Secondo i dati dell'Opec la domanda di oro nero continuerà a crescere per i prossimi 15 anni

Biocombustibili al posto del petrolio
Dal Brasile carburanti per creare miscele più economiche
di Gabriele Frontoni


L'Arabia Saudita del futuro si chiama Brasile. La fiammata del prezzo del petrolio a ridosso dei 70 dollari al barile ha riaperto un problema che dura da anni. Che cosa ne sarà del mondo quando le scorte di greggio inizieranno ad asciugarsi? Secondo le previsioni dell'Opec, infatti, l'aumento di domanda di oro nero dovrebbe continuare a mantenersi molto forte per i prossimi 15 anni arrivando a toccare un livello giornaliero di oltre 100 milioni di barili rispetto agli attuali 80 milioni. E se la richiesta aumenterà del 20% c'è da aspettarsi che i prezzi non si comportino in maniera tanto diversa arrivando a quotare attorno ai 100 dollari al barile. Ma c'è di più.

La capacità estrattiva dei maggiori fornitori di petrolio sembra arrivata a un livello di massimo da cui non può che iniziare la discesa. «In termini di aumento della produzione rispetto ai livelli attuali, le condizioni odierne non permettono di stare troppo allegri», fa sapere Harry Tchilinguirian, analista dell'Iea (International energy agency) di Parigi. «Le estrazioni addizionali di petrolio porterebbero alla luce materiale pesante che necessita di un processo di raffinazione molto particolare per poter essere immesso sul mercato. In assenza di questo, non risulta conveniente aumentare il livello di drenaggio delle pompe». Come fare, allora, per risolvere il problema energetico che potrebbe strangolare l'economia mondiale di qui ai prossimi 20 anni?

La risposta arriva dalle enormi piantagioni brasiliane e prende il nome di biocombustibile. Si tratta di carburanti complementari all'uso del petrolio che possono venire miscelati in percentuali comprese tra il 10 e il 20% con le attuali benzine da locomozione, senza necessità di modificare il sistema di erogazione di energia. In altri termini, allungando la benzina tradizionale con il 10% di etanolo o di biodiesel si ottiene lo stesso risultato del petrolio tradizionale con costi nettamente inferiori. Senza contare poi i benefici per l'effetto serra e lo smog. Secondo i calcoli realizzati dall'Iea, infatti, i biocombustibili aiutano a combattere il surriscaldamento del pianeta grazie alla minor presenza di biossido di carbonio e di ossido nitroso che contribuisce a elevare sensibilmente il problema delle malattie respiratorie nelle zone più inquinate del pianeta. L'etanolo generato dal grano, per esempio, consente di ridurre questi valori del 30% rispetto al petrolio tradizionale. Quello derivato dalla cellulosa consente di ottenere valori migliori del 78% mentre con la canna da zucchero si arriva a un miglioramento superiore all'82%. Ma l'oscar dei biocombustibili in termini di attenzione all'ambiente va di diritto al biodiesel generato dall'olio di canola che consente di ottenere un miglioramento degli effetti delle emissioni sulla salute umana superiore al 120%.

I vantaggi dei biocombustibili, tuttavia, non si riducono agli effetti benefici sulla salute umana e su quella del pianeta. A differenza del petrolio, infatti, non esiste al momento alcun paese che domina il mercato mondiale per la produzione di etanolo o di biodiesel. Nella classifica dell'utilizzo, invece, il Brasile sembra non avere rivali. Da San Paolo alle falde amazzoniche, quasi tutti i distributori di carburante dispongono di miscele più economiche, frutto della combinazione di benzine tradizionali con estratti della canna da zucchero, se non di etanolo allo stato puro. La diffusione di questi nuovi additivi, infatti, ha raggiunto un livello tanto esteso che almeno la metà degli autoveicoli venduti nel paese è dotata di motori di nuova generazione del tipo «flex-flues» in grado di funzionare esclusivamente con etanolo a un costo pari alla metà della benzina tradizionale. La moda dei biocombustibili ha raggiunto anche il settore del trasporto aereo. A tal punto che l'Embrear, il primo costruttore al mondo di apparecchi alimentati a etanolo, non sembra più in grado di soddisfare le richieste provenienti dal Brasile. Adesso, per convertire un motore tradizionale a gasolio in uno a etanolo bisogna pazientare almeno due anni. E la moda carioca degli aerei alimentati a canna da zucchero si dovrebbe presto estendere al resto del mondo visto il consistente aggravio portato dal caro-greggio alle martoriate casse delle compagnie aeree internazionali. Si stima, per esempio, che soltanto nell'ultimo anno i rincari del costo del petrolio hanno pesato sulle compagnie aeree europee per almeno 1.000 milioni di dollari. Ed ecco allora che la voglia di rinnovamento del settore energetico ha iniziato ad allargarsi al resto del mondo. Negli Stati Uniti, per esempio, l'utilizzo dell'etanolo di mais è riuscito a prendere piede in forza delle ultime leggi ambientali e a un generoso credito fiscale federale associato alla produzione e all'utilizzo di questa forma di carburante. Tanto che, tra il 2000 e il 2005, la quantità di biocombustibili prodotti negli Usa è praticamente raddoppiata arrivando a coprire il 3% del consumo totale del combustibile da trasporto all'interno degli Stati Uniti. L'utilizzo dell'etanolo non rappresenta di certo una prerogativa del continente americano.

In Europa, la Germania ha iniziato da alcuni anni a muovere i primi passi in questo settore convertendosi nel maggiore produttore mondiale di biodiesel, riducendo della metà la vendita di carburante diesel nelle stazioni di servizio tedesche. Ma non è tutto. Alcuni studi condotti sugli autobus della città di Stoccolma, in Svezia, hanno dimostrato che l'utilizzo dell'etanolo come quello del biodiesel presentano dei vantaggi di costo soprattutto nel caso dei mezzi pesanti e ad alto consumo. E ancora. In Austria, la città di Graz in maniera sperimentale ha iniziato a servirsi dell'olio usato dei ristoranti McDonald's, convertendolo in carburante pulito in grado di muovere la flotta di autobus della città. La mania per i biocombustibili si sta espandendo a macchia d'olio. Più di 30 paesi, dalla Thailandia all'India, dall'Australia a Malawi hanno messo in piedi coltivazioni di palma da cocco, soia e canna da zucchero da destinare esclusivamente alla creazione di combustibili alternativi. Gli ultimi arrivati, la scorsa settimana, sono stati Venezuela, Indonesia e le isole Fiji, annunciando di voler seguire il cammino del Brasile nella direzione della conversione del paese all'utilizzo di etanolo da trazione. Ma come hanno reagito i mostri sacri dell'industria petrolifera internazionale a questo fuggi fuggi generale dall'utilizzo dell'oro nero? Come da copione, le principali compagnie petrolifere internazionali hanno iniziato ad attivarsi per la parziale conversione delle proprie attività nella direzione dei biocombustibili. Ed ecco allora che l'olandese Shell come l'inglese Bp (British petroleum), hanno attivato cospicui investimenti per la produzione di etanolo e di biodiesel. E grazie alla rete di stazioni di servizio distribuite sui cinque continenti, le due imprese sono riuscite a imporsi a livello mondiale come principali distributori di biocombustibili.

 

 

ItaliaOggi, 18 agosto 2005

 



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