Ieri la protesta in città contro la centrale di Offlaga, una delegazione di amministratori da Corsini
«Decidono la Regione e il Governo»
Il sindaco di Brescia precisa le competenze sulla questione

 

Ieri mattina, la delegazione dei sindaci della Bassa in Loggia, venuta in città per manifestare contro la Centrale di Offlaga, stava sui banchi verso via San Faustino, il sindaco Paolo Corsini, il vicesindaco Luigi Morgano, il Capo dell’Ufficio di Gabinetto, Beppe Joannes, stavano di fronte, in posizione conversativa.

La grande sala del Consiglio allungava ulteriormente una tensione già molto controllata. Sparsi e presenti, l’assessore Claudio Bragaglio e il consigliere provinciale Aldo Rebecchi. Nessuno si è illuso di convincere l’altro sulle proprie ragioni. Ma in democrazia ogni movimento provoca mutamenti, magari non subitanei, visibili alla fine del percorso. Corsini ha detto chiaro che non chiederà all’Asm di ritirare la domanda per la costruzione della centrale di Offlaga: «Non è di mia competenza. Tocca alla Regione esprimere un parere non solo tecnico, ma anche politico, visto che c’è un documento firmato da Formigoni in cui si individuano le centrali di Offlaga e le altre in Lombardia. La Regione esprime un parere e poi spetta al Consiglio dei ministri. Avete sbagliato indirizzo».

L’indirizzo è Milano ed è Roma. La delegazione dei sindaci della Bassa, portavoce il primo cittadino di San Paolo, Fausto Gardoni e di Offlaga, Attilio Arenghi, con gli interventi del sindaco di Manerbio, Cesare Trebeschi e di Dello, Giovanni Pigolotti, accanto i sindaci di Pompiano Mariangela Marinoni, il vicesindaco di Gottolengo, Fabio Losio, il sindaco di Gambara, Roberto Arturi Giancarlo Lang assessore di Ghedi, Dionigi Tortelli sindaco di Longhena, Vito Lussignoli vicesindaco di Barbariga, Elio Bertoletti, sindaco di Villachiara, hanno chiesto al sindaco di Brescia di mettersi al loro fianco nel difendere il territorio della Bassa bresciana, di dire al presidente dell’Asm di ritirare la domanda e di ricordarsi quanto aveva promesso in un’assemblea pubblica, di rispettare l’esito del referendum, che c’è stato e ha detto no, ampiamente, alla centrale.

I toni del sindaco Corsini si sono fatti duri sul tema della responsabilità e della competenza: «Questa non è la centrale di Corsini e di Morgano, come ha detto, demenzialmente, la coordinatrice di Forza Italia, Mariastella Gelmini; questa è la centrale su cui dovrà dire sì o no la Regione e il Governo. Ricordo inoltre che gli industriali bresciani, sentiti in commissione provinciale, i quali rappresentano l’80% della società richiedente rispetto al 20% dell’Asm, hanno dichiarato che andranno avanti, indipendentemente dal fatto che l’Asm si ritiri o meno. Dunque, è meglio che l’Asm si ritiri oppure che stia lì dove è a offrire garanzie di serietà e di competenza?».

Corsini indica altri indirizzi per decidere la partita sulla centrale di Offlaga: Milano e Roma, la Regione e il Consiglio dei ministri. I sindaci rispondono che sì, terranno sotto tiro Milano e Roma, ma che lui rammenti - questo è stato il verbo del sindaco di Manerbio, Trebeschi "rammentare" - al presidente dell’Asm la promessa fatta ai cittadini della Bassa. Il vicesindaco Morgano ha ribadito le ragioni del Comune di Brescia, intrattenendo, ulteriormente, i sindaci della Bassa. C’è stata compostezza, c’è stato stile. Non è poco. Posizioni, comunque, immutate. Era scontato, via.

I sindaci della Bassa, alla fine, sotto il porticato della Loggia, hanno espresso lo spirito dei resistenti: «A Natale siamo più buoni, ma la centrale non la vogliamo. E lo diciamo anche a Natale».

I trattori stavano giù, alla sede dell’Asm in via Lamarmora, davanti al Pirellino regionale di via Dalmazia. Molte le biciclette. Si è partiti con meno 2 sotto zero, cielo di sole e di freddo cane. Dov’era la politica dei partiti, in questo sabato freddo di clima molto temperato di spese natalizie? Era lì, poca e infreddolita. C’era Guido Galperti per la Margherita, c’erano Osvaldo Squassina e Mirko Lombardi per Rifondazione Comunista, c’erano Arturo Squassina e Leone Orizio per i Ds, Paolo Mori dei Verdi.

E c’erano le 20 auto portate dietro dalla vicesegretaria nazionale del Partito della Democrazia Cristiana, Giovanna Prandini. Non omonima, ma figlia dell’ex ministro bresciano. Pare, nessun altro.

 

Tonino Zana

Giornale di Brescia, 18 dicembre 2005

 

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