La farsa del voto segreto

 

In questi giorni il centro-sinistra si sta stracciando le vesti per il voto segreto violato in Parlamento, dove occhiuti deputati-commissari del centro-destra vigilano sulla posizione delle dita dei colleghi, per evitare che impallinino la nuova legge elettorale.

Hanno ragione: se il voto deve essere segreto, affidato alla coscienza del singolo e non agli ordini dei partiti, tale deve rimanere.

Allora segnaliamo un analogo, anzi più vistoso caso di violazione, inopinatamente passato sotto silenzio.

Ci riferiamo alla votazione nel Consiglio comunale di Trento sull’inceneritore. Anche qui voto segreto richiesto dalla minoranza (questa volta di centro-destra) nell’ipotesi di qualche ripensamento nel segreto dell’urna da parte dei consiglieri di centro-sinistra, alcuni dei quali insofferenti ai diktat di Grisenti subìti da Pacher.

Solo che la cabina con l’urna, all’uopo piazzata nel centro dell’emiciclo, è stata disertata dai consiglieri del centro-sinistra. Motivo? Una singolare interpretazione del concetto di segretezza, secondo il quale il voto sarebbe segreto per chi vuole che sia tale; per cui il singolo consigliere, se vuole va a votare in cabina, ma se non vuole può esprimere il voto stando sul proprio seggio, facendolo vedere ai compagni. Bella trovata! Sarebbe come dire che un elettore, se vuole, può fare vedere agli scrutatori, ai parenti, agli amici, ai sottopancia dei boss, il proprio voto.

Ovviamente tutti i consiglieri del centro-sinistra hanno optato per votare stando sul seggio, e tutti hanno votato secondo le indicazioni del partito.

Bravi ragazzi, continuate così.

 

Ettore Paris

Questotrentino n° 17, 15 ottobre 2005

 

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