LA DIOCESI, IN CONVEGNO A BORGO, SI INTERROGA SU MOBILITÀ E STILI DI VITA

Traffico, elogio della decrescita

 

 

Per gli economisti è il “fallimento del mito della crescita continua”, i fisici lo chiamano “punto di non ritorno”, i medici lo trattano ormai come un “agente patologico”, gli antropologi ironizzano sulla sua “componete liturgica”. E la Chiesa? Quella trentina, che non si era mai confrontata direttamente con il problema del traffico, scende in campo e lo fa con una giornata di approfondimento proposta il 21 ottobre scorso dall’Ufficio per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato a favore di operatori pastorali, amministratori e cittadini. Esplicito il titolo, “Viabilità e rispetto dell’ambiente”, così come la sede scelta per i lavori: Borgo, periferia eppure baricentro di una Valsugana che negli ultimi tre anni, sulla statale 47, ha visto lievitare del 41% il traffico pesante.

 

Rilanciamo il fattore “E”

“Non siamo qui per avanzare proposte di legge o per dire che alcuni progetti sono errati – ha subito chiarito l’arcivescovo Luigi Bressan (sintesi dell’intervento alle pagg. 1 e 38) – ma per riflettere noi stessi sui principi etici ed ascoltare eventualmente anche posizioni divergenti e di punta”.

“La mobilità riguarda quotidianamente tutti – rilancia don Rodolfo Pizzolli, delegato della Pastorale del lavoro - e le sue conseguenze sono talmente evidenti da sembrare inevitabili. Esse coinvolgono l’ambiente e la salute umana, le modalità di organizzazione del lavoro e quelle di produzione dell’energia, le scelte politiche e amministrative a tutti i livelli. Ha anche a che fare con gli stili di vita dei singoli e con i modelli di sviluppo delle collettività. Il problema è che in tutto ciò il fattore etico, cioè la valutazione critica sulla bontà delle scelte, per le persone e per le comunità, per il presente e il futuro, è talvolta lasciato in secondo piano e, più spesso, ignorato”.

E’ quindi sul piano etico, ripartendo dal fattore “E”, che la Chiesa trentina dice la sua in fatto di mobilità. Dando seguito all’incontro che l’11 novembre 2004 vide interrogarsi le diocesi “cugine” di Innsbruck e Bolzano-Bressanone.

 

La nostra? Una crescita insostenibile

“Di questo passo l’inquinamento da traffico nel 2010 aumenterà del 40% rispetto al 1990 anziché calare dell’8% come previsto dal Protocollo di Kyoto”. Lo denuncia l’europarlamentare verde Sepp Kusstatscher illustrando le politiche dell’Unione europea in fatto di mobilità. “Non sono mancate decisioni importanti – spiega Kusstatscher – come quelle che hanno bandito il piombo dalla benzina, lo zolfo nell’olio combustibile o hanno avviato la lotta alle polveri sottili, ma si sta facendo ancora troppo poco. Drastiche le soluzioni proposte dall’europarlamentare verde: molto ma molto più trasporto pubblico, ticket per l’accesso alle aree congestionate e principio della verità dei costi, spinto fino a comprendere le esternalità negative prodotte dalla mobilità (costi per la salute, scadente qualità della vita, danni ambientali, etc.).

Esplicito anche Walter Versini, medico del lavoro dell’Azienda sanitaria di Trento. “Se in Trentino, nel 2003, si fossero evitati livelli di PM10 superiori alle soglie consentite (50 µg/m3), avremmo avuto 10 morti in meno, oltre a 31 ricoveri per cause cardiovascolari e 13 per cause respiratorie”.

Altrettanto deciso Antonio Zecca, docente di fisica della materia all’Università di Trento: “La produzione mondiale di petrolio sta aumentando sempre più lentamente, raggiungerà l’apice tra pochi anni, diciamo tra il 2006 e il 2010, dopo di che inizierà a calare. Se consideriamo inoltre che entro il 2050 dovremmo ridurre le emissioni della metà rispetto ai valori odierni, si capisce come il mito della crescita continua non regga più. Perciò sono sballati tutti gli studi del tipo Business as usual, come quelli sull’A31 (Valdastico, ndr) che non tengono conto di un inevitabile cambio di scenario”.

 

Il traffico ci cambia la vita? Proviamo il contrario

Le suggestioni lanciate dall’antropologo Duccio Canestrini (“Quando i ricchi avevano l’auto era un avvenimento, da quando ce l’hanno i poveri è diventata una calamità”), assieme alla sua “apologia dell’automobile”, sono state riprese da Lorenzo Biagi, direttore de “La vita del Popolo” di Treviso in chiave teologica ed etica. Come a chiudere il cerchio con l’introduzione di Bressan. “La verità – ha sottolineato Biagi – è che l’economia, l’iper-profitto, hanno fatto fuori la politica come luogo delle responsabilità. Ad essa, solo ad essa, spetta il compito di fare una sintesi programmatica dei problemi e degli interventi in campo, per poi andare verso una decisione alla luce del bene comune”.

 

a cura di Davide Modena

Vita trentina, 30 ottobre 2005

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