Perché no-Tav

 

Il Gruppo Abele si affianca, in queste difficili giornate, alle richieste dei comitati No Tav della Val Susa e degli amministratori: la politica deve ascoltare le tante voci che hanno motivato la mobilitazione in atto da anni nella Valle.

Alcuni mesi fa, su Narcomafie (il mensile edito dal Gruppo Abele) titolavamo «Certi treni è meglio perderli...». Credo che, oggi più che mai, sia importante ribadire questa posizione. Per dire questo ci siamo documentati, abbiamo letto le diverse posizioni, abbiamo ascoltato le tante «voci» di esperti e non, e alcuni di noi hanno partecipato alle riunioni e alle manifestazioni promosse nella valle. La gente della Val Susa, i sindaci e i presidenti delle Comunità montane che sono scesi in campo da anni per opporsi al progetto dell'Alta Velocità l'hanno sempre fatto in modo civile, argomentando l'opposizione al progetto e proponendo altre soluzioni meno dispendiose e meno dannose per l'ambiente e per la salute. Hanno documentato la dannosità dell'opera sul piano ambientale e i pericoli per la salute degli abitanti.

Hanno contestato la destinazione di ingenti risorse per un'opera nuova, invasiva e non risolutiva dei problemi dei trasporti a scapito del rimodernamento e della funzionalità della linea ferroviaria esistente. Per l'opera in questione si ipotizzano 15-20 miliardi di euro, senza ritorno economico (pagano i cittadini). Denaro che potrebbe essere utilizzato per interventi molto più importanti e capillari, come le energie rinnovabili, la sanità, la ricerca scientifica. E, soprattutto, per ammodernare la linea ferroviaria a doppio binario, che valica le Alpi dal tunnel del Frejus e che già attraversa la Val Susa. Le simulazioni dei tecnici dicono che la Tav potrebbe spostare solo l'1% del traffico attuale su gomma.

Inoltre le merci - il vero problema della Valle, a detta di tutti - non hanno bisogno di viaggiare ad alta velocità: un'ora in meno da Parigi a Torino cosa cambia rispetto ad oggi quando i container restano poi fermi per giorni nei magazzini di smistamento? Domande che restano ancora senza risposte convincenti. Eppure, alla luce di queste considerazioni il rapporto tra costi economici e ambientali e benefici ipotetici è fortemente sfavorevole alla Tav. E dovrebbe essere nell'interesse di chi propone l'opera dimostrare il contrario, argomentando le ragioni che inducono a scegliere la strada del nuovo traforo e confrontandole con le altre opzioni in campo. Fino ad oggi è accaduto esattamente il contrario: il progetto è andato avanti, senza valutare seriamente le ragioni portate da chi a questa opera si oppone.

Grandi opere: per chi? Investimento sul futuro: di chi?

Il progetto dell'Alta Velocità in Val Susa, come altri, meriterebbe perlomeno di essere sospeso per rivalutare tutto, con più attenzione di quanto non sia stato fatto finora: dall'effettiva utilità dell'opera, ai suoi impatti sull'ambiente e sulla salute degli abitanti della valle. Nessuno ha intenzione di tagliare fuori l'Italia dal sistema della mobilità europea, a maggior ragione da quella su ferro.

E nessuno è così superficiale da voler perdere finanziamenti per assecondare campanilismi privi di ragione. Bisogna allora parlarsi, discutere, valutare, ri-valutare. Per farlo serenamente riconosciamoci, reciprocamente, serietà di intenti e stabiliamo percorsi trasparenti, di analisi, di confronto e di decisione. Con una indispensabile premessa: l'immediata sospensione dei lavori. Le migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente il loro dissenso, sventolando bandiere bianche «no Tav», accanto a bandiere della pace, hanno diritto di essere rispettate e ascoltate.

Hanno bisogno, come tutti noi, di una politica che sappia promuovere davvero la partecipazione dei cittadini, disponibile a riconoscere i propri errori e a correggerli per tempo. Mi auguro, per tutti, che questa capacità di riflettere, di ragionare, di confrontarsi perché si possa prendere la decisione migliore, prevalga sugli interessi di chi vorrebbe forzare i tempi, per imporre le proprie scelte.

 

Luigi Ciotti

il Manifesto, 12 novembre 2005

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