È attesa a giorni la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto per il rilancio del settore
Fotovoltaico, la rivoluzione a metà

Bp: l’Italia è un mercato strategico ancora troppo vincolato

di Rossella Panuzzo

 

Con un anno di ritardo rispetto al previsto, è in dirittura d'arrivo il decreto sul conto energia per le energie rinnovabili (dlgs 387 di attuazione della direttiva 2001/77/CE), che dovrebbe rilanciare il settore dell'energia fotovoltaica in Italia.

Dopo l'iter formativo che l'ha fatto transitare dal ministero delle attività produttive, a quello dell'ambiente fino alla conferenza unificata Stato-regioni, il provvedimento è attualmente sulla scrivania del ministro Claudio Scajola, in attesa di una controfirma di Altero Matteoli all'ambiente prima dell apubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E, nonostante pareri altalenanti (si veda articolo sotto), scommettono tutti sull'effetto dirompente che il decreto avrà per il settore delle energie rinnovabili.

Secondo l'Ises (International solar energy society) italiana, se si installassero pannelli solari sull'1% della superficie del nostro paese avremmo una potenza capace di produrre più dell'attuale consumo italiano, a un impatto ambientale bassissimo. Non solo.

Oltre a calmare la fame d'energia della penisola si potrebbero creare, alla stessa stregua della Germania che ha attivato il conto energia sin dal 2001, decine di migliaia di posti di lavoro ad elevata specializzazione, tra distributori, installatori, progettisti, manutentori, società finanziarie, di marketing e comunicazione, ecc.Gli operatori del settore aspettavano con ansia una regolamentazione che desse slancio a un mercato che, dopo i grandi investimenti degli anni '80 e primi '90
quando in Italia sono state realizzate diverse centrali fotovoltai che, tra cui una delle più grandi del mondo, quella di Serre da 3,3 MWp (megawatt di picco), ha vissuto una forte contrazione in palese controtendenza con il resto del mondo.

Ma adesso, con il varo della nuova legge, l'Italia potrebbe davvero diventare il paese del fotovoltaico. Come spiega Gianni Chianetta, portavoce di Bp Italia, società leader di mercato in Europa (16%) e terza nel mondo dopo Sharp e Kyocera.

Domanda. In che modo avverà lo sviluppo del settore nella penisola?

Risposta. L'Italia è considerata da Bp uno degli otto mercati strategici per il fotovoltaico nel mondo. Per diverse ragioni: è un paese ad alto fabbisogno energetico, gode di un'alta percentuale di insolazione e ha tutti i presupposti per una legislazione molto favorevole al fotovoltaico, essendo un paese comunitario. L'iter del nuovo decreto, che abbiamo seguito da vicino, è stato particolarmente lungo e travagliato. Oggi abbiamo una nuova legge sicuramente migliorativa rispetto alle prime bozze, ma che contiene ancora dei nodi che non incoraggiano i grandi investimenti anche in strutture di produzione. L'anno scorso Bp ha aperto a Tres Cantos, vicino Madrid, il più grande stabilimento europeo per la produzione dei moduli fotovoltaici Serie 7 Saturno, che hanno la più alta efficienza certificata sul mercato: 18,3%. D. Quali prospettive si schiudono per l'Italia?

R. Per diventare un mercato interessante per i maggiori competitor del settore (non solo per Bp, che è già presente con una rete di vendita) l'Italia dovrebbe perseguire l'obiettivo minimo di mercato di 1.000 MW installati in sette anni. Un obiettivo molto lontano dai 300 MW entro il 2015 che fissa il nuovo decreto. Se si pensa che nel solo 2004 la Germania ha installato pannelli per circa 380 MWp, vediamo che, invece di stimolare un mercato sul quale grava l'inerzia e la sfi-
ducia del passato, si rischia per l'ennesima volta di porre un tappo all'espansione di un settore ad alta tecnologia e quindi con un elevato valore aggiunto.

D. Quindi se si alzassero gli obiettivi l'Italia potrebbe ritornare ad essere appetibile?

R. Il nuovo decreto ha anche introdotto una graduatoria (che non esiste in nessun paese europeo) in base alla quale si privilegia chi richiede un valore più basso della tariffa del «conto energia», scatenando una sorta di gara al ribasso della stessa. Per fortuna si è riusci ti a fare esentare gli impianti fino a 50 kWp, praticamente quelli domestici o di piccole dimensioni, ma per quelli più grandi questo concorso rende incerto, oltre che complesso e burocratico, il rilascio degli incentivi. La gara, inoltre, abbassa di fatto il valore dell'incentivo, penalizzando la qualità. Una clausola introdotta nell'ultima versione del decreto cerca di riparare a queste aree critiche prevedendo l'adozione di atti necessari alla promozione dello sviluppo di tecnologie per l'aumento dell'efficienza di conversione dei componenti degli impianti, elevando il limite per usufruire dell'incentivo per quelle aziende che investono nelle tecnologie d'avanguardia fino a farlo coincidere con l'obiettivo.

Ma in campi come questi riteniamo che non abbia senso di parlare di limiti: i 300 MW nel 2015 non consentiranno certo al solare fotovoltaico di diventare una voce significativa nel panel delle fonti energetiche italiane. Speriamo in un rialzo degli obiettivi e per il momento consideriamo il decreto un importante punto di partenza.

D. Avete pensato ad altri modi per spingere il mercato?

R. Cercheremo di stimolare le banche a offrire dei mutui ventennali che coprano le spese di installazione e che si ripaghino man mano che si riceve l'incentivo. Negli ultimi anni Bp si è molto impegnata non solo nella messa a punto di moduli fotovoltaici ad alto rendimento, ma anche nell'abbattimento dei costi.

Sul mercato i pannelli solari cominciano infatti a non avere più un prezzo da amatori: oggi un impianto completo da 1 kW di potenza installata costa intorno
a 6.500 euro. Inoltre, a ogni raddoppio delle installazioni nel mondo (al ritmo attuale questo avviene ogni 2 anni e mezzo) si riscontra una diminuzione del
20% del prezzo.

 

 

Cna: favorito il monopolio, ma le aziende sono pronte

DI FRANCESCA SOTTILARO


In molti in Italia attendono il business del fotovoltaico, l'Eldorado che in Germania ha fruttato 18 mila posti di lavoro in quattro anni, solo per la produzione delle celle fotovoltaiche per i pannelli. Ma altrettanti aspettano con criticità il decreto Scajola. Ormai in ritardo di un anno e (secondo voci insistenti) troppo proteso a tutelare le posizioni di chi ha il monopolio della rete. Gli impianti pubblici o privati, infatti, non saranno staccati dall'energia. Così la vera scommessa si calcolerà non solo sui contributi a fondo perduto dello stato a chi vorrà diventare environment friendly, e dotarsi di pannelli, ma soprattutto sulla produzione autonoma di energia extra non consumata che andrà a far parte del conto energia e rimborsata:«Il contributo in conto energia non dovrà distaccarsi troppo da quello della Germania e quindi restare vicino ai 0,50euro», dichiara Renzo Sangiorgi, segretario generale di Cna installazione e impianti, «altrimenti sarà solo un'operazione di facciata, virtuale e non sostanziale».L'ex Anim-Cna ha più volte fatto pressioni per un'unificazione legislativa Ue sul fotovoltaico, ma il dm sulla scrivania del ministero per le attività produttive è la sola tangibile risposta che potrà ridare ossigeno al settore. Settore dove già operano moltissime imprese associate Cna che hanno respirato parzialmente grazie all'iniziativa dello scorso anno intitolata «10 mila tetti del fotovoltaico». «L'idea era vitalizzante: finanziamenti a fondo perduto regione stato per coloro che volevano in stallare un impianto», precisa Sangiorgi, «ma alla fine a quota 10mila non si è mai arrivati per la scarsità di risorse messe realmente a disposizione».

Intanto c'è chi si preoccupa dei limiti ulteriori imposti dal decreto. «Come quello sulla produzione di energia (100 MW) fino al 2012», sottolinea Domenico Inglieri, responsabile comunicazioni del Gruppo imprese fotovoltaiche Italiane (Associazione Energia/Anie), «o ancora le gare imposte per impianti da costruire sopra i 50 Kw, che di fatto favorisce i grandi, e per gli stessi la cauzione di 1.500 euro a Kilowatt per ché l'impianto venga edificato entro i 24 mesi». «Nono solo», aggiunge Inglieri, «a oggi non è dato sapere se sono allo studio particolari forme di incentivi per l'integrazione architettonica degli impianti».

Nell'incertezza c'è un plauso generale al provvedimento: «Senza Scajola», ribadisce Inglieri, «il settore resterebbe allo sbando». Ma intanto si pensa anche alle famiglie italiane e alla propensione al fotovoltaico che richiede superfici utilizzabili e una buona propensione a mettere mano al portafoglio perché gli impianti costano e la spesa è ammortizzabile in 8-20 anni. Troppo per far paragoni con la Germania, che, partita a parimerito con il Belpaese negli anni '80, è diventata in breve tempo leader nel settore proprio grazie ai privati «Lì il 40% degli impianti è destinato alle famiglie», sottolinea Inglieri, «che hanno beneficiato a suo tempo di incen tivi da parte dello stato».

Le aziende e gli installatori, da parte loro, si sono aggiornate negli anni e hanno già fiutato il business. «Siamo già pronti da tempo», ribadisce il numero uno di Cna installazione e impianti, «ma occorrono più contributi».

«Speriamo solo che Scajola mantenga le sue promesse», aggiunge Maurizio Picca, responsabile rapporti istituzionali Legambiente, «anche se a conti fatti l'Italia avrebbe bisogno non di un solo decreto sul fotovoltaico ma di una vera politica energetica che abbracciasse ogni tipo di fonte rinnovabile. Le procedure per avere
il via libera per la costruzione di impianti sono incredibilmente complesse e i costi di allaccio restano, purtroppo, altissimi».

 

 

In arrivo il conto energia

 

Fino a oggi in Italia l'installazione dei pannelli fotovoltaici (che generano energia elettrica dall'irradiamento solare) è stata favorita da programmi di finanziamento promossi dalle regioni assieme al ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, mediante contributi a fondo perduto erogati a soggetti pubblici e privati.

Il nuovo decreto prevede l'introduzione di una tariffa incentivante tale da garantire un'equa remunerazione dei costi di investimento e d'esercizio, per cui si può vendere alla rete elettrica il surplus di energia prodotta dai propri pannelli solari. In Germania l'incentivo conto energia è di 0,60 euro per kW immesso nella rete per 20 anni (con un leggero decremento dopo ogni anno di funzionamento); in Spagna, l'altro paese dove è boom dell'energia solare - la tariffa è di 50 centesimi per 25 anni.

Con il dlgs 387 l'incentivo per le installazioni fino a 20 kW si aggira sui 0,45 euro per 20 anni. Ricordiamo che dal 1991 ad ogni bolletta elettrica viene applicato un coefficiente A3 ufficialmente destinato all'incentivazione delle fonti rinnovabili. In 15 anni questa tassa ha generato 30 miliardi di euro, per cui l'operazione conto energia è, in pratica, già pagata.

ItaliaOggi, 26 luglio 2005

 

 

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci