L'articolo di Schmid

 

 

Gent.mo Signor Schmid,

Le scrivo per commentare il suo articolo uscito su l'Adige mercoledì 16 Novembre. Naturalmente la ringrazio e sono lusingato dei suoi complimenti. Sono molto felice che lo spettacolo le sia piaciuto.

Preparare Sloi Machine non è stato facile: il primo problema era trovare i motivi per cui un "foresto" come me (sono Veneziano di origine) potesse arrogarsi il diritto di raccontare una storia così dura e difficile, proprio ai Trentini che l’hanno vissuta in maniera così drammatica. I motivi li ho trovati proprio perché la vicenda della SLOI va ben oltre il territorio Trentino e si presenta come una vicenda "universale". La SLOI è un paradigma di quello che è accaduto in tante città d'Italia e del mondo, e di quello che continua a succedere.

Andare in scena al Teatro Sociale sabato e domenica scorsi è stata un'emozione fortissima. Non le nego che in molti momenti durante lo spettacolo riuscivo a sentire molto bene l'emozione delle centinaia di persone presenti, tutte unite nell'incredulità di quello che stavo raccontando: Trento come Bhopal? Come Seveso e molto di più?

Dopo lo spettacolo sono state veramente tante le persone che, nei camerini, in teatro, oppure fuori mi hanno confessato di avere provato un forte senso di vergogna, di rabbia e di paura per quello che è successo.

Durante lo spettacolo ho avuto modo di pensare (perché anche nella pazzia dello spettacolo si ha modo di pensare) come gli amministratori pubblici forse si sarebbero sentiti coinvolti e avrebbero provato un senso di responsabilità nei confronti dei cittadini. Il messaggio dello spettacolo è che la SLOI esiste ancora sotto spoglie diverse.

Fra dieci anni non sarà più il piombo tetraetile a spaventarci, ma forse la CO2, la deforestazione, la desertificazione, l'effetto serra, le PM10 o chissà cosa.

È stata una delusione sapere che le personalità pubbliche più di rilievo (mi riferisco a Dellai, Pacher e altri) non erano presenti. Mi sono detto: forse verranno alla replica di domenica. Domenica non sono venuti.

È possibile, ad onor del vero, che queste persone avessero altri impegni più importanti. Non sta a me conoscere i loro impegni o giudicare le loro scelte.

Eppure mi dispiace. Sarebbe stato bello aver condiviso questi momenti così intimi, così preziosi con coloro che guidano la nostra "barca".

È proprio in questi momenti di emozione collettiva che ci piacerebbe che i nostri "leader" fossero con noi. Dobbiamo fidarci di loro, ma a volte non sembra che viaggiamo sullo stesso mezzo: le cose che ci preoccupano sono molto concrete, non sembra così difficile porvi rimedio. Ma anche se così non fosse, forse i nostri amministratori pubblici dovrebbero dimostrare un po' più di compassione e di sensibilità nei confronti dei cittadini. Non credo che chiedere un po' di buona volontà, di onestà e di umiltà sia chiedere troppo.

Ma forse mi sbaglio.

Grazie e un forte abbraccio.

 

Andrea Brunello

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