Fs e Ronchi: secco no al TAV

Secondo Dematté:

«Economicamente è un disastro e strategicamente non serve»

 

Doccia fredda (anzi gelata) ai promotori torinesi dell’Alta velocità in Val di Susa. Il presidente delle Ferrovie, ingegner Claudio Demattè: "Economicamente è un disastro. E poi, strategicamente non serve". E il rappresentante del ministro all’ambiente Edo Ronchi ha ribadito: "Per vent’anni non se ne parla. Meglio potenziare l’attuale linea, più che sufficiente". Insomma in due giorni il mondo subalpino economico che conta, dai vari Pininfarina, alle banche, Unione industriale, amministratori di Torino, Regione e Provincia, ed appaltatori diversi, sono giunti due schiaffi. Sonori. Che invece hanno fatto gongolare di soddisfazione i sindaci della Val Susa ed gli oppositori a questo progetto, che (secondo loro) sarebbe devastante per decine di comuni della valle e della cintura torinese, con una spesa elevatissima: 20-25 mila miliardi. E domenica la Rai di Torino - su questo argomento - non ha concesso spazio al presidente della Comunità montana, Antonio Ferrentino.

Devono essere in qualche modo sobbalzati sulla poltrona venerdì scorso i presenti all’Unione industriale al convegno indetto da Sergio Pininfarina, presidente del comitato Alta velocità o capacità "Transpadania", allestito per sollecitare l’apertura dei cantieri già nella prossima primavera, appena la società Alpetunnel ha terminato le ipotesi progettuali sul maxi-traforo sotto il Moncenisio: due gallerie più (di fatto altre due) per i tunnel di soccorso e la stazione sotterranea nel cuore della montagna.

Ed è stato il presidente delle Ferrovie a bocciare personalmente questa nuova linea ferroviaria in valle: "La nostra azienda non considera strategica la Torino-Lione. Attualmente la produttività della Torino-Modane-Chambery non è sfruttata. Quindi è impensabile investire 65 miliardi al chilometro senza alcun ritorno all’azienda. Con la chiusura del tunnel del Monte Bianco abbiamo potenziato i treni merci in valle di Susa per la Francia, abbassando anche i prezzi del 25 per cento. Su 50 convogli ne abbiamo riempito due. Si preferisce trasportare le merci sui camion". Sergio Pininfarina ha commentato: "Dove andrebbe costruito il tunnel, Dematté dice che non và. Poi viceversa lo vorrebbe fare dove non c’è il cantiere".

La dichiarazione del presidente delle Ferrovie è apparsa inequivocabile, ed è suonata a mo’ di Requiem per questo progetto ultramiliardario. L’assessore regionale ai trasporti William Casoni: "Il ministro competente è Tiziano Treu, diretto superiore di Dematté. Entrambi appartengono al centrosinistra. Perché non si prende un provvedimento per ridurre il traffico su gomma?". Il presidente della giunta regionale Enzo Ghigo ha perso un po’ della sua calma: "Non vogliamo essere penalizzati perché abbiamo le carte in regola. La Torino-Lione è una struttura di fondamentale importanza per l’Italia. Quella di Dematté è una valutazione superficiale e miope. Non vorrei che venissero spostate risorse finanziare verso altre zone".

E domenica al convegno internazionale indetto dai Verdi europei su "Le Alpi prendono il treno” (presente una folta delegazione di sindaci ed amministratori della valle) svoltosi a Torino, gli ambientalisti italo-francesi hanno preso il treno. Ma non quello ad alta velocità o capacità. Quindi - secondo la loro opinione - "i fondi disponibili devono servire a migliorare le linee ferroviarie esistenti e non concentrare risorse su di una linea di grande traffico. Ormai il traffico stradale attraverso le Alpi è insostenibile".

Molte le tesi sostenute al convegno. Il sindaco di Torino Valentino Castellani ha ribadito "la necessità prioritaria di una linea con Lione, per lo sviluppo futuro piemontese", suscitando dissensi da parte dei valsusini, i quali hanno pure contestato le affermazioni dell’assessore provinciale Franco Campia: "Occorrono subito i dati di Alpetunnel per avviare al più presto la fase progettuale indispensabile per il tunnel". Invece l’assessore provinciale Valter Giuliano (verdi) ha detto: "Prima parlavano di 50 mila posti di lavoro: poi 5-6 mila. Ora si scopre che l’alta velocità sta diventando un affare giudiziario. Sarà un incidente di percorso o c’è dell’alta voracità?". Il sindaco di Villarfocchiardo, Emilio Chiaberto: "Non siamo d’accordo sulla Torino-Lione. Occorre ammodernare la linea attuale, per ridurre i passaggi dei Tir. Un tunnel sul nostro comune sarebbe una disastro ambientale e turistico".

Poi l’incidente con la Rai. Il presidente della Comunità montana bassa valle, Antonio Ferrentino, ha chiesto di esprimere la sua opinione come rappresentante dei 25 sindaci: "Mi sono sentito rispondere che non c’era più spazio: questo è boicottaggio". L’episodio ha suscitato la riprovazione dei presenti, italiani e francesi. Ferrentino ha quindi esposto alla platea i motivi dell’opposizione, raccogliendo consensi: "Il prefetto mi ha assicurato che come amministratori della valle saremo anche noi al tavolo delle discussioni. Gli atteggiamenti di Pininfarina sono rozzi e sicuramente non è un illuminato. Anzi". Silvio Viale capogruppo dei Verdi in comune a Torino: "Occorre ridurre il passaggio dei Tir. Per la Val Susa potrebbe essere utile un traforo ferroviario sotto il Monginevro". Maria Teresa Rioli di Italia Nostra: "Occorre serietà da parte della Rai e dei giornali nell’informazione dei problemi della Val Susa". Ed il comitato antiolimpiadi ha innalzato cartelli di protesta. Infine Giorgio Celli, scienziato, padre storico degli ambientalisti: "No, grazie. La Torino-Lione non serve e sarà devastante per la Val Susa e dintorni".

 

Giuliano Dolfini

www.lunanuova.it n° 92, 14 dicembre 1999

 

 

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