L’incenerimento del diritto alla salute

 

Nella quasi totalità delle vicende legate alla realizzazione delle cosiddette grandi opere fa da costante la mancanza di contraddittorio tra i sostenitori della necessità della loro realizzazione e chi invece pone interrogativi per la salute e la salvaguardia del territorio, nonché sulla loro reale utilità. Si assiste ovunque a Valutazioni sugli impatti ambientali e sanitari confezionati sulle esigenze speculative della committenza che ha già deciso sulla sua realizzazione. E nei casi in cui la tracotanza spadroneggia manco a quelle. Le grandi opere diventano così sinonimo di gravi carenze procedurali, grandi bugie ed inganni. Si tratta di vere e proprie prevaricazioni senza alcuna possibilità di confronto, indegni “percorsi” di democrazia allargata o di condivisione su temi che attengono alla vivibilità-vitalità della nostra salute e del nostro ambiente.

E’ dalla fine del secolo scorso che alcuni cittadini avvertivano la necessità di una limpida presenza in opposizione al progetto dell’inceneritore a servizio del Trentino. I numerosi incontri e riunioni sul tema a cui avevano partecipato e i numerosi contatti con altre realtà nazionali, avevano dato loro la possibilità di tastare il terreno, di conoscere e capire quali fossero in concreto gli orientamenti e le possibilità per affrontare la questione rifiuti, dunque l’effettiva disponibilità ad un costruttivo dissenso.

Le premesse politiche dell’operazione speculativa trentina sui rifiuti sono riassumibili in alcuni passaggi cruciali della cronaca. Ne è sintesi quanto riportato da Franco Gottardi su l’Adige del 31 maggio 2002 sotto il titolo: “Un patto a tre per fare l’inceneritore”, dove venivano palesate le premesse del patto parasociale sottoscritto il 7 settembre 2001: “… Comune di Trento, Comune di Rovereto e Asm Brescia Spa concordano nel ritenere necessario compiere tutte le opportune attività per consentire il futuro sviluppo della Trentino Servizi e in particolare per consentire che quest’ultima partecipi, nelle forme tecniche che verranno stabilite, ad alcune iniziative locali tra cui la realizzazione del termoutilizzatore dei rifiuti solidi urbani e dell’impianto di teleriscaldamento di Trento…”. La fotografia che accompagna l’articolo mostra il presidente di Asm ing. Capra sorridente mentre i sindaci Maffei di Rovereto e Pacher di Trento firmano il patto. L’accordo era naturalmente stato preparato e pianificato nei minimi dettagli, divenuto Contratto dopo le mezze dichiarazioni e le smentite delle settimane precedenti del sindaco Pacher. Era stata ufficializzata l’”assunzione” del partner tecnologico Asm che diventava il soggetto forte dell’operazione. L’obiettivo era di realizzare un inceneritore (e non di affrontare il problema rifiuti) chiamato impropriamente, qui come altrove, “termovalorizzatore”. Altrettanto strumentalmente “valorizzato” mediante la remota antieconomica ed improponibile prospettiva del teleriscaldamento, impraticabile per Trento e/o il sobborgo di Gardolo.

L’intervento di Gottardi iniziava così: “La realizzazione di un inceneritore di rifiuti è uno dei capisaldi dell’accordo che ha fatto entrare la Asm Brescia nella compagine sociale di Trentino Servizi…” e proseguiva “… Il problema è che, oggi che si è riaperto il dibattito sulla raccolta dei rifiuti e l’impianto di smaltimento finale, questo impegno diventa un macigno, un elemento fortemente condizionante”, e poi “Insomma, di fronte a una società che per entrare a certe condizioni in Trentino Servizi ha sborsato più di 50 milioni di euro, è evidente che la posizione del sindaco e della giunta comunale è quantomeno imbarazzante”, proseguendo “I patti furono siglati oltre un anno dopo il via libera del consiglio comunale alla realizzazione di un impianto di smaltimento a Ischia Podetti. Sono perciò tutto sommato coerenti con quell’indirizzo. Ma mentre le scelte politiche, di fronte a novità legislative o tecniche o semplicemente ad una maggior consapevolezza dell’opinione pubblica, possono essere sempre ridiscusse e cambiate, gli impegni economici e societari pongono vincoli diversi e forse anche maggiori...”.

Decisione politica che nasce dunque da un patto iniquo e prevaricatore entro le cui maglie quella politica si trincera nell'accanimento anche della difesa dell'assurda e anacronistica localizzazione di Ischia Podetti che nessun esperto, se non quelli incaricati da Trentino Servizi e Provincia, ha ancora avuto l'ardire di difendere (ma si deve aggiungere che non c’è luogo al mondo adatto ad ospitare un inceneritore). Quel patto che ha visto il Comune di Trento regalare una cospicua fetta di vivibilità, di immagine e di futuro in cambio di altro genere di investimenti. Qualsiasi ragionamento, o contributo contrario, non poteva non prescindere da queste premesse. Era del tutto casuale che, all’interno della locale partita energetica, ci fosse di mezzo il rifiuto, quale combustibile. Ciò che doveva contare era l’ottenimento del fine, cioè la concretizzazione delle note propensioni speculative di Asm Brescia chiamata in “soccorso” di Trentino Servizi e portata quale esempio.

Quei cittadini erano scettici anche su talune prese di posizione apparentemente critiche, insostenibilmente a difesa di quella “bioessiccazione” (fase di pretrattamento del rifiuto, sovente confusamente indifferenziato, che investe soprattutto sull’essiccazione della parte umida) che si era capito non essere antitetica alla prospettiva del camino di Ischia Podetti, località a 5 km da piazza Duomo, ora sede di una mega discarica, semmai palesemente complementare. Che cosa hanno prodotto, attraverso apparenti contrapposizioni, è sotto gli occhi di tutti: solo un illusorio ridimensionamento (i trucchi sulla girandola dei numeri che vede tuttora la non definizione del dato sul potere calorifico inferiore del rifiuto destinato all’incenerimento) della capacità di smaltimento dell’impianto. In realtà la discrezionalità sulle sue effettive potenzialità era, è e dovrà rimanere nelle mani di chi sta gestendo l’operazione.

Si giunse così, dopo i numerosi rinvii dell’estate, al referendum comunale del 30 novembre 2003 che, boicottato dalla maggioranza di centro-sinistra con espliciti inviti al non voto, causa dell’ennesimo mancato raggiungimento del quorum, venne rapidamente archiviato. E’ infatti di cinque giorni dopo, il 5 dicembre 2003, la delibera n° 3083 della giunta provinciale che “… esprimeva valutazione positiva in ordine alla compatibilità ambientale del progetto denominato “Impianto a tecnologia integrata per il trattamento dei rifiuti della Provincia di Trento”, nel Comune di Trento, per quanto attiene agli aspetti legati alle tecnologie impiegate e alla localizzazione…”. L’estenuante partita veniva messa da parte; i passaggi della politica sembravano aver sedato ogni voce critica, compresi quei 19.116 cittadini (pari all’81.37% dei votanti) che avevano detto “no all’inceneritore”.

Di qui la necessità di dar voce a chi da sempre ha ritenuto ingiusto e sbagliato insistere nell’adeguarsi alle volontà di una politica sempre più lontana dalle reali esigenze della cittadinanza. Scelsero di chiamarsi Nimby (acronimo dall’inglese Not In My Back Yard) trentino che significa “Non nel mio Giardino trentino” prendendo spunto da quanto scrisse Barry Commoner nel suo libro “Far pace col pianeta”, una trentina di anni or sono: “A motivare l’opposizione del pubblico agli inceneritori non è stata la preoccupazione per la santità del proprio cortile, ma piuttosto la qualità dell’ambiente che gli oppositori condividono con il resto della società; e quindi si tratta di una preoccupazione non solo personale, ma anche e soprattutto sociale.” Questa consapevolezza crebbe nei mesi successivi dell’inverno, durante i quali si infittirono gli incontri, diventando presenza pubblica il 13 marzo 2004 quando, nel corso di una partecipata conferenza stampa, vennero annunciati ufficialmentenascita ed obiettivi.

Il significato di questa nuova presenza di liberi cittadini è da ascriversi in primo luogo alla necessità di denunciare il “metodo” della politica nell’operare scelte ad alto impatto sulla salute e sull’ambiente senza considerare i pareri e le necessità della popolazione (anche di questo dovrebbe tener conto la Valutazione di impatto ambientale). Tutte le decisioni politiche, infatti, hanno dato per acquisito e scontato che la sola liceità del voto conferita dal cittadino al politico eletto lo esentasse da alcun confronto o contraddittorio, una sorta di delega in bianco. Nimby trentino, a cui è tuttora negato il confronto, si chiede per quali ragioni tutto ciò non debba accadere in una provincia, che si vanta d’essere all’avanguardia sia nel campo della politica come in quello della cultura. Attenta, da una parte a valorizzare le prerogative dello strumento dell’autonomia, dall’altro poco propensa a diventare “laboratorio” con uno sguardo rivolto all’Europa.

I cittadini di Nimby trentino si pongono preliminarmente in questi termini nei confronti dell’operazione inceneritore, rilevandone la mancanza di “metodo” assunto a “sistema”, imposto senza alcuna possibilità di replica e approfondimenti. Che la strada fosse in salita era ovviamente nella consapevolezza di quei cittadini, così come dei tanti trentini che, spesso, in occasione di decisioni importanti per il futuro e la vivibilità di questo territorio, si sentono sudditi anziché soggetti, esclusi da qualsiasi possibilità di portare il proprio contributo. La complessa questione rifiuto è infatti una, tra le tante, che richiede e impone ampia collaborazione e condivisione. Far credere che la sola tecnologia dell’incenerimento possa portarci fuori dall’emergenza rifiuto, rimane strumentale prospettiva soltanto funzionale a chi ha già investito prefigurandosi consistenti utili di bilancio.

 

21 MARZO 2004 INIZIA LA CATENA DEL DIGIUNO ALLA QUALE PARTECIPANO CENTINAIA DI PERSONE E, FRA ESSE, ANCHE I RELIGIOSI

A fare da sfondo a questa nuova presenza della società civile, Nimby trentino ha ritenuto di dover investire energie e impegno personale, che esulasse dalle presenze “convenzionali” in opposizione, nell’iniziativa della “Catena del digiuno”. E’ una staffetta portata avanti ininterrottamente dal 21 marzo 2004 - primo giorno di una nuova primavera - in cui si alternano quei trentini che vogliono così testimoniare il loro dissenso. Da quel giorno viene quotidianamente inviato tramite mail lo stesso comunicato ai rappresentanti della pubblica amministrazione, e all’Arcivescovo, in cui si chiede di cancellare il progetto dell’inceneritore dando l’avvio a politiche sui rifiuti, del tutto praticabili, che sappiano realmente affrontarne le criticità, nuove e pregresse. La scelta del digiuno impegna il cittadino in prima persona, lo educa nella consapevolezza di fare il possibile per impedire questa ulteriore inutile offesa alla natura e agli uomini. E’ una civile forma di resistenza, vissuta in prima persona da chi sente il dovere di dimostrare la contrarietà ad un'opera violenta qual’è l'inceneritore, ritenuta la negazione di un effettivo responsabile approccio alla articolata questione dei rifiuti. Chi sceglie di digiunare, mentre si impegna a offrire qualcosa di personale, al fine del bene comune, si augura che il suo sentire possa diventare altro sentire in chi ricopre incarichi di responsabilità pubblica nei confronti della collettività. Nel corso dei 560 giorni sinora trascorsi si sono avvicendati fianco a fianco circa duecento cittadini, ai quali si sono aggiunti nel mese del settembre 2005 undici religiosi. La loro presenza vorrebbe stimolare anche dentro la Chiesa una più approfondita riflessione sulla necessità di farsi promotori attivi di una rinnovata coscienza critica per l’effettiva tutela dell’ambiente, inteso come bene da rispettare e preservare per i nostri figli. E la questione rifiuto investe l’etica comportamentale per quanto riguarda un’attenta considerazione sia degli uomini che delle cose, “prodotto” degli uomini, nonché del rapporto nord/sud e conseguenti guerre di “civiltà”.

La catena del digiuno è humus su cui cresce quotidianamente nuova vita. Il cittadino, attraverso la sua testimonianza discreta e silenziosa, contribuisce a far crescere in sé, e intornoa sé, la consapevolezza che esiste e deve esistere un altro modo per (meglio) trattare i nostri rifiuti, che “un altro mondo è possibile”. Assieme si procede nel lavoro di (in)formazione della cittadinanza (e della politica) per approfondimenti sui rischi, sulla pochezza della pigra scelta dell’incenerimento, sulla sua imposta ineluttabilità. Il digiuno ci chiama e ci scuote sulla necessità di lavorare invece per una efficace collaborazione alla risoluzione dell’articolato problema rifiuti affrontandone veramente ogni criticità, a investire soprattutto sulla presenza e sull’impegno dei molti cittadini, affinché si facciano parte viva, con nuovo spirito e lungimiranza, altro rispetto per la salute, per il Trentino e per il pianeta.

Il sito www.ecceterra.org, voluto da Nimby trentino, associazione onlus dal novembre 2004, è strumento di conoscenza per chi non ha ancora avuto la possibilità di comprendere quale sia l’effettiva portata della posta in gioco. Così come, tra i tanti momenti ed iniziative intraprese, sono stati organizzati svariati seminari e convegni che hanno visto finora la presenza di una ventina di relatori. Il filo comune che lega le iniziative dell’associazione è quello della necessità dell’informazione e della consapevolezza che sappiano coinvolgere e portare stimoli al dibattito e al confronto, ad oggi non ancoraallargato.

 

DISINFORMAZIONE E MINIMIZZAZIONE DEI RISCHI PER LA SALUTE PUBBLICA

Permane profonda disinformazione (anche)  sulla questione sanitaria-epidemiologica che è semplicisticamente oscurata, irresponsabilmente archiviata come irrilevante. Proprio mentre è evidente, anche tra i non addetti ai lavori, che è la combinazione della molteplicità degli inquinanti, vecchi e nuovi, uno dei problemi maggiori da affrontare e di competenza di negati approfondimenti epidemiologici. E’ un’altra anomalia di questa storia trentina; di epidemiologi infatti qui non c'è traccia.

Si preferisce continuare a minimizzare, pure accusando di egoismo i sempre più numerosi “giardinieri” di Nimby trentino, imbrogliando e illudendo la gente, facendole credere, tra le tante irresponsabili leggerezze e omissioni, che gli elevati e svariati costi dell'inceneritore dovrebbero essere considerati come un atto dovuto. Ma per quelli, di molto inferiori, per attuare serie politiche di gestione dei rifiuti ci si trincera dietro la scusa della scarsità di risorse. Si rinvia al domani ciò che si può fare subito (e secondo una seria pianificazione) continuando a investire sui funzionali riferimenti alle emergenze, ripetutamente e stancamente dipinte come ineluttabili. Peggio ancora sull’altra grande illusione e menzogna secondo cui con gli inceneritori sparirebbero le discariche. Sui costi effettivi in carico al cittadino "modernizzato" dall'inceneritore non se ne sa nulla; nemmeno una tabellina in cui sia elaborata una comparazione tra un metodo intelligente di gestione dei rifiuti e quello arcaico dell'incenerimento.

E' una storia talmente poco edificante che se la si raccontasse a dei marziani non ci crederebbero. Ma nemmeno ci crede la quasi totalità della politica trentina, sempre più costretta su una decisione imposta da una ristretta “scuola” trentina. Alla quale troppa politica sembrerebbe preferire pigramente e convenientemente adeguarsi. Ed è questo l'aspetto più preoccupante.

 

Adriano Rizzoli

NIMBY trentino

 

Medicina Democratica, n° 159-161, gennaio-giugno 2005

 

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