Digiuno di suore e preti. Contro l’inceneritore

Trento, i religiosi si alternano nello sciopero della fame di protesta. Critico il vescovo.

 

Dal nostro inviato

 

Trento - Il giorno del suo primo sciopero della fame, suor Anna aveva ospiti a pranzo. “Ho dovuto cucinare per loro, ma quello è il meno”. Perché dopo c’è stata la passeggiata nel centro di Rovereto con sosta continua in ogni pasticceria. “Loro mangiavano dolcetti, io chiedevo un bicchier d’acqua”.

Suor Anna Quinterno è stata la prima. La pratica del digiuno ovviamente non le è estranea, ma un conto è farlo come esercizio spirituale, un altro è dedicarlo a un inceneritore. Due giorni senza cibo per impedire la costruzione del termovalorizzatore (il termine tecnico è questo) che dovrebbe smaltire 140 mila tonnellate di rifiuti annuali prodotti nella provincia di Trento. “Mi rendo conto che può sembrare strano”, dice questa religiosa timida nei modi e nella voce che da anni vive in un convento di Rovereto. Con candore aggiunge: “E non conosco bene i dettagli della vicenda. Ma penso sia comunque un modo per richiamare l’attenzione sul rispetto dell’ambiente, e soprattutto può convincere la gente a consumare meno e produrre quindi meno rifiuti”.

La giornata senza cibo di suor Anna è datata 4 settembre. Da allora, altri dieci religiosi si alternano in uno sciopero della fame a catena, un giorno o più a testa. Contro l’inceneritore che dovrebbe sorgere a Ischia Podetti, periferia di Trento, sull’argine dell’Adige. Un progetto in piedi dal 2001, così contestato da aver generato un digiuno a staffetta che dura da 540 giorni, 200 cittadini che si danno il cambio a saltare i pasti, quelli più arrabbiati si cimentano sulle 72 ore senza cibi solidi.

La curia non è entusiasta della discesa in campo dei suoi pastori. L’arcivescovo Luigi Bressan è stato di poche ma significative parole:  “Come diocesi, non abbiamo le competenze per dire quale sia la soluzione migliore. Io comunque non digiunerei per un inceneritore”. Ma nella sua prima uscita pubblica al ritorno da un viaggio in Estremo Oriente, ha anche aggiunto: “Bisognerebbe produrre meno rifiuti. Abbiamo abbandonato il concetto di risparmio, del non consumare”.

Ieri era il turno di Fabrizio Forti, del convento dei Cappuccini di Trento, cappellano del carcere di Rovereto. Anche lui al debutto, anche lui sottoposto a tentazione. Al mattino ha celebrato un matrimonio in Val di Sole, con annessa partecipazione in bianco al banchetto. Al pomeriggio si è messo ai fornelli alla mensa dei poveri, cena per duecento. Ce l’ha fatta, comunque. Ha sofferto, ma ce l’ha fatta: “I profumi, sono quelli che ti fanno girare la testa. Il digiuno in convento è un’altra cosa, farlo in un giorno di festa, tra gente che ti offre del cibo, è una ulteriore penitenza”.

La giunta provinciale del Trentino, ampia maggioranza di centrosinistra, tiene duro e ribadisce che l’inceneritore è necessario. Il comitato che lo contesta, si chiama Nimby, acronimo dell’inglese “Not in my back yard” non nel mio giardino di casa. Sostiene che è dannoso e pericoloso, e aggiunge che Ischia Podetti dista soltanto cinque chilometri da piazza del Duomo, un po’ poco. Le proteste hanno fatto cambiare i piani. Dalle iniziali 340 mila tonnellate all’anno si è scesi a quote più umane, 140 mila, con l’intenzione di fotocopiare l’impianto di Thun in Svizzera, che ha avuto il via libera dagli ambientalisti in virtù di una emissione fumi inferiore del 10% rispetta i limiti fissati dalle leggi della Comunità europea. Ma quelli di “Nimby” sono tosti, e predicano l’opzione zero, non bisogna costruire niente ma aumentare la raccolta differenziata. Tosti e con un certo fiuto per la trovata ad effetto.

L’idea di chiedere ai religiosi è venuta alla fondatrice Simonetta Gabrielli, che ha mandato lettere e mail a tutti gli istituti religiosi del Trentino. I primi a rispondere sono stati i comboniani, quelli più in linea con l’approccio terzomondista e movimentista, all’inceneritore. Dice padre Giovanni Esti di Trento, che digiunerà oggi: “Per un religioso non c’è nulla di osceno nella protesta spirituale contro un inceneritore. Il mio è un piccolo sforzo per un mondo migliore, e l’inceneritore è invece un passo nella direzione sbagliata”. Padre Gianni Nobili, valtellinese di Sondrio, una vita tra Burundi e Congo prima di fermarsi a Limone sul Garda, ci mette un carico da undici: “Il digiuno per il termovalorizzatore equivale a quello per la pace e per l’oppressione del Nord contro il Sud del mondo. L’ho fatto venerdì, e adesso raddoppio: anche il mercoledì, che devo buttare giù qualche chilo”.

Il governo della Provincia si poteva aspettare la contestazione “da sinistra” da parte dei comboniani di padre Alex Zanotelli, che qui è di casa ed è il recordman della protesta con cinque giorni consecutivi di digiuno. Ma le adesioni sono arrivate anche da preti di montagna e semplici sacerdoti “non impegnati”, e questo era un po’ meno scontato. Il centro della rivolta, poi, è ad Arco di Trento, in un luogo insospettabile, al monastero di clausura delle Serve di Maria, luogo che solo da pochi anni si è aperto all’esterno, offrendo brevi ritiri spirituali anche a chi non ha preso i voti. L’adesione allo sciopero della fame è stata quasi plebiscitaria tra le donne, tre delle quali monache di clausura che abitano in questo austero edificio nel centro della città hanno già fatto il loro turno e sono in lista d’attesa per la replica. Suor Anna Di Domenico, 63 anni, quaranta dei quali passati in monastero, sfugge alla consegna del silenzio. “Perché sorprendersi? Mi pare l’unico modo di esprimere la nostra opinione: non possiamo scendere in piazza, e neppure partecipare a dibattiti. E del resto, non siamo certo abituate a parlare…”.

 

Marco Imarisio

Corriere della Sera, 11 settembre 2005

 

 

Nei box

 

  • La vicenda

Il comitato

Nel 2001 nasce il Comitato Nimby fondato da Simonetta Gabrielli, per protestare contro la costruzione di un inceneritore alla periferia di Trento.

  • Il digiuno

La contestazione del progetto prevede anche il digiuno. Sono 200 le persone che a rotazione lo praticano. A loro si sono aggiunti anche i religiosi: in particolare i Comboniani, preti di montagna, sacerdoti di parrocchie e suore di clausura.

  • Hanno detto

Padre Gianni Nobili - missionario

Il digiuno per il termovalorizzatore equivale a quello per la pace e l’oppressione del nord contro il Sud del mondo. L’ho fatto venerdì, adesso raddoppio.

 

Padre Giovanni Esti - comboniano

Per un religioso non c’è nulla di osceno nella protesta spirituale contro un inceneritore. Il mio è un piccolo sforzo per un mondo migliore, l’impianto va nella direzione sbagliata.

 

 

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