Nel giorno della protesta in città il presidente Asm ribadisce la strategia della Spa sull’impianto di Offlaga

Capra: di quella centrale c’è bisogno

«È indispensabile per l’economia bresciana. Se via Lamarmora si ritira, la faranno altri»

 

Oggi, i sindaci della Bassa, i Comitati ambientalisti suoneranno alle porte di Brescia, al Pirellino della rappresentanza regionale in via Dalmazia, in Loggia dal sindaco Corsini. Suoneranno al campanello dell’Asm, in via Lamarmora.

Alla vigilia di una giornata intensa, abbiamo sentito il presidente dell’Asm, Renzo Capra. Gli abbiamo chiesto di dire, soprattutto oggi, nel momento della manifestazione popolare contro la centrale di Offlaga, il parere dell’Asm, le ragioni di una posizione confliggente con il referendum della comunità offlaghese.

Presidente, proprio a proposito di quel referendum, lei disse che avrebbe tenuto conto del parere popolare.

«Io sono rispettoso del parere popolare. In verità, allora ci fu una forzatura giornalistica, io non dissi che avrei ritirato la domanda se il referendum avesse vinto. Dissi che volevo il bene dei bresciani».

Su tale questione, per lei presidente, quale è il bene dei bre- sciani?

«La centrale è nell’interesse dei bresciani, della economia bresciana, di un’industria siderurgica tra le migliori del mondo. Se domani essa potrà continuare a battere perfino le produzioni dei cinesi, lo potrà fare grazie al costo competitivo dell’energia. Noi, come Asm dobbiamo competere sul territorio a favore dei bresciani. In assenza di impianti del genere rischiamo black out, rischiamo la sicurezza complessiva della comunità».

Serve tutta questa energia?

«In questi anni, il consumo industriale e domestico è aumentato. Per fare un esempio minimo, 30 milioni di telefonini consumano 10 watt ciascuno. Allora: o si cambia il sistema mondiale o si deve vivere al meglio nel mondo che ci siamo dati di vivere».

Presidente Capra, sindaci e Comitati lamentano il pericolo di un inquinamento ambientale.

«Per la centrale di Offlaga si brucia solo metano, non si usa acqua, si possono ridurre al meglio le emissioni. La zona è adeguata. Dopo 41 anni di lavoro nel settore io chiedo di poter essere creduto. Ripeto, il mondo domestico e industriale continua a consumare energia, a richiedere acciaio, noi dobbiamo fare centrali che non inquinano. Io non esprimo desideri, sono un operatore e debbo vivere nel mondo in cui opero. Se noi ci ritiriamo, vanno avanti le industrie private, la centrale la faranno le industrie private».

È sicuro di questo?

«Gli industriali bresciani lo hanno dichiarato alla commissione della Provincia: se l’Asm fa un passo indietro, noi andiamo avanti, comunque. A questo punto chiedo: l’Asm è meglio che ci sia oppure no? L’ambito istituzionale dell’Asm, la sua esperienza, ha un significato in tale contesto oppure il problema è indifferente? Io vivo a Brescia, la mia faccia è a Brescia non a Londra o a Parigi. Sarò pure una garanzia, sarà conveniente per me stesso che lo sia. O no!?».

Una parte del mondo ecclesiastico ha manifestato contrarietà sulla centrale di Offlaga. Cosa ne pensa di queste posizioni?

«Conosco e stimo don Gabriele Scalmana, responsabile diocesano della Pastorale dell’ambiente. Ho conosciuto i parroci di Offlaga. Li ho incontrati. L’incontro è stato dialettico. Io non ho convinto loro e loro non hanno convinto me. Rimane il rispetto reciproco. Sarà brutta da dire così, ma non possiamo avere la moglie ubriaca e la botte piena. Non possiamo pretendere di avere l’energia che consumiamo nelle nostre case, nelle nostre industrie, nei nostri negozi e poi dire dei no che si riferiscono ad un altro mondo. Che non c’è».

 

Tonino Zana

Giornale di Brescia, 17 dicembre 2005

 

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