La Bassa va in città

Cronaca della manifestazione contro la centrale a Offlaga - Brescia

 

E’ un sabato mattino tranquillo a Brescia, l’ingorgato traffico dei giorni lavorativi è in pausa e il freddo vento mattutino ha spazzato l’umidità dei giorni scorsi, lasciando il cielo terso a scontornare il profilo dei monti innevati. Un sabato che precede il Natale, la gente imbacuccata in sciarpe e cappotti passeggia tra i negozi luccicanti in cerca di regali o a far compere per i cenoni delle feste imminenti.

Un lungo rombo di motori scuote l’aria tranquilla della giornata prefestiva: è il frastuono di una lunga fila di trattori, uno coda all’altro, seguito da una moltitudine di persone di tutte le età, nonni con i nipoti, madri e figli, ragazzi, studenti, agricoltori e gente, tanta gente a paralizzare per una mattinata la città.

E’ la gente della Bassa venuta a far sentire la sua voce, a chiedere di essere ascoltata, a difendere i propri diritti. Sono usciti dalla nebbia, dal silenzio contadino, schivo e abituato a sopportare fatiche e disagi, a dissodare la terra con duro lavoro e aspettare con ansia ogni anno il raccolto, gente disposta a “tirar la cinghia” se c’è bisogno, ma ora si sono stancati di stare a guardare la loro terra, feconda e generosa, venire oltraggiata dal cemento, capannoni, strade e ora da una megacentrale che metterebbe in serio pericolo i frutti del lavoro e la salute delle loro famiglie.

Sono stanchi di stare in silenzio mentre alla Bassa viene chiesto di vendere l’anima a pezzetti come fosse una prostituta. Così sono andati in città, sono arrivati chiassosi con i loro trattori rombanti, hanno lasciato per una mattina le stalle e i campi, portano ancora sul volto l’alone lasciato dal sole estivo, testimone del loro lavoro, della fatica di coltivare la terra, di essere contadini per vocazione e per esigenza, della difficoltà di adattare un’attività vecchia come l’uomo alla realtà e alla richieste del mercato.

Hanno le spalle grandi loro, i contadini, con instancabile parsimonia hanno sopportato insidiosi attacchi al loro lavoro: dalle quote latte, decise a tavolino da qualche burocrate europeo, alle malattie più impensabili che negli ultimi anni hanno seriamente intaccato il mondo e l’economia agricola.

La Bassa va in città, la lunga fila dei manifestanti, pacifici e decisi a far rispettare i loro diritti si sono dati appuntamento dinnanzi alla sede della ASM, poi il corteo è sfilato simbolicamente per le vie cittadine, mentre in loro rappresentanza quarantadue sindaci e una delegazione dei cittadini è andato a esporre le proprie ragioni al palazzo comunale del Broletto, accolti dal sindaco di Brescia; come si sa amministrazione comunale e ASM fanno parte della cordata pro-centrale.

Il “NO ALLA CENTRALE DI OFFLAGA” era già stato espresso da un referendum popolare, la gente della bassa ha inoltre costituito un comitato con il compito di coadiuvare le iniziative e informare i cittadini sugli sviluppi della nodosa vicenda; a sostegno si sono aggiunti strada facendo una lista infinita di associazioni ambientaliste e di volontariato, la diocesi di Brescia e l’appoggio di tutte le amministrazioni comunali dell’area interessata, ma sembra che questo non basti a dissuadere gli “investitori”.

La gente della Bassa è seriamente preoccupata, un agricoltore appena sceso dal trattore, durante una sosta della manifestazione, mi dice che stava convertendo i suoi campi in agricoltura biologica e mi mostra dei dati che provengono dall’università di Bologna rilevati da una centrale con la stessa potenza di quella in progetto a Offlaga (800 mw), le tonnellate annue emesse di PM10, CO, polveri ultrasottili e altri veleni sono impressionanti - Sono preoccupato per i miei campi, i miei prodotti, il mio futuro legato alla terra, ma soprattutto per i polmoni dei miei figli ! -

La Bassa questa volta è uscita dalla nebbia, è andata in città, non è disponibile a svendere la sua terra, la sua tradizione contadina nel nome di un progresso scellerato.

 

Valerio Gardoni

da www.popolis.it, 18 dicembre 2005

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