Settanta docenti mobilitati: «Agli studenti non si può dire che i rifiuti basta bruciarli»
No all´inceneritore da licei e istituti tecnici
Insegnanti in digiuno contro l´impianto di Ischia Podetti


Si allunga la catena del digiuno, azione di sensibilizzazione contro l´inceneritore, sostenuta da Nimby e lo fa grazie all´apporto fornito da una delle categorie chiave della nostra società: quella degli insegnanti. Saranno oltre 70 gli appartenenti al corpo docente, ma c´è da giurarlo, con un po´ di passaparola il loro numero lieviterà, che dal primo dicembre si alterneranno nella prosecuzione della protesta. Alla base della scelta l´evidenza riscontrata in una «schizofrenia - inquadra l´argomento Simonetta Gabrielli di Nimby - riferibile all´impossibilità di portare fuori dall´aula scolastica quanto imparato. A cosa serve ragionare con i ragazzi di corretti comportamenti, rispetto dell´ambiente, rifiuti e materia quando poi mancano gli strumenti atti alla messa in pratica di tutto ciò?» «Nell´educare, la coerenza riveste un ruolo cardine: l´opera di informazione, cultura, educazione impartita viene meno se permane la scelta dell´inceneritore».

«Non basta educare, bisogna fornire un esempio – interviene Delia Valenti, insegnante di diritto e economia aziendale al Tambosi – e lo possiamo fare con un intervento che sopravvive al primo momento dello scandalo o della polemica; la catena si prolunga nel tempo continuando a chiedere di rivedere scelte prive di coraggio e lungimiranza, decisioni di comodo che alla fine pagano meno». «I ragazzi fanno laboratori sul riciclaggio, mettono in pratica la differenziata – prosegue Paola Ianes delle medie di Cognola – ma poi passa il messaggio che semplicemente si può bruciare». «Se non si è testimoni di quanto si dice – le fa eco Giovanna Giugni, docente di diritto ed economia politica al Tambosi – è inutile insegnare. Sconfiggiamo il falso mito di un Pil basato su valori consumistici; la vera ricchezza risiede nell´utilizzo consapevole di risorse limitate».Angela Falla, dell´Istituto comprensoriale Trento 4, si chiede «cosa succederà tra qualche decennio ed in presenza di un inceneritore alla nostra popolazione trentina, già oggi afflitta da un altissimo tasso di malati di cancro?» ed invita a diffidare di quanti propugnano come scelta di civiltà «un grande affare economico, che se ne infischia dell´ambiente e della salute delle persone». Chiude il giro di opinioni Maria Elena Ghezzi, docente di tedesco all´Itc: «Questo percorso di presa di coscienza va esportato dalla classe alla società, magari percorrendo strade già intraprese con successo da altri». La battuta finale spetta però a Simonetta Gabrielli: «Molti guardano alla Germania, dove in realtà gli inceneritori sono sovradimensionati grazie ad un´efficace politica che obbliga le industrie produttrici di imballaggi alla gestione degli stessi fino allo smaltimento. Il fatto è che l´inceneritore è una macchina rigida, che necessita, per funzionare, di prestabilite quantità di rifiuti da bruciare: ecco allora come a Trento la differenziata non potrebbe più crescere ed il totale di chili di rifiuti prodotti pro capite diminuire. E pensare che ad Aldeno (differenziata a quota 80%, percorso congiunto tra insegnanti, alunni e genitori) guarda tutta Italia come ad un modello da imitare».
A.B.

l'Adige, 27 novembre 2005

 

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