di Nimby trentino. Tanto è il tempo passato dal 21 Marzo 2004, quando in tanti, togliendosi volontariamente il pane di bocca, hanno adottato la più classica delle proteste non - violente per fermare il progetto dell’inceneritore di Rovereto: un colossale impianto, fortemente voluto dalla provincia e destinato ad essiccare qualcosa come 190 mila tonnellate annue di rifiuti nella piana di Ischia Podetti, a cinque chilometri dal centro storico, ad un tiro di sasso dal fiume Adige, e a una passeggiata di distanza dalla Valle dei Laghi.

Questo procedere inesorabile dei numeri a tre cifre comincia a sortire effetti pesanti. L’ultimo in ordine di tempo è stato provocato dall’adesione all’iniziativa di undici fra religiosi e religiose che operano nel territorio: parroci, suore, padri comboniani, e frati francescani convertiti dalle ragioni di Nimby (Not In My Back Yard, “non nel mio giardino” così si chiamavano i movimenti dei residenti di un area in cui sono pianificati sviluppi insediativi, strade, termovalorizzatori, discariche).

“Faccio il missionario da molto tempo, ed ho alle spalle anni passati nel Terzo Mondo delle discariche dei rifiuti tossici prodotti dall’Occidente - spiega il padre comboniano Giovanni Esti - per cui il problema dei rifiuti tocca la mia intimità di cristiano. Non è con gli inceneritori che possiamo ambire ad un mondo migliore, non con qualcosa che trasforma l’inquinamento in inquinamento.”Si digiuna a turno - chi per due, chi per venti giorni di fila - prenotandosi tramite contatto con Simonetta Gabrielli, presidente di Nimby. Anche se operano nell’associazione militanti come Adriano Rizzoli, arrivato alle ventotto giornate senza toccare cibo, l’obiettivo di fondo è quello di manifestare un sacrificio razionale ma ininterrotto. Puntando ad avere sempre più testimoni, piuttosto che martiri. “Di qui l’idea del passaggio di mano - chiarisce Gabrielli - del digiuno da fare compatibilmente con la propria salute, ed i propri impegni, diffondendo ogni giorno un messaggio ai politici che rappresentano in Comune ed in Provincia, ed al vescovo di Trento.

Quest’ultimo, monsignor Luigi Bressan, anche se fino ad ora non si è esposto sulla vicenda, starà certamente valutando con attenzione il coraggioso “outing” messo in piazza da sacerdoti e religiosi della propria diocesi. Questa dei sacerdoti è la seconda staffetta monotematica lanciata da Nimby, seguita a quella delle donne, che ha tenuto banco per il mese di agosto. “Ci è sembrato un modo sensato di ravvivare la nostra battaglia - spiega Gabrielli - passando ai gruppi organizzati dopo oltre un anno di tanti ma isolati sacrifici di singoli. Una delle prossime adesioni potrebbe essere quella degli agricoltori, visto che Coldiretti si è apertamente schierata al nostro fianco, così come gruppi e singoli politici di sinistra e di destra.”

Il fine di questo trasversale, monastico goccia a goccia è chiaro: cancellare la delibera con cui la Provincia di Trento, guidata dall’esponente della Margherita Lorenzo Dellai, ha dato il là al progetto dell’inceneritore, cullato ormai da una ventina d’anni, e promuovere in alternativa una raccolta differenziata, porta a porta, vista come unica strada grazie a cui non bruciarsi il futuro. “Sono problemi che non ci sfuggono - rileva Alberto Pacher, sindaco Ds del capoluogo Trento - come dimostrano i nostri continui investimenti nella raccolta differenziata. E se l’inceneritore ci sarà, vogliamo che a controllarlo sia un comitato di cittadini, formato da esponenti della società civile.”

 

Stefano Ferrio / Rovereto (Trento)

l’Unità, 7 settembre 2005 - pagina 12

 

 

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